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La via dei sacramenti: introduzione
Di Lowe Feuerspucker il 24-01-2017 - Sacramenti

Premesse

Ciò che a noi singolarmente, ma anche a tutti i collaboratori di questo sito preme fare è rendere fruibile al maggior numero di persone una certa quantità di nozioni base per una corretta vita cristiana secondo gli insegnamenti cattolici, proponendo spesso esempi e domande frequenti, cui associare fedeli e corrette interpretazioni e risposte. Di qui alle «prossime puntate» sarà nostra premura spiegare i sacramenti – eccetto il matrimonio e l’ordine che richiederanno trattazioni più complesse e fini – a partire dal testo del Codice di Diritto Canonico del 1983, attualmente vigente. Non si tratta in verità di un vero e proprio «spiegare», perché il nostro lavoro consisterà nell’esporre via via le questioni sull’accesso ai sacramenti, la prassi usuale dei sacramenti, utili consigli pastorali ed errori da evitare, a partire da qualche nozione di base sul sacramento trattato. Sarà una serie di pubblicazioni destinate per lo più a ministri, presbiteri, catechisti, perché più facilmente a contatto con la realtà sacramentale e spesso con un ruolo attivo; ma riteniamo allo stesso tempo che chiunque dovrebbe – e quindi può – approfondire le proprie conoscenze in tema di teologia sacramentaria. Come detto non si tratterà di esposizioni catechetiche, ma di conclusioni tratte a partire da queste, per approdare nel mondo dei sacramenti dalla sponda canonistica.
L’ultima premessa, essa pure necessaria, vuole essere un monito per eventuali ben pensanti: il tono delle trattazioni sarà il più possibilmente serio; è un percorso di approfondimento sui sacramenti i quali, in virtù di quello che sono e rappresentano, meritano di essere trattati con ossequio e riverenza, sempre.

Munus Sanctificandi: i Sacramenti ed il culto

È bene procedere in modo sistematico, seguendo l’ordine, la disposizione che troviamo nel Codice del 1983. Siamo all’interno del IV libro del Codice – che ne conta 7 – che tratta della funzione di santificare nella Chiesa, quindi principalmente dei sacramenti. All’inizio di questo libro troviamo alcuni canoni che diremo preliminari1 (cc.834-848), i quali descrivono la funzione santificatrice della Chiesa e presentano il contenuto di questa sezione del Codice, dando definizioni importanti ed imprescindibili per proseguire correttamente il nostro percorso. Ma partiamo dalla base, per così dire, dei sacramenti: il munus sanctificandi2.
Al c.834 leggiamo che la Chiesa adempie il munus sanctificandi. Cosa significa? La Chiesa agisce in modo peculiare nella liturgia, che è necessario esercizio del munus sacerdotale di Cristo. Quindi la Chiesa santifica in virtù di Cristo sacerdote. Il fine della santificazione operata in questo modo è l’esercizio del culto di Dio, che è culto pubblico: infatti la santificazione è significata, resa in modo speciale nella liturgia, ma è effettuata anche attraverso segni sensibili, che sono i sacramenti, l’oggetto della nostra trattazione. L’esercizio del culto divino lo compie il Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa: questo esercizio è compiuto tanto nel corpo come totalità e tanto nelle membra singole, ovvero i fedeli, noi. Assieme al c.834 bisognerebbe leggere anche il c.839: la Chiesa adempie la funzione di santificare anche con la preghiera, con le penitenze e le opere di carità; ed inoltre bisognerebbe aggiungere quello che troviamo al c.835 §4: partecipano alla funzione di santificare anche i genitori che attendono all’educazione cristiana dei figli. Tutti santifichiamo. La Chiesa dunque adempie la santificazione in molti e diversi modi.
Il «modo» che ci interessa è quello dei sacramenti, la Via dei sacramenti. L’agire in persona di Cristo comporta una enorme responsabilità nei confronti dei fedeli e della loro salvezza da parte dei leciti ministri; ma neppure è vero che da tale responsabilità e gravosità siano esenti i fedeli stessi che hanno sì il diritto di richiedere ed ottenere l’accesso ai sacramenti, ma pure al contempo l’obbligo morale di rispettare le norme relative a questi – proprio in virtù di quanto dicevamo nelle premesse: sono segni di Dio. Pertanto il munus santificandi, che – abbiamo visto – riguarda tutti e non solo i ministri ordinati, ci pone quali custodi della retta dottrina, soprattutto sacramentaria, dove con dottrina intendiamo il connubio tra teoria e prassi. È interessante notare che alcuni canonisti, tra i quali menzioniamo volentieri Janusz Kowal, sostengono che la Chiesa santifica sempre, e collettivamente e singolarmente, anche quando esercita il munus di insegnare o quello di governare, perché orienta tutte le sue azioni, tutti i suoi atti alla salvezza, alla santificazione; quindi alla venerazione e lode di Dio. Sicché dalla cura che riserviamo alla materia sacramentaria in primis deriverà anche la cura, efficace o meno, che riserveremo all’insegnamento, al governo – non per tutti! – e comunque all’intero insieme di quegli atti pur minimamente riconducibili al nostro essere persone rinate nel Battesimo e rese, in Cristo sacerdoti, re e profeti3. Come ci ricorda un adagio, è impensabile scindere, dividere la lex orandi e lex credendi4: ciò che noi preghiamo, ciò che attuiamo nella liturgia, il modo in cui la viviamo palesa, rende visibile ciò che noi crediamo; è richiesto l’impegno di tutta la persona e la sua massima cura, nonché la sua massima devozione.
Posta l’importanza del nostro ruolo di «santificatori», passiamo a quello che viene indicato quale primo mezzo di santificazione: i sacramenti.
La definizione importante e necessaria è, a questo punto, proprio quella di sacramento che troviamo al c. 840: «I sacramenti del Nuovo Testamento, istituiti da Cristo Signore e affidati alla Chiesa, in quanto azioni di Cristo e della Chiesa, sono segni e mezzi mediante i quali la fede viene espressa e irrobustita, si rende culto a Dio e si compie la santificazione degli uomini, e pertanto concorrono sommamente a iniziare, confermare e manifestare la comunione ecclesiastica; perciò nella loro celebrazione sia i sacri ministri sia gli altri fedeli debbono avere una profonda venerazione e la dovuta diligenza».
In precedenza, nell’articolo Necessità e verità del diritto ecclesiale pubblicato su questo sito, avevamo asserito che il diritto della Chiesa nacque per lo più per regolare il rapporto della comunità quale corpo collettivo e dei membri della comunità come singoli con i sacramenti, specialmente il Battesimo e l’Eucarestia. La definizione che ci propone il c.731 §1 del Codice del 1917 infatti ci ricorda il fine dei canoni in materia sacramentaria: «[…] deve essere prestata la massima diligenza e reverenza nell’amministrarli opportunamente e secondo i riti»5. La Chiesa erede di Cristo è maestra e guida per questo munus, questo dovere che ci eleva a ministri di Dio, di cui tutti siamo dotati per via del Battesimo: perciò stabilisce opportunamente come esercitare la funzione sacerdotale propria dell’essere cristiani finanche nella prassi sacramentale, sia essa attiva – per i fedeli ministri6 – sia essa passiva – per i fedeli che ricevono i sacramenti.
Il nr.1113 del Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: «Tutta la vita liturgica della Chiesa gravita attorno al sacrificio eucaristico e ai sacramenti […]»; e poco dopo ai nrr.1117 e 1119 troviamo il senso della custodia e della dispensazione dei sacramenti da parte della Chiesa, l’identità sacerdotale del Popolo di Dio, nonché di nuovo il significato proprio dei sacramenti.
È perciò evidente come la dottrina della Chiesa in materia sacramentaria esponga continui richiami alla comune responsabilità: siamo tutti custodi in certa misura di questo tesoro di grazie divine gratuite e come custodi siamo anche beneficiari7, a patto che ci atteniamo alle regole, di diritto divino ma anche ecclesiale, attraverso e per mezzo delle quali evitare abusi, errori e colpe.

Altra importante «definizione» è quella di culto. Comunemente inteso come il complesso degli atti rituali, interni ed esterni, di un credo religioso, nel caso della Chiesa cattolica e della dottrina cattolica il culto si spoglia dell’automatismo proprio degli atti di certe fedi, per acquisire l’abito del mezzo di lode collettiva e al contempo singola resa a Dio; anzi meglio la riverenza volontaria e cosciente. Ecco come il senso della santificazione, che abbiamo cercato di rendere sopra, torna al centro della questione. Al c.834 §2 viene spiegato che il culto si realizza a determinate condizioni e solo se posto da persone autorizzate e legittimate: deve essere offerto a nome della Chiesa solo da chi può ed inoltre nel modo in cui la Chiesa stessa ha stabilito. Per essere legittimamente incaricati, deputati e quindi dopo ciò poter porre atti approvati, bisogna rifarsi alle norme del Codice ed a tutte le leggi della Chiesa che si esprimono in merito. Ancora una volta la corresponsabilità dei membri della Chiesa, come detto sopra.

Concludendo, si tratta di un insieme di categorie che era necessario e doveroso definire prima di calarci nel cuore della sacramentaria. Invitiamo a farle proprie, per evitare incomprensioni successive.

Continua…

1 In latino «canones praeliminares».
2 Letteralmente «funzione di santificare». In teologia le funzioni di santificare, governare ed insegnare sono ricevute con il Battesimo in compartecipazione con Cristo stesso, che è Sacerdote, Re e Profeta. È interessante notare inoltre come, in latino, munus si possa tradurre anche come «dono»: effettivamente la grazia divina per cui camminiamo verso la salvezza anche sulla via dei sacramenti è un dono quanto più oneroso per noi, tanto più gratuito da parte di Dio.
3 Ritroviamo questa triplice investitura anche in Lumen Gentium nr.10: «Tutti quindi i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio, offrano se stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio, rendano dovunque testimonianza di Cristo e, a chi la richieda, rendano ragione della speranza che è in essi di una vita eterna».
4 Letteralmente: «la legge del pregare» e «la legge del credere».
5 La traduzione è nostra; l’originale latino: «[…] summa in iis opportune riteque administrandis ac suscipiendis diligentia er reverentia adhibenda est».
6 «…fedeli ministri…»: non si tratta di un errore, poiché anche i ministri, prima di essere ordinati, sono fedeli. Si tratta di una delle innovazioni introdotte dal Concilio Vaticano II nella codificazione del 1983, che viene a galla soprattutto nei cc. 208-223, a proposito degli obblighi e diritti di tutti i fedeli. Segnaliamo a proposito, su questo sito: «La dignità del laicato» .
7 Il c.213 del CIC1983 dice: «I fedeli hanno il diritto di ricevere dai sacri Pastori gli aiuti derivanti dai beni spirituali della Chiesa, soprattutto dalla parola di Dio e dai sacramenti».
Autore: Lowe Feuerspucker
Giovane e fervente cattolico, canonista alle prime armi, tradizionalista ed integralista.

Premesse Ciò che a noi singolarmente, ma anche a tutti i collaboratori di questo sito preme fare è rendere fruibile al maggior numero di persone una certa quantità di nozioni base per una corretta vita cristiana secondo gli insegnamenti cattolici, proponendo spesso esempi e domande frequenti, cui associare fedeli e
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