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Evoluzionismo: teoria scientifica?
Di David il 07-02-2017 - Scienza


Introduzione

La teoria predominante, ad oggi, per quanto riguarda l’origine dell’uomo e lo sviluppo che lo ha portato ad essere come noi lo conosciamo oggi, è quella dell’evoluzionismo. Normalmente la teoria evolutiva viene rappresentata come un albero, ma per l’evoluzionismo la giusta rappresentazione sembrerebbe essere quella a cespuglio, molto più ramificata.
Questa teoria propone la suddivisione delle specie secondo la loro morfologia. In questo articolo ci occuperemo di trattare questa teoria analizzando solo l'evoluzione della specie umana. Partendo dalle Australopithecinae e proseguendo poi con gli appartenenti al genere homo, la teoria evoluzionista suddivide questi ultimi in homo habilis, homo erectus, homo sapiens neandertalensis e homo sapiens sapiens e le colloca tutte in una linea temporale, ponendo le ultime (ovvero le più recenti) come evoluzioni delle prime (ovvero le più antiche).


Tale evoluzione sarebbe avvenuta attraverso quella che Darwin chiama «elezione naturale»1. Ad oggi questo processo viene interpretato come un lungo susseguirsi di mutazioni genetiche casuali (ovvero errori di copiatura del DNA) che sommate tra loro avrebbero portato gli esemplari di tutte le specie a subire considerevoli cambiamenti nel tempo fino a farle “distaccare” tra loro così tanto da farle rientrare in due specie diverse.
Secondo questa teoria, gli esemplari che avrebbero subito mutazioni genetiche favorevoli (che quindi abbiano subito uno o più incrementi nelle loro facoltà) sarebbero riusciti a sopravvivere più a lungo rispetto a quelli che non le avrebbero subite. Un eclatante esempio di mutazione genetica favorevole nell’uomo (secondo la teoria evoluzionista), è l’acquisizione della postura eretta che gli consentì di avere le mani libere e di poter quindi impugnare armi e strumenti anche mentre cacciava e camminava.

Lungo questa trattazione mostreremo come l'intelligenza autocosciente (anche detta riflessiva) sia la linea di demarcazione tra umani e non umani, tra umani e antropoidi. Con questo intento proponiamo anzitutto una breve panoramica su quelle che sono le caratteristiche di queste cinque "specie" astenendoci da qualsiasi giudizio a riguardo. Questa prima parte vuole essere puramente introduttiva e vuole semplicemente riportare il pensiero evoluzionista. Sarà nelle conclusioni che, facendo riferimento ai reperti rinvenuti nella ricerca condotta da David Lordkipanidze, mostreremo come la teoria dell'evoluzione delle specie (anche detta speciazione) sia ad oggi scientificamente superata e inaffidabile.
Con questo articolo vogliamo dunque mostrare che anche (ma non solo) dal punto di vista scientifico, la teoria evoluzionista sia da ritenere falsa ed errata.

Analisi scientifica

Australopithecinae

Il termine australopiteco deriva dal latino australis, ovvero meridionale e dal greco πίθηκος (pithecos), scimmia. Il nome dato a questi esseri significa quindi scimmia del sud.
D'ora in avanti, avendo chiarito il termine, quando ci riferiremo alle australopithecinae intenderemo riferirci a degli esseri non-umani ovvero privi della parte razionale propria dell'uomo.2
Analizzando la morfologia del cranio, si può ipotizzare che la linea evolutiva che porterà all'uomo abbia negli australopitechi la propria origine e non negli antropoidi (scimmie)3. Stando infatti alla forma del cranio, l'australopiteco presenta un rapporto tra il cranio facciale e il cranio neurale molto più attenuato rispetto a quello degli antropoidi. In parole povere, la testa dell'australopiteco presenta un volto molto meno prosperoso rispetto a quella degli antropoidi.
Altro elemento che può portare a sostenere la discendenza dell'homo dall'australopiteco e non dagli antropoidi è la maggior complessità cerebrale (a parità, o quasi, di dimensioni craniche) del primo rispetto ai secondi.
Questa specie tuttavia, contrariamente a quanto si riteneva in passato, non era in grado di produrre utensili ricavati da ossa, corna e denti4, ma solo di scheggiare pietre in modo molto rudimentale. Si esclude anche che esse fossero in grado di accendere fuochi, sebbene sembra fossero capaci di usare quelli spontanei, causati dalla caduta di fulmini o incendi boschivi. Ciò ci permette di considerarli esseri dotati di un’elevata intelligenza pratica, che però non possono essere inclusi nel genere “homo” in quanto non dotate di facoltà razionali.

Homo?

L’homo habilis presenta capacità cognitive nettamente superiori alle forme che lo hanno preceduto. Aveva una capacità cranica media di 126 cmc in più rispetto agli australopitechi e una mandibola meno massiccia, caratteristiche che ci portano a considerarlo più simile, secondo le sembianze estetiche, all'uomo. Tuttavia questa "specie" mantiene anche molti aspetti tendenti agli antropoidi come la forma ricurva delle falangi della mano.5
Questa specie era in grado di realizzare ed usare utensili nettamente più elaborati e raffinati rispetto a quelli degli australopitechi. Proprio da questa capacità prende il nome habilis, termine che deriva da habere, espressione della sua capacità di avere, tenere ed usare utensili di vario genere. Nonostante fosse in grado di realizzare e maneggiare strumenti, sembra non li utilizzasse nella caccia, ma solamente per staccare la carne dalle carcasse.
Anche l’homo habilis era in grado di utilizzare il fuoco, sebbene sembra non fosse in grado di accenderlo.
Al contrario degli australopitechi era in grado di costruire piccoli ripari di forma circolare con delle pietre, come testimoniano alcuni rinvenimenti in Africa orientale (Etiopia e Tanzania).
Tali capacità ci portano a trarre tre fondamentali conclusioni:
- Prevedeva di avere la necessità di utensili;
- Sapeva scegliere tra i materiali a sua disposizione per costruirli;
- Possedeva sufficiente abilità manuale e cognitiva per realizzarli.
Anche queste abilità, come nel caso degli australopitechi, rientrano però nell’ambito dell’intelligenza pratica; giungiamo quindi alla conclusione che sarebbe più opportuno classificare l’homo abilis come australopithecus habilis e collocarlo così nei pre-ominidi.

L’homo erectus mostra una capacità cranica media maggiore di quasi 333 cmc rispetto ai suoi predecessori.
Questa specie prende la propria denominazione dalla statura eretta. Proprio grazie a questa nuova postura l’homo erectus riusciva ad avvistare le prede più facilmente, ma soprattutto avendo le mani libere poteva impugnare ed utilizzare con maggior destrezza rudimentali armi o strumenti.
L’homo erectus utilizzava utensili ancor più raffinati, avanzati e di tipi differenti rispetto ai suoi predecessori. Si ritiene che sia stato il primo utilizzatore delle amigdale: pietre bifacciali scheggiate su entrambi i lati, fino ad assumere una forma a mandorla. Questo strumento risultava molto utile per scavare, tritare vegetali e probabilmente veniva usato anche per tagliare.
L’homo erectus presenta attività psichiche decisamente più numerose e diversificate rispetto a quelle dei cosiddetti australopitechi e dell’homo habilis: ad esso si attribuisce infatti anche la “scoperta” del fuoco. Si ipotizza che esso fosse dapprima utilizzato solo occasionalmente, magari a causa della caduta di un fulmine, ma in seguito alla scoperta di strati di cenere di spessore da 1 a 6 metri all’interno di alcune caverne si può ipotizzare che l’homo erectus riuscisse a mantenere acceso il fuoco anche per lunghi periodi.6
Tuttavia è possibile che tali sedimenti siano stati causati dall’accumulo di cenere prodotta da un incendio della foresta circostante portata all’interno della caverna da pioggia e vento.7
Da alcuni studi condotti sull’andamento tendenziale della massa corporea, sulla dimensione dei molari e su altri parametri simili si può comunque ipotizzare che l’homo erectus mangiasse cibi cotti.8
Michael Chazan - dell’Università di Toronto - ha affermato che «L'impatto della cottura degli alimenti è ben documentato, ma l'impatto del controllo sul fuoco potrebbe aver toccato tutti gli elementi della società umana. La socializzazione attorno a un fuoco potrebbe in realtà essere un aspetto essenziale di ciò che ci rende umani»9.
Inoltre all’homo erectus vengono attribuiti riti funerari: nelle caverne esaminate dagli scienziati non sono infatti stati trovati resti al di fuori di quelli cranici. Questo si pensa sia dovuto al fatto che, come avviene nelle popolazioni Kulin e Kurnai (le più antiche dell’Australia), dopo il decesso di un membro della famiglia le ossa del cranio venivano tenute con molto rispetto e affetto. Si attendeva il tempo necessario affinché il corpo si decomponesse, quindi le ossa del cranio venivano estratte e portate con sé durante gli spostamenti (anche nei lavori domestici) come tentativo di protrarre la presenza del defunto anche dopo la sua morte.10
Tuttavia, come fa notare A. Leroi-Goruhan, i resti ossei che si conservano con maggiore facilità sono proprio quelli del cranio. Questo ci porta a mettere in dubbio la teoria che sostiene la capacità dell’homo erectus di attuare riti funebri in quanto è possibile che tutte le altre ossa si siano decomposte e le uniche ad essere arrivate fino a noi siano solo quelle del cranio.
In conclusione: non è certo che l’homo erectus sapesse accendere il fuoco (sebbene sapesse usarlo) o avesse facoltà psichiche così elevate da pensare e attuare riti funebri; ciò non ci permette di definire tali atti come guidati da facoltà razionali. Dobbiamo quindi collocare queste specie nei preominidi e non negli ominidi.

Homo

L’homo sapiens neandertalensis detiene il “record” di capacità cerebrale con 1.400 cmc, addirittura superiore a quella degli esseri umani contemporanei di 1.300 cmc.
Presenta molti tratti simili all’uomo come lo conosciamo oggi: rispetto ai suoi predecessori, esso presenta numerose caratteristiche cerebrali sviluppate diversamente, tra cui i lobi temporali. Questi tre mutamenti sono di fondamentale importanza. Da uno studio condotto da Markus Bastir pubblicato su Nature Communications riguardo esemplari fossili appartenenti all’Homo sapiens, si è osservato che proprio i lobi temporali sono ritenuti coinvolti nelle funzioni «linguistiche, mnemoniche e sociali» e che i bulbi olfattivi - più grandi del 12% rispetto all’"homo" neandertalensis - sono responsabili di importanti novità evolutive in quanto strettamente connessi alla sfera delle emozioni e della socialità: «il loro ingrandimento potrebbe quindi aver avuto una ripercussione positiva nell’evoluzione dei processi cognitivi e sociali umani».11
Nella specie homo sapiens neandertalensis si sono inoltre osservate manifestazioni di uno psichismo evidentemente umano: gli utensili vengono lavorati secondo tecniche sempre più elaborate e raffinate.12
Oltre a questi progressi, limitati all’aspetto pratico dell’essere, possiamo però notare anche una crescente «comprensione dell’utensile in se stesso come mezzo con cui tendere ad un fine»13. Ciò mette in rilievo la presenza in questa specie di un’intelligenza astrattiva e riflessa anche se ancora molto vincolata alle strutture istintive e all’intelligenza spazio-temporale.
Questa specie è quindi da distinguere dalle precedenti: mentre prima si parlava di preominidi, con questa specie possiamo parlare per la prima volta in modo proprio di Ominidi.
A dimostrazione dell’umanità di questa specie, in quanto dotata di intelligenza superiore a quella solamente pratica, abbiamo numerose testimonianze.
Possiamo citare gli incendi appiccati intenzionalmente in caverne al fine di liberarle da rettili, insetti e piccoli animali come pipistrelli; l’uso di veri e propri focolari e non solo l’utilizzo, ma anche l’accensione del fuoco.
In Dordogna (Francia), sono state rinvenute punte triangolari, raschiatoi molto rifiniti e manufatti in osso che avvalorano la tesi secondo la quale l’utensile non soddisfava un bisogno imminente, ma che l’utilizzatore ne comprendeva la sua propria utilità anche se non immediata.
In Iraq sono stati rinvenuti i resti di un esemplare di 40 anni circa (età considerevole per un uomo di neanderthal) storpio dalla nascita che, senza l’aiuto da parte di suoi simili non non avrebbe mai potuto raggiungere una così elevata età, segno evidente che gli esemplari di homo sapiens neandertalensis si prendevano cura dei malati.
Sempre in Dordogna è avvenuto il primo ritrovamento di una tomba paleolitica contenente, oltre ai resti del deceduto, anche utensili e suppellettili come pietre, armi e cibo posti al suo fianco, che si presume servissero come viatico per il viaggio nell’oltretomba. Le sepolture avvenivano ponendo il defunto ad una profondità di circa 50 centimentri in posizione supina o su un lato.
Proprio quest’attezione alla vita dopo la morte fa pensare che l’homo sapiens neandertalensis avesse credenze religiose, manifestate attraverso riti per i defunti e per alcune specie di orsi14; questo a sostegno della presenza nell’homo sapiens neanderalensis di una coscienza riflessa e di una intenzionalità cosciente.

L'homo sapiens sapiens presenta moltissime delle caratteristiche degli uomini d’oggi: prima tra tutte l’intelligenza riflessa. Con una capacità cranica perfettamente all’interno dei limiti di 900-2.2000 cmc. (solo all'interno dei quali è possibile una vita psichica normale), esso non presenta aumento di quantità, ma di qualità della materia cerebrale: il suo encefalo è dotato di strutture complesse, che gli permettono di utilizzare l’intelligenza riflessa in modo più vario e articolato rispetto all’homo sapiens neandertalensis.
Ne è la prova, oltre alla lavorazione degli utensili, ai riti di sepoltura ed alla produzione di armi, anche la realizzazione di oggetti di arte mobiliare, con opere decorative e l’ottimizzazione nell’utilizzo del fuoco.
Gli utensili diventano sempre più raffinati: si raggiunge la realizzazione di lame dallo spessore di 2mm che potevano essere utilizzate in vari ambiti: incisione di ossa e di legno (bulino), punteruoli, raschiatoi, grattatoi, lame raffinate, arpioni, frecce, giavellotti, ecc.
In tutte le capanne sono ora presenti uno o più focolai, intorno ai quali si sviluppa tutta la costruzione dell’edificio e la vita sociale.
Durante i riti di sepoltura, la maggior parte delle volte, il defunto viene ricoperto con dell’ocra, in quanto si presume che il suo colore ricordasse la vitalità del sangue.
L’arte (che mai si era manifestata nelle specie precedenti) si sviluppa mediante la decorazione delle pareti delle caverne con figure di animali, esseri immaginari o mitici, segni vari e solo infine con la figura umana, che non assume una posizione di rilievo.15 Nell’ambito mobiliare vediamo uno sviluppo artistico con la realizzazione di piccoli oggetti in osso e corno (probabilmente anche pelle, legno e corteccia, poi degradatesi e di conseguenza non pervenute fino a noi) raffiguranti donne, che vengono considerate rappresentazioni della fecondità, della Dea Madre o degli antenati.

Conclusioni

La teoria dell’evoluzionismo come è intesa oggi promuove il pensiero secondo il quale si sia verificato un susseguirsi sequenziale delle specie sopra esposte, fino ad arrivare all’uomo odierno.
Lo studio16 condotto dal prof. David Lordkipanidze17 assieme ai suoi collaboratori nel sito archeologico di Dmanisi ha però mostrato il ritrovamento di cinque teschi appartenenti a quelle che fin’ora erano chiamate “specie” diverse tra loro, riconducibili però - ed è questo ritrovamento che fa crollare tutta la teoria dell'evoluzione delle specie - allo stesso periodo storico. La coesistenza nello stesso tempo di quelli che si pensava fossero stadi evolutivi tra loro sequenziali porta al crollo dell'intera teoria. Uno di questi crani, denominato Skull 5, presenta tratti morfologici tali da far riunire in un’unica specie "homo" habilis, "homo" erectus e "homo" rudolfensis rendendo sempre meno probabile la spiegazione gradualista neodarwiniana in quanto la coesistenza di queste tre razze (antropomorfe ma non umane) la smentisce.
L’utilizzo del termine «razza» è intenzionale, in quanto porre come membri di specie diverse gli esemplari appartententi a homo habilis, homo erectus e homo rudolfensis equivarrebbe a porre come membri di specie diverse uomini di appartenenza geografica polinesiana (con il cranio molto piccolo), asiatica (con il cranio di medie dimensioni) e bavarese (con il cranio grande).
Quello che era erroneamente chiamato “albero”, successivamente corretto in “cespuglio”, non è più definibile neanche come tale, in quanto tutte le varietà di preominidi e ominidi sono riducibili a due ceppi: quello non umano e quello umano, che non sono posti sequenzialmente l’uno dopo l’altro ma che coesistono come l’uomo oggi coesiste con gli antropoidi, con le scimmie.
Ciò che rende umano l’uomo è la sua intelligenza autocosciente, la sua facoltà razionale. Esso la usa per comprendere il fine in sé stesso e per valutare (e se opportuno anche modificare) i mezzi adatti a raggiungerlo: capacità di cui gli animali non sono dotati. É vero che questi ultimi compiono operazioni finalistiche, ma non è vero che essi siano in grado di comprendere il fine e il mezzo in quanto tali poiché, se è vero che «ogni azione conscia è intenzionale», non è altrettanto vero che «ogni azione intenzionale è conscia»18.
Il pensiero evoluzionista contiene quindi un errore intrinseco in quanto ipotizza questo salto dall’intelligenza pratica all’intelligenza riflessa, fattualmente inattuabile in quanto esso richiederebbe la modificazione della natura ontologica di questi due esseri.

1 C. Darwin, L’origine delle specie, capo IV
2 Aristotele, Politica
3 Enciclopedia Treccani Online, Austra «Famiglia di Scimmie, dette anche antropomorfe, dell'ordine delle Catarrine, che molto si avvicinano all'uomo per aspetto esteriore e struttura anatomica»
4 R.A. Dart, Australopithecus africanus: the Man-ape of South Africa, in Nature 115 (1925), 195-196
5 cfr. M.T. La Vecchia, L’evoluzione della psiche, 169
6 cfr. M.T. La Vecchia, L’evoluzione della psiche, 176; Cfr. Wu-Fu-Kang - Lin Shen-Lun, L'uomo di Pechino, 39
7 Cfr. V. Marcozzi, Alla ricerca dei nostri predecessori, 83
8 Le Scienze, Quando il fuoco entrò nella vita dell’uomo, 3 Aprile 2012
9Michael Chazan, Microstratigraphic evidence of in situ fire in the Acheulean strata of Wonderwerk Cave, Northern Cape province, South Africa
10Cfr. V. Marcozzi, Le origini dell’Uomo. L’evoluzione oggi, 125 e ss.
11 Alice Danti, Il segreto del successo di Homo sapiens? Un cervello diverso, National Geographic Italia
12 Viene abbandonata la scheggiatura bifacciale per una modellazione della pietra più variata.
13 Cfr. M.T. La Vecchia, L’evoluzione della psiche, 182
14 Crani di orsi speleo e di orsi delle caverne sono stati ritrovati orientati verso lo stesso punto, sembrerebbe intenzionalmente.
15 André Leroi-Gourhan, L’evoluzione dell’arte paleolitica, in Le Scienze 3 (1968), 103 e ss.
16 Marco Cattaneo, Il cranio che sta rivoluzionando la storia dell'uomo su National Geographic, 18 Ottobre 2013
17 Direttore generale presso il Museo Nazionale della Geòrgia
18 M.T. La Vecchia, L’evoluzione della psiche, 194
Autore: David
Un giovane studente di teologia appassionato soprattutto del periodo patristico e scolastico.
«La dottrina sacra è una scienza: in quanto poggia su princìpi conosciuti alla luce di una scienza superiore, cioè della scienza di Dio e dei beati»
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