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La Via dei sacramenti: la Confermazione
Di Lowe Feuerspucker il 03-04-2017 - Sacramenti

Introduciamo adesso il titulus II sulla confermazione, ai cc.879-896, del Liber II del Codex Iuris Canonici del 1983. La disposizione delle norme relative a questo sacramento è simile a quella del battesimo. In generale noi seguiremo la trattazione come nell’ultimo intervento1. Rispetto al CIC17, con 21 canoni, il CIC83 ne conta a proposito solo 18; nel Codice delle Chiese Orientali – CCEO – ce ne sono addirittura solo 6. Questa disparità di spazio, dedicato al secondo sacramento che imprime un carattere indelebile e che quindi è irripetibile, è riconducibile non a differenti posizioni dottrinali delle Chiese orientali cattoliche, ma alla prassi sacramentale di quelle stesse; non è un mistero che nel mondo orientale la confermazione sia conferita direttamente dopo il battesimo e prima della Eucarestia. Esistono a proposito differenze fondamentali tra il mondo latino e quello orientale riguardo la teologia del sacramento, il ministro del sacramento e la giusta età per ricevere la confermazione, le quali ci riserviamo di trattare via via che ne verrà occasione.

Definizione e caratteristiche principali.

Il c.879 dà una definizione della confermazione – molto più ricca rispetto a quelle presenti ed usate in passato. È un sacramento che imprime il carattere indelebile, ma soprattutto vincola i fedeli più strettamente come testimoni di Cristo. Della lunga definizione data in questo canone, sottolineiamo due punti interessanti: il dono dello Spirito e la perfezione dell’opera iniziata con il battesimo. Leggiamo in Innocenzo III: «l’unzione della fronte e designata l’imposizione della mano, che, con altro nome, è detta confermazione, perché, per mezzo di essa, è dato lo Spirito Santo per l’accrescimento e per la forza»2. Ed ancora, in Leone XIII: «La rigenerazione o rinnovazione , per ciascuno, s’inizia nel battesimo; in quel sacramento [...] fluisce per la prima volta Spirito Santo e la [l’anima] rende simile a sé. “Ciò che è nato dallo Spirito è Spirito”: con più abbondanza nella cresima ci viene donato lo stesso Spirito, infondendoci costanza e fortezza per vivere da cristiani»3. Dal punto di vista giuridico la confermazione perfeziona il vincolo con la Chiesa e istituisce alla missione
dell’apostolato. Avevamo già visto con il battesimo4 che la Chiesa stabilisce la soggettività giuridica di una persona umana in relazione alla Chiesa stessa a partire dal suo ingresso in quest’ultima. La confermazione quindi non porta una nuova condizione che non fosse già presente nella persona battezzata, ma perfeziona la condizione della persona medesima. Per dirla ancor più comprensibilmente, prendiamo spunto dalla prassi del sacramento: la cresima in Italia si amministra intorno ai 12-14 anni di età. Sappiamo che il CIC83 stabilisce che, compiuti i 7 anni di età, si venga considerati quasi adulti, con alcune responsabilità ed alcuni diritti – anche se per molti atti giuridici rimane necessaria la tutela di un maggiorenne. Dunque il bambino non è più tale e diviene minorenne padrone di sé ma solo in certa misura; gli atti che porrà, le azioni che compirà da quel momento in cui esce dello stato di bambino, avranno ed hanno un valore ed un peso differente: basti pensare che dai 14 anni si può scegliere il proprio rito cattolico5 di appartenenza. Ed ecco che in questo panorama nuovo e meno «spensierato» per la persona, si inserisce il sacramento che conferma tutto quanto prima di allora – il cammino dopo il battesimo – e dà, per così dire, l’imprimatur per la prosecuzione del cammino cristiano6. In merito alla differente applicazione del sacramento, riprendendo Benedetto XVI, affermiamo che: «tali differenziazioni non sono propriamente di ordine dogmatico, ma di carattere pastorale. Concretamente, è necessario verificare quale prassi possa in effetti aiutare meglio i fedeli a mettere al centro il sacramento dell'Eucaristia, come realtà cui tutta l'iniziazione tende»7; sicché differenti contesti pastorali suggeriscono diverse gerarchie sacramentali.

Elementi essenziali della Confermazione.

Il c.880 §1 dice che la confermazione avviene con l’unzione con il crisma per imposizione con le mani, secondo i libri liturgici; il §2 afferma che il Vescovo deve consacrare l’olio anche se sarà un presbitero a celebrare il sacramento. Si parla chiaramente di olio di oliva – non di un qualsiasi olio vegetale. Quindi gli elementi essenziali sono l’unzione e l’olio consacrato. Va da sé infatti che usare qualsiasi altra sostanza non produrrebbe effetti; ed anche utilizzare olio non consacrato dal Vescovo garantirebbe lo stesso effetto – che effetto non è. Verrebbe da pensare che anche il Vescovo sia da considerarsi «elemento» essenziale del sacramento. Non è però propriamente così; tratteremo il tutto poco più sotto.
Condizione fondamentale per ricevere la cresima validamente è non essere già stati cresimati in precedenza. Ricordiamo qui, nuovamente, il senso del carattere indelebile di questo sacramento, assieme al battesimo e all’ordine sacro. Come per il battesimo inoltre è essenziale la presenza di un ministro che amministri la confermazione; in verità è una caratteristica che permea tutta la prassi sacramentale e vuole significare la dimensione comunicativa del sacramento, il quale è dono di Dio, amministrato per mezzo della Chiesa sposa di Cristo, ricevuto dai fedeli di Cristo.

Il ministro della Confermazione

Risolviamo subito la questione relativa al ministro della cresima. Abbiamo deciso di dedicare una sezione a parte, perché il caso lo richiede. Il c.882 introduce i ministri del sacramento: l’ordinario della cresima è il Vescovo, anche se non manca una timida apertura ai presbiteri con delega – dobbiamo considerare che nel 1983 l’amministrazione da parte dei presbiteri non era frequente come oggi. Ora, eccetto alcuni soggetti che possono ipso iure8 amministrare la cresima – soggetti indicati al c.884 – ai sacerdoti non è permesso normalmente di amministrare questo sacramento.
Partiamo dalle cause storiche. Tutto cominciò nel 1439, al concilio di Firenze, poi ripreso dal concilio di Trento: «Se qualcuno dirà che il ministro ordinario della sacra confermazione non è il solo Vescovo, ma qualunque altro semplice sacerdote, sia anatema»9. Il concilio di Firenze era stato indetto dopo il periodo di crisi del papato, periodo in cui si era arrivati a contare ben tre papi contemporaneamente – ciascuno antipapa dell’altro! Le affermazioni conciliari avevano, prima di quel concilio, acquisito grande importanza, tanto da arrivare ad essere considerate più autorevoli di quelle del Romano Pontefice; fu poi Eugenio IV, che convocò il concilio di Firenze e Ferrara ad invertire questa tendenza, richiamando sul papato tutte le prerogative di potere spirituale – e non solo. Così i Vescovi erano i soli legittimi rappresentanti del Papa, che legittimamente agivano presso il popolo cui il Papa stesso sovrastava: è chiaro che riservare loro questo sacramento significasse molto. Si tratta di una nostra lettura, che riteniamo interessante e non del tutto priva di fondamento.
Pastoralmente e teologicamente possiamo invece dire che non è mai mancato il dibattito in merito al ministro della confermazione. Dibattito che venne ripreso nel Concilio Vaticano II: i Vescovi sono i ministri ordinari e originari del sacramento; ma anche i presbiteri in comunione con i Vescovi e con il loro permesso possono amministrare la cresima. Già in Pio XII si erano avuti passi in avanti su questo fronte: «modificò le norme codiciali e ampliò le facoltà concesse per diritto, estendendole a semplici presbiteri»10. Non era inoltre negata la possibilità ai semplici presbiteri di amministrare in pericolo di morte, sebbene dottrinalmente non si ritiene che la cresima sia necessaria per la salvezza. In somma: «dall’episcopato deriva la potestà di ordine nella pienezza del sacerdozio […], la quale potestà autorizza il conferimento della confermazione ai fedeli»11; intanto però i presbiteri semplici non vengono definiti ministri straordinari. Consideriamo inoltre che nel rito orientale il presbitero normalmente amministra anche la cresima. Eventuali considerazioni ulteriori in merito le lasciamo ai singoli: a noi basta, a fronte di quanto detto, ricordare in chiusura come la presenza del Vescovo nella comunità «richiama efficacemente il mistero della Pentecoste e si rivela sommamente utile per rinsaldare i vincoli della comunione ecclesiale tra pastore e fedeli»12, sicché essa è necessaria in questi termini.

Altri elementi della Cresima, non essenziali

Il c.885 parla della necessità di amministrare la confermazione se essa viene richiesta dal fedele. Si tratta di un diritto-dovere del fedele, che generalmente riguarda tutti nella Chiesa, e soprattutto chi intende poi assumere lecitamente «peculiari responsabilità nella vita e nella missione della Chiesa»13. La cresima inoltre va amministrata durante la Messa, raccomanda il c.881, per richiamare la dimensione ecclesiale, ovvero comunitaria che ogni sacramento assume, anche se a riceverlo è sempre il singolo14.
Un elemento non essenziale, ma al centro di numerosi dibattiti, è quello dell’età per l’accesso alla confermazione. Noi sappiamo che la media italiana è di 12-14 anni compiuti; ma altrove la tendenza più diffusa è quella di alzare l’età minima per ricevere questo sacramento. L’età varia da Paese a Paese, anche se, stando al CIC, questa sarebbe intorno ai 7/8 anni compiuti. Il Codice afferma in merito che l’età può essere definita dalla Conferenza Episcopale propria. La prescrizione dell’età cade in caso di pericolo di morte15.
Altro elemento non essenziale è l’annotazione della cresima: nome del Vescovo o del presbitero delegato, nome del cresimando e luogo non possono mancare. Inutile però nascondere che la prassi ha accantonato la registrazione del sacramento della cresima, a vantaggio di quella del battesimo; questo crea però non pochi problemi quando si devono richiedere certificati per il matrimonio, ad esempio. Dunque la diligenza non è mai troppa.

I confermandi e i padrini

Trattiamo i due argomenti insieme, perché non v’è molto da dire. Eccettuato quanto scritto per l’età minima e per le altre condizioni previe necessarie – il battesimo ad esempio – il codice si esprime poco sui confermandi. Il c.889 ne parla come i fedeli battezzati che non abbiano ancora ricevuto la confermazione. Ci deve essere in loro buona disposizione di animo e intelletto (§2) nonché una formazione adeguata per ricevere la cresima. È chiaro che si tratta di disposizioni generali, che tirano molto in ballo la discrezione dei parroci e dei Vescovi: non c’è la necessità assoluta di accedere alla cresima, in genere; e quindi non vanno necessariamente ammessi meccanicamente ed automaticamente tutti quelli che la richiedono, specie se soffrono di «allergia alla cera»16. La buona disposizione infatti è un richiamo a considerare il soggetto che riceve: il sacramento è certamente valido, se c’è ciò che deve esserci; ma se il cresimando non vive bene o adeguatamente quel momento, fino a che punto la grazia divina opera quel che deve operare? La fede in chi si accosta è necessaria in sintesi e procedere anche in casi di insofferenza o indifferenza non sarebbe affatto giusto o corretto, per quanto possa sembrare un esercizio pietoso, di pietà. La preparazione riguarda proprio questo aspetto: la buona disposizione richiede anche una buona formazione: si deve avere fede, certo; ma è bene anche avere una minima idea di ciò che si accoglie con fede. D’altro canto la fede e la ragione, la scienza, non si combattono: così la dottrina può essere solo di aiuto alla fede personale nell’accogliere questo dono divino della confermazione.
Per le disposizioni sui padrini, infine, il c.893 rimanda a quelle presentate per il battesimo – che si trovano nel nostro precedente articolo.

Conclusione

Questo sacramento abbiamo voluto trattarlo in modo differente, per via dello stretto legame che vanta con il battesimo. Inoltre non tutti gli aspetti erano così interessanti da dovere essere sottolineati in questa sede.
Ci diamo appuntamento al prossimo articolo…

1 La via dei sacramenti: il Battesimo
2 Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum, 785
3 Leone XIII, Divinum Illud Munus, 1897
4 Ibid.
5 Sia esso il rito ambrosiano, latino, i riti orientali greco, rumeno e così via.
6 Comprendiamo che invece nel mondo orientale questa spiegazione è poco utile. Anche il quel caso però è bene rifarsi alla prassi: la cresima si amministra nelle Chiese cattoliche di Oriente dopo il battesimo e prima della comunione; in alcune zone questo avviene intorno ai 7 anni – in qualche modo conferma la nostra lettura. In altre zone invece questa triplice investitura sacramentale interessa il bambino anche prima; possiamo però semplicemente dire che allora essa ha certamente lo stesso scopo di quella amministrata in età più adulta: sostenere e rendere più forte la presenza dello Spirito, che entra nella nostra vita con il battesimo.
7 Benedetto XVI, Esortazione Apostolica Postsinodale «Sacramentum Caritatis», 2007, nr.18
8 Per il diritto stesso.
9 Concilio di Trento, Decretum Primum De Sacramentis – canones de sacramento confirmationis 3: «Si quis dixerit, sanctae confimationis ordinarium ministrum non esse solum episcopum, sed quemvis simplicem sacerdotem: anathema sit» (La traduzione è nostra)
10 Bruno Fabio Pighin, Diritto sacramentale canonico, Marcianum Press (2016), 137
11 Ivi, 140
12 Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Postsinodale «Pastores Gregis», 2003, nr.38
13 Vedere nota 10, 134
14 Come avevamo anche affermato in occasione del Battesimo in “La via dei sacramenti: il Battesimo”
15 Canone 891
16 Coloro che frequentano poco o nulla, per intenderci.
Autore: Lowe Feuerspucker
Giovane e fervente cattolico, canonista alle prime armi, tradizionalista ed integralista.

Introduciamo adesso il titulus II sulla confermazione, ai cc.879-896, del Liber II del Codex Iuris Canonici del 1983. La disposizione delle norme relative a questo sacramento è simile a quella del battesimo. In generale noi seguiremo la trattazione come nell’ultimo intervento1. Rispetto al CIC17, con 21 canoni, il
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