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Veramente siamo tutti figli di Dio?
Di David il 19-05-2017 - Ecumenismo


Nel panorama contemporaneo, segnato dal sincretismo e dall’ideologia del politically correct, affermare che «non tutti sono figli di Dio» significa attirare su di sé l’ira (a volte anche verbalmente violenta) di molti.
Incuranti di ciò, ci proponiamo in questo articolo di mostrare la validità e veridicità teologica di questa affermazione.

Partendo dalla Scrittura, troviamo scritto in uno dei brani fondamentali del credo cristiano, il prologo giovanneo, che «[il Verbo] venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 11-12).
Ora, il vocabolo usato nel testo originale è «γενέσθαι», propriamente tradotto in italiano con «diventare». Questo termine indica in modo chiaro ed inequivocabile un cambiamento, un mutamento da uno stato di vita ad un altro.
Da ciò appare immediatamente evidente che se l’uomo può diventare figlio di Dio, prima non lo era.

Una possibile obiezione, a questo punto, è che con l’incarnazione stessa di Gesù gli uomini siano resi figli di Dio. Infatti con l’incarnazione del Verbo l’umanità entra a far parte del Figlio, e con lui tutti gli uomini diventano figli adottivi.
Questa obiezione è però immediatamente smentita dalla premessa del versetto dodici del Prologo: «a quanti lo hanno accolto».
Non si tratta dunque di un mutamento automatico e universalmente diffuso: è un cambiamento ristretto a coloro che accolgono il Figlio.

Ma come può essere accolto il Figlio? Mediante il Battesimo.
Questo sacramento, infatti, non è solo una comune iniziazione ad un culto come gli altri; con esso l’uomo viene interamente inserito in Cristo mediante lo Spirito Santo, inviato dal Padre. Quest’inserimento in Cristo non è però solamente spirituale: non si tratta di un’“adozione a distanza”. Come leggiamo in san Paolo: «Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo» (1Cor 12, 13), e di questo corpo, afferma sempre san Paolo, egli è il capo (cfr. Col 1, 18).
Accogliere Cristo, quindi, coincide con l’essere da lui accolti nel suo corpo.

Detto questo, possiamo riassumere in modo puntuale le argomentazioni portate fin’ora nel seguente modo:
- L’umanità è redenta con l’incarnazione del Figlio (cfr. Gv 1, 1-18; Gal 4, 4-5)
- Con il battesimo l’uomo viene inserito nel corpo di Cristo mediante lo Spirito Santo (cfr. 1Cor 12, 13)
- Il corpo di Cristo è la Chiesa (cfr. Col 1, 18)
Sarà dunque una conclusione logica che per essere chiamati figli di Dio è necessario aver ricevuto il sacramento del Battesimo in quanto è in Cristo, ovvero nel suo corpo, che siamo adottati come figli da Dio Padre. È grazie alla figliolanza della seconda persona della Trinità che l’uomo, in essa inserito, diventa figlio.
Appurato che non tutti gli uomini siano figli di Dio, sarà altresì vero affermare che non tutti gli uomini sono tra loro fratelli (in quanto non sono tutti figli dello stesso Padre).

La distinzione che molto spesso sfugge è la differenza tra l’essere creatura ed essere figlio. Tutti gli uomini sono creature di Dio, ma solo chi riceve il battesimo è figlio di Dio.

Con ciò, altra deduzione logica sarà che per poter accedere alla vita eterna, per poter diventare «eredi di Dio e coeredi di Cristo» (Rm 8, 17), questo battesimo è necessario (cfr. CCC 1257; Gv 3, 5). Ma di questo tratteremo in un altro articolo.
Autore: David
Un giovane studente di teologia appassionato soprattutto del periodo patristico e scolastico.
«La dottrina sacra è una scienza: in quanto poggia su princìpi conosciuti alla luce di una scienza superiore, cioè della scienza di Dio e dei beati»
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