Home| Chi siamo| Letture| Media| Contattaci
TEOLOGIA SCIENZE


Home > Teologia
La vera rivoluzione spagnola
Di Francois Feuardant il 18-07-2017 - Martiri

Il 12 aprile 1931 le elezioni in Spagna dettero uno storico risultato: i repubblicani risultarono vincitori alle elezioni guadagnandosi 41 capoluoghi di provincia e, fra tutte le vittorie, le più schiaccianti a Madrid e a Barcellona. I risultati furono letti come una vittoria di eccezionale portata – considerato lo scarto rispetto all’opposto schieramento; un vero e proprio plebiscito che legittimava a parere dei vincitori la formazione di nuovi organi di governo. Anche se i partiti monarchici tradizionali avevano tenuto nelle zone rurali, ciò nonostante il re Alfonso XIII, pavidamente, preferì auto-esiliarsi legittimando di fatto la formazione di quello che diverrà il nuovo status dei fatti. Da subito la vacanza del trono, ormai vuoto, e la vittoria dei partiti repubblicani accesero l'animo degli anticattolici ed in breve la Spagna visse nuovamente gli orrori del 1834.
«Tutti i conventi di Madrid non valgono la vita di un solo repubblicano» affermava Manuel Azaña Díaz; niente di più vero nella mentalità di un anarchico. Fra l'11 e il 13 maggio vennero prese d'assedio le chiese ed i conventi di Madrid; fu poi la volta di Malaga, Cadice e via via per i principali centri di Spagna. Nel giro di tre giorni centinaia di templi vennero avvolti dalle fiamme. A Malaga fu lo stesso governatore a chiedere il ritiro della forza pubblica la quale tentava, fedeleal suo compito, di impedire che andassero a fuoco il palazzo vescovile e la casa dei gesuiti: la forza costituita quando non tacque sostenne le azioni dei miscredenti.
Dopo gli edifici fu la volta dei loro inquilini. Nascosti presso civili abitazioni o ricercati nei conventi ancora in piedi, a migliaia furono condotti in carcere, torturati, stuprati e uccisi.
Dal 1931 al 1939 vennero uccisi 4.840 sacerdoti, 2.365 religiosi e 283 suore: il 13% dei sacerdoti diocesani e il 23% dei religiosi. Il 70% degli edifici sacri di Spagna fu ridotto in macerie o gravemente danneggiato. In alcune regioni, se possibile, la barbarie e i crimini si fecero più efferati: a Barbastro fu eliminato metodicamente, anzi sterminato l’87% dei preti.
L'Alzamiento Nacional delle forze di resistenza accrebbe l'odio della turba anarchica: quello che doveva essere fatto, andava fatto in fretta; la Spagna non più monarchica doveva cessare di essere cattolica. All'alba del 18 luglio del 1936 capitale del Somontano era rossa, la bandiera anarchica sventolava sugli edifici, sulle facciate delle case e nelle piazze. Una giunta anarchica aveva preso il potere con la forza. Da subito cominciarono gli arresti. La mattina del 20 luglio, dopo la celebrazione don José Martínez, uno dei predicatori più eloquenti della diocesi, parroco della cattedrale di Barbastro venne condotto in carcere. Il vescovo Florentino Asensio Barroso, che assisteva alla funzione, poté vedere come lo arrestarono e lo condussero legato alla prigione municipale e subito chiamò il vicario generale, don Felix Sanz, per far fronte all'accaduto ed esprimere rimostranze. Dal collegio degli Scolopi videro l'anziano sacerdote dirigersi con passo sicuro verso il municipio, vestito con la tonaca e il mantello, aprirsi la strada nella moltitudine di persone in un silenzio innaturale, in parte dovuto all'indubbio prestigio di cui godeva. Formulò la propria protesta di fronte al Comitato e tornò a casa senza curarsi che lo seguissero. Nel tragitto incontrò alcune persone che conosceva e si fermò a salutarle. Un quarto d'ora più tardi due persone armate lo arrestarono e lo condussero in carcere. Alle ore 20.00 fu la volta dello stesso Fiorentino Barroso. Il vescovo portato in una sala del municipio fu interrogato, torturato e quindi condotto insieme ad altri prigionieri in un luogo a circa tre chilometri da Barbastro sulla strada per Sariñena, dove lo fucilarono alle prime ore del 9 agosto 1936. Il vescovo non morì subito, e i carnefici lo lasciarono agonizzare per circa un'ora. Tra le torture subite quella dell'evirazione davanti alla folla divertita dei carnefici: i suoi testicoli avvolti in una pagina del giornale Solidaridad obrera, l'organo di stampa ufficiale dei rivoluzionari, furono portati in trionfo nei caffè cittadini come monito per scongiurare possibili atti di contrasto.
Soffrirono anche i religiosi. Il 21 luglio 1936, un gruppo di armati fece irruzione in un monastero di Barcellona dopo aver fatto saltare la porta con la dinamite. Non trovando nessun oggetto di particolare pregio si accanirono sulle sepolture all'interno dell'edificio, trovando due sepolture recenti provvedevano ad estrarre i corpi di due suore per esporle sul sagrato, dopo averne fatto oggetto di scempio e dopo aver appiccato fuoco all'edificio. Le altre suore, ancora vive, trovate inermi furono insultate e minacciate di stupro. Poi i repubblicani, dopo aver usato i rosari delle religiose per torturarle stringendogli come un cappio attorno al collo le misero in fila per trascinarle in strada. Tutte fecero la fine descritta da Amparo Bosch Vilanova, una delle testimoni, che in seguito raccontò: «Le hanno messe in fila come se dovessero ricevere l’Ostia, le hanno spinte in strada dove c’era un camion in cui le gettarono come sacchi di patate, con una violenza tale da rompere loro le ossa». Il convoglio si diresse poi si diresse a San Andrés, dove le donne, dopo essere state sottoposte a lunghe torture, furono uccise. I corpi delle suore furono trovati accatastati. In tutto erano dieci, nove suore più una laica. Avevano ferite da armi da taglio sul petto e nelle parti intime, con i vestiti strappati e bucati da armi da fuoco.
Per descrivere la realtà rivoluzionaria Jesùs-Graciliano Gonzalez cita una relazione al governo del ministro Manuel de Irujo. De Irujo così descriveva la situazione:
«A. Tutti gli altari, immagini e oggetti di culto, salvo casi eccezionali, sono stati distrutti […]B. Tutte le chiese sono state chiuse al culto, che è stato universalmente soppresso […] E. Le chiese sono state convertite in magazzini di ogni tipo, mercati, garages […] G. Sacerdoti e religiosi sono stati incarcerati e fucilati a migliaia senza la formalizzazione dell’accusa, senza altro motivo conosciuto che la caratteristica di essere sacerdoti o religiosi»
La distruzione del patrimonio artistico spagnolo fu enorme ed irrecuperabile, la furia iconoclasta non risparmiò i grandi retabli gotici e gli esuberanti edifici barocchi. Le immagine sacre, esposte in pubblico, erano usate come bersaglio da tiro. La legge che proibiva l'esposizione pubblica di oggetti di culto portò alla profanazione delle tombe. Nei cimiteri le lapidi erano abbattute, le croci divelte. In numerose chiese i corpi dissotterrati erano sparsi sugli altari, lungo le navate dei templi e fuori dagli edifici. Il numero dei laici massacrati per il loro credo resta sconosciuto. Zeffirino Gimenez Malla, colpevole di aver difeso un sacerdote al momento dell’arresto fu fucilato mentre stringeva un rosario in mano da cui non aveva voluto separarsi. Erano distribuiti ai rivoluzionari combattenti liste con i nomi delle madri e delle sorelle dei nemici politici sacerdoti (in particolare dei gesuiti) e dei religiosi con i rispettivi indirizzi; l'abuso, di qualsiasi tipo, verso queste donne rimaneva impunito ed era anzi incoraggiato. In tutto questo quale fu il vero animo dei cattolici di Spagna lo rivela la lettera scritta da Bartolomé Blanco, operaio di 21 anni, che così si rivolge ai familiari in punto di morte:
«Conosco tutti i miei accusatori; arriverà il momento in cui anche voi li conoscerete; dovete comportarvi come io mi sono comportato, non perché valga qualcosa il mio esempio, ma perché vicinissimo alla morte mi sento anche vicinissimo a Dio nostro Signore, e il mio comportamento nei confronti di chi mi accusa è di misericordia e perdono. Sia questa la mia ultima volontà: perdono, perdono, perdono»

A questo link forniamo una piccola raccolta di foto documentative della crudeltà della rivoluzione spagnola.

Bibliografia

Arrigo Petacco, Viva la muerte! Mito e realtà della guerra civile spagnola 1936-1939, Mondadori 2008
Autore: Francois Feuardant
«La dottrina sacra è una scienza: in quanto poggia su princìpi conosciuti alla luce di una scienza superiore, cioè della scienza di Dio e dei beati»
Articoli recenti
Prof. Zichichi: «L'uomo non proviene dalla scimmia. Se è vero dimostratemelo»
La verginità: una panoramica patristico-agostiniana
La pretesa di verità del cristianesimo
Il concetto di libertà in san Tommaso d'Aquino
La vera rivoluzione spagnola
Info
Teologia Spicciola non rappresenta una testata giornalistica né è da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001. Gli articoli sono protetti da licenza Creative Commons.
Licenza Creative Commons
Tutte le attività del sito sono senza scopo di lucro.
Copyright © Teologia Spicciola. Tutti i diritti riservati.