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L'Anello e il Serpente biblico
Di David il 08-11-2017 - Tolkien

Sauron, venuto a conoscenza dell’immenso potere degli anelli, si introdusse in Eregion spacciandosi per Annatar, il “Signore dei Doni”: piacente d'aspetto e vestito come un nobile consigliere, sempre pronto a distribuire saggi suggerimenti. Annatar – che è in realtà Sauron – destò però alcuni sospetti nel re Gil-galad e in Elrond di Rivendell: questi infatti sospettavano che dietro le affascinanti parole ed i “saggi” consigli del Signore dei Doni vi fossero in realtà più losche intenzioni di quello che voleva far credere. Annatar/Sauron non esitò però anche in questo caso a dispensare un’altra delle sue “sagge” sentenze:
«Ma perché dunque la Terra di Mezzo dovrebbe restare per sempre desolata e buia, laddove gli Elfi potrebbero renderla altrettanto bella di Eresseä, che dico, perfino di Valinor? [...] Non è dunque nostro dovere di lavorare fianco a fianco al suo arricchimento e per l'elevazione di tutte le stirpi elfiche che vi si aggirano, all'oscuro del molto potere e della sapienza che sono di coloro che stanno al di là dal Mare?»1
Annatar si spacciava dunque per una sorta di pacificatore che intendeva forgiare questi oggetti di immenso potere per rendere più bella la Terra di Mezzo al fine di renderla simile a Valinor, una sorta di “Paradiso terrestre”.
Sauron sotto le mentite spoglie di Annatar
Fornendo istruzioni ai mastri artigiani dunque, Annatar/Sauron riuscì a pilotarne l’operato durante la forgiatura. Solo i tre anelli forgiati dal solo Celebrimbor, Narya, Nenya e Vilya, non furono corrotti dalla sua influenza, in quanto Annatar/Sauron non ne partecipò alla forgiatura.
Annatar/Sauron decise infine di forgiare in segreto un ultimo anello, l’Unico, che avrebbe dominato sugli altri. Appena lo indossò, tutti i portatori degli altri anelli furono consapevoli della verità e «sicché irati e impauriti, si sfilarono gli anelli»2. Svanita dunque la possibilità per Sauron di controllarli, decise di muovere guerra ai Noldor ingiungendogli di consegnargli tutti gli anelli del potere. Sauron riuscì dunque ad impadronirsi di tutti gli anelli, ad eccezione dei tre più potenti, quelli creati dal solo Celebrimbor, che rimasero in mano agli elfi. Degli altri sedici anelli Sauron, con l’intento di soggiogare Uomini e Nani al suo potere, ne distribuì nove ad altrettanti re degli Uomini che, resi schiavi dal loro potere, si trasformeranno in seguito in nove nazgûl, potenti spettri succubi dell’Oscuro Signore. Gli altri sette vennero dati ai Nani, i quali però, essendo stati creati da Aulë (un Vala), non potevano essere facilmente sottomessi con la magia. Tuttavia i sette portatori di questi anelli furono infiammati di un’irresistibile brama d’oro che li rese immensamente avidi, ricchi e potenti. Sauron allora tentò di recuperare gli anelli a loro donati, ma riuscì a riottenerne solo tre; gli altri infatti vennero distrutti nel fuoco dei draghi che conquistarono i regni dei nani.3
Anche i tre anelli rimasti in mano agli elfi, pur essendo puri dalla malvagità degli altri, erano sottoposti al controllo dell’Unico.
Così recita la Poesia dell’Anello:
«Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nell'oscurità incatenarli.
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende»4
Durante la battaglia di Dagorlad, l’umano Isildur, avendo visto morire durante lo scontro il fratello Anárion  ed il padre Elendil, insieme al re elfico Gil-galad, Ebbe la prontezza di tagliare il dito di Sauron sul quale indossava l’Unico anello con ciò che rimaneva della spada spezzata del padre.
Il terzultimo e penultimo verso della Poesia dell'Anello in lingua elfica
Sauron fuggì verso Est, ormai privato del suo potere. Isildur però non distrusse l’Anello, il quale, durante uno scontro con degli orchi nei Campi Iridati, sulla strada per Gran Burrone, venne perso. Isildur infatti per sfuggire ai nemici lo infilò al dito rendendosi invisibile, si gettò in un fiume ma nella fuga l’anello scivolò dal dito rendendolo nuovamente visibile. Gli orchi quindi, vistolo nel torrente lo uccisero con una freccia alla gola. Da quel momento dell’anello si perse ogni traccia.5
In questo periodo in cui l’Oscuro Signore era stato privato dell’Anello, gli elfi decisero di usare i loro tre anelli (in quanto non più soggetti al potere malvagio di Sauron) per curare e mantenere integri i luoghi dove abitavano. Tuttavia come spiega l’elfo Elrond a Frodo durante il consiglio di Gran Burrone, «tutto ciò ch'è stato compiuto da coloro che posseggono i Tre si volgerà contro di essi per distruggerli, e rivelerà a Sauron la loro mente ed il loro cuore, qualora il Nemico riconquistasse l'Unico. Allora sarebbe meglio che i Tre Anelli non fossero mai esistiti»6.

Il ruolo ricoperto da Sauron è straordinariamente simile alla figura di Lucifero nella Bibbia. Sauron infatti, sotto le mentite spoglie di Annatar, si presenta come «bello e saggio».
«Una maschera pur sempre poteva indossare, sì che, volendolo, era in grado di ingannare lo sguardo degli Uomini, apparendo loro bello e saggio»7
Anche Lucifero viene descritto come il più bello tra gli angeli e nel racconto della Genesi, raffigurato da un serpente, viene appellato come «il più astuto»8.
Sauron propone agli elfi di impadronirsi di un potere che tuttavia non è il loro: rendere la Terra di Mezzo più bella: la proposta dell'Oscuro Signore è di modificare l’ordine naturale della creazione, accusando una certa “mancanza di perfezione” nel creato.9 Un evento analogo viene riportato anche nella Bibbia, dove nel terzo capitolo della Genesi viene raccontato che il Serpente propone ad Adamo ed Eva quello che – secondo il Serpente – Dio non gli voleva dare.

Sauron e Melkor
©Phobs
Interessante da notare è che la tentazione introdotta da Sauron nel cuore degli elfi è ad immagine del “peccato” di Melkor, personaggio del Silmarillion, il quale all’origine dei tempi volle introdurre nella melodia che «Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilùvatar»10 aveva insegnato a lui e a tutti gli altri Ainur («i Santi, rampolli del suo pensiero» che «erano con lui prima che ogni altro fosse creato»11) note «frutto della propria immaginazione, che non erano in accordo con il tema di Ilùvatar»12. Il “peccato” proposto da Sauron è l’insubordinazione e l’orgoglio, lo stesso proposto dal Serpente nella Genesi.

Se il Serpente biblico seduce Adamo ed Eva con un frutto, Sauron lo fa con gli Anelli del Potere, di cui però si guarda bene di tenersi il più potente. Tuttavia non crea di sua mano tutti gli anelli, bensì subdolamente induce gli elfi a crearli al posto suo promettendogli grandi meraviglie; proprio come il Serpente della Genesi fa con i progenitori, promettendogli che mangiando del frutto dell’albero piantato nel centro del Giardino sarebbero diventati come Dio: «il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio»13.
Il Tentatore, sia nella Bibbia che – di riflesso – nel racconto di Tolkien, non si presenta certo per quello che è, ma sempre come un bene superiore a quello in cui si trova la povera vittima. Sauron, infatti, presentandosi come Annatar, si presenta come il “Signore dei Doni”, non certo come l'“Oscuro Signore”. Nelle vesti del Tentatore per eccellenza semina nel cuore della vittima la promessa di un bene superiore, di una liberazione dall’attuale stato di schiavitù. La tecnica è uguale a quella del Diavolo biblico.

È così che gli elfi si lasciano abbindolare dalle false promesse di Sauron/Annatar: pensando di fare il bene compiono il male. Pensando di passare ad uno stato di beatitudine superiore si rendono schiavi dell’ideatore dell’inganno.
Ed è parimenti così che Adamo ed Eva si lasciano abbindolare dalle false promesse del Serpente, il quale gli promette la libertà ma in realtà gli rende la schiavitù.

L’uomo biblico deve dunque lasciare il Giardino dell’Eden per vivere una vita di tribolazioni e di lotte interiori. Si trova a combattere tra bene e male in un faticosissimo e potenzialmente letale combattimento spirituale; sorte che tocca anche al possessore dell’Anello, il quale si trova costantemente sottoposto alla tentazione di cedere all’apparentemente irresistibile attrazione che l’anello esercita su di lui.
Come l’uomo biblico si troverà dalla Genesi fino all’Apocalisse in balia di questo turbamento interiore, sentendosi ora spinto al bene, ora al male, così il possessore-posseduto del/dall’anello si trova a dover combattere contro la tentazione di cedere al male.

I tre Anelli Elfici Narya, Nenya e Vilya
Nel fantastico mondo Tolkeniano gli unici che apparentemente sembrano immuni dall’influenza degli Anelli sono gli elfi,  i quali infatti sono in possesso degli unici tre anelli “puri”. Tuttavia, come già abbiamo riportato, l’elfo Elrond ha ben compreso che quegli anelli non sono in fin dei conti diversi dagli altri, anzi ne condividono la malvagità; una malvagità che è intrinseca all’intenzione con la quale sono stati forgiati: il potere, anche se questo potere verrà esercitato per un bene (apparente).
La malvagità di questi tre anelli infatti si estende anche al momento in cui l’Oscuro Signore non è più in possesso dell’Unico che controlla tutti gli altri. Gli elfi non si riconoscono più come amministratori di un potere conferitogli da qualcun altro, ma come possessori di un potere auto-nomo. A scegliere cos’è bene e cos’è male non è più il Dio Creatore (Eru, l’Uno, Ilùvatar), ma la creatura stessa, come era avvenuto nell’episodio di Melkor che inventa di propria fantasia le note della melodia divina.

L’Anello si presenta nel mondo fantastico di Tolkien come figura analoga del peccato.
Come il peccato, l'Anello nasce per diretta volontà di uno solo, ma le conseguenze che esso porta in sé si estendono su tutti gli esseri (umani e non). Come per volontà di Lucifero il peccato venne introdotto nel mondo, così per volontà di Melkor attraverso Sauron il potere degli anelli ed in particolare dell'Unico viene a corrompere Arda. Il peccato di uno solo porta con sé conseguenze che interessano il mondo intero.
Questo è quello che in teologia cristiana chiamiamo peccato originante per riferirci al peccato commesso da Adamo ed Eva, e peccato originato, ossia quella tendenza al peccato, l'attrazione che esso esercita in tutti gli uomini, che si trasmette di generazione in generazione. Ciò che viene trasmesso non è il peccato stesso, ma la tendenza ad esso, e così in Arda con l'Anello non viene trasmesso il "peccato" in sé, ma quel desiderio di potere che esso porta con sé, il desiderio del portatore di erigersi a Signore della Terra14.

1 J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, 362
2 Ivi, 363
3 Cfr. J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, 84
4 Ivi, 83
5 Cfr. Ivi, 85
6 Ivi, 339
7 J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, 365
8 Gen 3, 1
9 La creazione di Arda, il mondo dei racconti di Tolkien, viene descritta nel Silmarillion come opera di «Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilùvatar» (Silmarillion, 11)
10 J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion, 11
11 Ibid.
12 Ibid.
13 Gen 3, 5
14 Cfr. J.R.R. Tolkien, Lettere, n°183, 243
Autore: David
Un giovane studente di teologia appassionato soprattutto del periodo patristico e scolastico.

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