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Protestantesimo

Ecco come il sola Scriptura si autodistrugge

David / 14 Dec, 2017

Uno dei cinque "sola", uno dei cinque grandi capisaldi del pensiero protestante è il principio del sola Scriptura. Con questa formula i protestanti intendono sostenere la tesi per la quale «soltanto la Scrittura è autorevole per la fede e la pratica dei cristiani»1. Questo si pone in aperto contrasto con il pensiero della Chiesa: quest’ultima infatti sostiene che basi su cui poggia la fede sono sia la Scrittura che la Tradizione.Ciò che ai nostri cari “amici” scismatici sfugge è che la Scrittura stessa è la trasposizione scritta di una tradizione orale, la Traditio apostolica. Come ormai quasi tutti sanno, la redazione dei testi scritturistici del Nuovo Testamento risale a non prima del 50 d.C. per le prime lettere paoline e circa al 70 d.C. per il primo vangelo (Mc).

Gli autori dei primi tre vangeli (Mc, Mt, Lc), inoltre, non sono testimoni oculari diretti di ciò che raccontano, ma mettono per iscritto ciò che ricevono oralmente dalla bocca degli apostoli. Marco sarebbe discepolo di Pietro e Luca di Paolo (che divenne apostolo solo dopo la morte di Gesù). Il vangelo di Matteo sarebbe invece la trascrizione – secondo alcuni ad opera di un suo discepolo – della predicazione orale di questo apostolo.

L’unico evangelista che è anche diretto testimone oculare sarebbe dunque Giovanni, il quale scrive il suo vangelo solo intorno all’85-90 d.C.

Ciò per mostrare come sia intrinseco alla natura della Scrittura essere una trasposizione della predicazione orale degli apostoli, certamente fondata su quella di Gesù stesso. Da notare, fin da subito, è dunque che già la Scrittura si presenta come un racconto mediato. Gesù non ha mai scritto nulla sul proprio conto, dunque richiamarsi al sola Scriptura non è affatto richiamarsi alla sola autorità di Cristo, ma insieme alla sua, a quella degli apostoli e dei loro discepoli, autori dei vangeli e degli altri testi del Nuovo Testamento. Il sola Scriptura rimanda quindi direttamente all’autorità della Tradizione, limitando però quest’ultima alla sola tradizione scritta: la Scrittura non è altro infatti se non la trascrizione della tradizione orale.

Il vangelo di Matteo riporta le seguenti parole di Gesù rivolte ai dodici apostoli: «Chi accoglie voi accoglie me»2. Gesù affida il suo messaggio alle parole degli apostoli: «non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi»3.

Dopo aver mostrato come sia proprio della Scrittura essere Tradizione, viene da sé che l’affermazione protestante secondo la quale «per secoli la Chiesa Cattolica Romana aveva reso le sue tradizioni di autorità superiore alla Bibbia»4 viene ad autodistruggersi in quanto la Tradizione della Chiesa Cattolica è la tradizione apostolica, fonte della Scrittura. Tra Tradizione e Scrittura c’è dunque coincidenza di autorità: una non può prevalere sull’altra in quanto una è la fonte dell’altra; le due si differenziano solamente nel mezzo. Sarebbe più opportuno dunque non parlare di Tradizione e Scrittura ma di Tradizione orale e Tradizione scritta.

A questo punto una possibile obiezione potrebbe essere che la Tradizione orale come intesa fin’ora si limita alla tradizione cronologicamente più prossima alla morte di Cristo e non può estendersi fino ai nostri giorni. La Tradizione orale non gode infatti (secondo quest’obiezione) di quella “intoccabilità”,  “immutabilità” di cui gode invece la tradizione scritta. Dunque, dopo circa duemila anni dalla morte di Cristo, la Tradizione orale non può più ritenersi affidabile.

A questa obiezione dovrebbe essere però accostato un canone, una misura scientifica: da quale data in poi la tradizione orale non è più ritenibile affidabile e fedele alla predicazione di Gesù? Servirebbe una misura precisa, una data, un punto sulla linea della storia. Il 100 d.C.? Forse il 130 d.C, quando fu scritto l’ultimo libro del Nuovo testamento? Questa rimane una domanda senza risposta. Rispondere affermando che l’affidabilità della predicazione orale diminuisce con l’allontanarsi dalla data è enormemente pericoloso: già l’insegnamento contenuto negli scritti neotestamentari sarebbe infatti da ritenersi non del tutto affidabile in quanto redatto successivamente alla data della morte di Cristo, il ché porterebbe all’aporia dell’inaccessibilità al vero insegnamento di Cristo perché l’intera Scrittura (almeno quella neotestamentaria) sarebbe sottoponibile al dubbio senza poter fornire alcuna risposta certa.

L’unica soluzione possibile è riconoscere la Tradizione scritta (la Scrittura, appunto) come canone di affidabilità della Tradizione orale, la quale fin dall’inizio l’ha prodotta come tale. La Lettera ai Galati riporta: «Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema!»5: l’attenzione va spontaneamente al termine «predicare». San Paolo, autore della lettera, non scrive «il vangelo che vi abbiamo scritto», ma usa il termine «εὐηγγελισάμεθα – abbiamo annunciato». I testi dunque, ad oggi, dopo quasi due millenni, saranno il fondamento della predicazione orale, ma la predicazione orale non può esaurirsi nel solo contenuto della Scrittura in quanto, come promette Gesù ai dodici, «non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi»6.  Tale promessa si estende ai loro successori in virtù della promessa stessa: la successione apostolica deriva proprio dalle parole degli apostoli, i quali fin da subito, quando portano l’annuncio di Cristo in nuovi luoghi, nominano un responsabile che faccia le loro veci. La tradizione apostolica, fin da subito attestatasi per opera degli stessi apostoli, gode dunque della stessa affidabilità della loro predicazione sulla base della promessa di Cristo stesso: «Chi accoglie voi accoglie me»7.

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1 «Che cos’è il sola Scriptura?» in GotQuestions.org

2 Mt 10, 40

3 Mt 10, 20

4 «Che cos’è il sola Scriptura?» in GotQuestions.org

5 Gal 1, 8

6 Mt 10, 20

7 Mt 10, 40

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