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Liturgia

Come bisogna comportarsi di fronte agli abusi liturgici?

07 Dec, 2017
Molte, sempre troppe volte ci troviamo ad assistere nelle chiese a numerosi abusi liturgici.

Prima di proseguire è doveroso però chiarire cosa sia un «abuso liturgico». Con questi termini ci si riferisce ad un allontanamento (lat. ab) dall’uso corretto (lat. uti) della liturgia, ovvero l’allontanamento, la deviazione, da quanto è indicato nelle rubriche del messale.Nel Codice di Diritto Canonico attualmente vigente leggiamo che:
Can. 212 §2-3: «I fedeli sono liberi di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità, soprattutto spirituali, e i propri desideri.
In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l'integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità delle persone»

Il fedele che dunque assiste ad un abuso liturgico ha non solo il diritto, ma anche e soprattutto il dovere di operarsi per far sì che ciò non accada più. Nell’istruzione della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti Redemptionis sacramentum, al capitolo VIII viene trattato proprio il tema degli abusi liturgici. Qui viene infatti specificato che:
In modo assolutamente particolare tutti, secondo le possibilità, facciano sì che il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia sia custodito da ogni forma di irriverenza e aberrazione e tutti gli abusi vengano completamente corretti. Questo è compito della massima importanza per tutti e per ciascuno, e tutti sono tenuti a compiere tale opera, senza alcun favoritismo
Cosa dunque, in senso pratico, può essere operato da un fedele laico “comune” per contrastare gli abusi liturgici?

Come ci ammonisce il Vangelo stesso, «se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo»1. Il fedele quindi, in privata sede (dopo essersi accuratamente informato riguardo l’oggetto che vorrebbe contestare2), può – anzi dovrebbe – accostarsi al sacerdote responsabile dell’abuso e presentargli i propri dubbi in merito. Nel caso in cui l’abuso non sia palesemente tale, segreto di una dialettica efficace può essere l’accostarsi al sacerdote chiedendo delucidazioni in merito a quello che sembra un abuso liturgico con umiltà. Dopodiché si potrà proseguire con l’esposizione delle proprie ragioni, sempre mantenendo un tono di carità e rispetto. Non bisogna mai dimenticare che, almeno dal punto di vista “istituzionale”, l’esperto di liturgia è il sacerdote e non il fedele laico. Nel caso in cui mediante questo scambio non si sia ancora raggiunto l’effetto desiderato, si potranno portare le prove delle proprie ragioni: citare le rubriche del Messale Romano stesso è quasi sempre la soluzione migliore.

Non sempre però tutto ciò è sufficiente: «se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni»3. Parlare a nome e in presenza di un piccolo gruppo di persone (due o tre) molte volte può risultare efficace in quanto agli occhi del sacerdote la contestazione sarà vista meno come un “puntiglio personale” e assumerà un tono più oggettivo e impersonale.

La contestazione deve mantenersi sempre in un tono di carità e deve – entro i limiti del possibile – rimanere nella sfera della relazione privata fedele-sacerdote: coinvolgere l’intera comunità parrocchiale andrebbe a ledere il «rispetto verso i Pastori»4.

Se dovesse risultare inefficace anche questo secondo tentativo sarà necessario rivolgersi alle istituzioni:
Ogni cattolico, sia Sacerdote sia Diacono sia fedele laico, ha il diritto di sporgere querela su un abuso liturgico presso il Vescovo diocesano o l’Ordinario competente a quegli equiparato dal diritto o alla Sede Apostolica in virtù del primato del Romano Pontefice. È bene, tuttavia, che la segnalazione o la querela sia, per quanto possibile, presentata dapprima al Vescovo diocesano. Ciò avvenga sempre con spirito di verità e carità»5
Per maggior correttezza, prima di sporgere querela, è opportuno avvisare in spirito di carità l’interessato di questa intenzione.

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1 Mt 18, 15

2 Si vedano soprattutto le rubriche del Messale Romano stesso.

3 Mt 18, 16

4 Can. 212 §3

5 Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti Redemptionis sacramentum,  184

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