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Sacramenti

La via dei Sacramenti: l'Augustissimo Sacramento

Lowe Feuerspucker / 17 Dec, 2017

Eccoci giunti ad uno degli interventi più importanti - a nostro parere – all'interno del nostro percorso su quella che abbiamo chiamato «via dei Sacramenti».In questo articolo tratteremo infatti l'Augustissimo Sacramento dell'Eucarestia, che nel CIC del 1983 gode dell'ampio spazio dal can. 897 al can. 958; in realtà questi canoni si riferiscono all'Eucarestia in quanto sacramento e quindi all'interno del diritto sacramentale1; non mancano invero entro tutto il Codex numerossisimi canoni che fanno riferimento al SS.mo Sacramento (es. cann. 276 §2, n.2; 663; 719; 866; 1065; 369 etc.). Ovviamente cercheremo di seguire il modus delle scorse volte, adottando forse cambiamenti necessari per talune questioni che toccano in modo esclusivo l'Augustissimo Sacramento.
Il titulus III del Liber IV è diviso in tre capitoli: sulla celebrazione, sulla conservazione dell'Eucarestia, ed infine sulle offerte per la Santa Messa. Nel primo capitolo troviamo quattro articoli che trattano del ministro, dei partecipanti etc.
Nella vecchia Codificazione del 1917 c’erano solo 2 capitoli dedicati al Santissimo Sacramento; mentre la conservazione era trattata a parte, separando però di fatto l’elemento del sacrificio da quello della presenza reale e della comunione. Fortunatamente la nuova Codificazione ha posto rimedio alla svista, rendendo anche con le sue norme l'unità delle dimensioni sopra dette. Le norme sulle offerte nel CIC 1983 vennero inserite nel terzo capitolo, anche se può sembrare una forzatura perché c’è già una sezione del CIC sui beni temporali della Chiesa.
Nel CCEO, la Codificazione per le Chiese orientali cattoliche, ci sono solamente 20 canoni a proposito dell'Augustissimo Sacramento; il CIC 1983 ne conta 61, altro elemento che depone a favore del mondo latino.
Ultima premessa: molte delle modifiche apportate con la promulgazione del CIC 1983 hanno a che fare con la Sacrosantum Concilium2 e anche con gli altri atti precedenti il Concilio Vaticano II. Venne introdotta ad esempio la così detta Messa vespertina del sabato, venne introdotta la concelebrazione, che prima del concilio era impensabile; venne data la possibilità di ministri straordinari per la comunione.


Definizione e caratteristiche principali.
Il c.897 dà una definizione dell’Eucarestia. È una definizione bella, ma certamente poco sobria e molto barocca: sono utili molto di più i nrr.1322-1419 del Catechismo della Chiesa Cattolica. Nella definizione abbiamo tuttavia gli elementi utili, necessari a considerare il valore della Eucarestia. Vogliamo comunque riportare per intero il canone:

Augustissimum Sacramentum est sanctissima Eucharistia, in qua ipsemet Christus Dominus continetur, offertur et sumitur, et qua continuo vivit et crescit Ecclesia. Sacrificium eucharisticum, memoriale mortis et resurrectionis Domini, in quo Sacrificium crucis in saecula perpetuatur, totius cultus et vitae christianae est culmen et fons, quo significatur et efficitur unitas populi Dei et corporis Christi aedificatio perficitur. Cetera enim sacramenta et omnia ecclesiastica apostolatus opera cum sanctissima Eucharistia cohaerent et ad eam ordinantur.
Augustissimo sacramento è la santissima Eucaristia, nella quale lo stesso Cristo Signore è presente, viene offerto ed è assunto, e mediante la quale continuamente vive e cresce la Chiesa. Il Sacrificio eucaristico, memoriale della morte e della risurrezione del Signore, nel quale si perpetua nei secoli il Sacrificio della croce, è culmine e fonte di tutto il culto e della vita cristiana, mediante il quale è significata e prodotta l'unità del popolo di Dio e si compie l'edificazione del Corpo di Cristo. Gli altri sacramenti infatti e tutte le opere ecclesiastiche di apostolato sono strettamente uniti alla santissima Eucaristia e ad essa sono ordinati.


Oggi le norme sull'Augustissimo Sacramento raccolgono tutte e tre quelle dimensioni relative al Sacramento; così anche in questo canone troviamo la presenza reale (continetur) il sacrificio (offeretur) ed il convivio (sumitur). Possiamo anche percepire tutta la storia della Chiesa legata strettamente all’Eucarestia: essa dipende in gran parte dalla rilevanza data ad una delle tre dimensioni eucaristiche; per dirla brevemente, pensiamo a come, nelle diverse epoche, via via che si affermava e maturava la dottrina a proposito, cambiarono anche solo le strutture architettoniche delle chiese. In generale tutta la materia del III titolo è impostata seguendo le tre dimensioni del c.897. Sulla spinta di Sacrosanctum Concilium poi non manca la peculiarità del memoriale, la produzione dell’unità del popolo di Dio per mezzo dell’Eucarestia – «fons et culmen»3. Nel canone seguente, 898, ritroviamo le tre dimensioni eucaristiche applicate come doveri ai fedeli ed ai pastori: partem habentes, recipientes, illustrantes. Qui si punta sulla presenza di Cristo per parlare della partecipazione alla Messa, della comunione frequente e della venerazione per l’Eucarestia. Il c.899 parte dalle tre dimensioni per ricordare che l’Eucarestia è azione di Cristo nella Chiesa e di Cristo con la Chiesa, sottolineando la presenza reale e la dimensione conviviale. Il §2 in particolare ci illustra la partecipazione che avviene in diversi modi da parte dell’assemblea – ciascuno ha un proprio ordine e compito liturgico.


Elementi essenziali
Il c.924 indica la materia dell’Eucarestia: pane di frumento, vino di vite. Il pane ed il vino non devono essere alterati. In merito alla celiachia, dagli anni ’90 si possono usare ostie con una minima parte di glutine; altrimenti è possibile comunicarsi solo sotto la specie del vino. Nel caso in cui vi sia alcolismo, specie per il sacerdote, al posto del vino vero e proprio si può usare il mustum, il mosto, perché non è ancora iniziata la fermentazione. Dal 2003 gli Ordinari devono regolarsi in merito all’ammissione agli ordini anche in base ad allergie ed intolleranze, discernendo caso per caso.
Il c.925 afferma che solitamente la comunione va data sotto una sola specie; in alcuni casi però sotto entrambe.
Il sacerdote deve usare il pane azzimo, secondo un’antica tradizione. In Oriente i cattolici usano il pane vero tagliato a pezzetti, invece delle ostie.
Il c.927 vieta di consacrare fuori della Messa o di consacrare solo il vino o solo il pane. Anche se ciò accadesse comunque la consacrazione sarebbe ritenuta per lo più valida.
La celebrazione deve essere in lingua latina o in altra lingua. Le lingue vernacolari sono ammesse sullo stesso piano del latino.
Il c.929 parla delle vesti dei sacerdoti. Il c.930 parla dei sacerdoti con difficoltà motorie che hanno speciali permessi.


Il ministro dell'Eucarestia
I canoni a proposito (cann. 900-911) stabiliscono come valida e lecita l’Eucarestia celebrata nella persona di Cristo solo dal sacerdote validamente ordinato e non impedito da pene canoniche. Il «conficere»4 del testo latino è stato tradotto con «celebrare»; a noi sembra meglio «effettuare» però, in merito alla consacrazione effettiva in persona Christi. È necessario inoltre seguire le dovute disposizioni liturgiche e canoniche per la celebrazione.
La Santa Messa può essere applicata per chiunque (can. 901), sia vivo sia morto, dal sacerdote: non è la Messa stessa finalizzata ad una sola intenzione, ma il frutto ministeriale del sacerdozio, a seconda del volere del sacerdote o ad mentem offerentis.
Il c.902 afferma che è ammessa la concelebrazione, ma non in forma singola in contemporanea nella stessa chiesa o oratorio e comunque a meno che l’utilità dei fedeli non richieda altro. Non è imposta la concelebrazione, ma è una possibilità. A tale proposito vogliamo introdurre una breve riflessione personale: il momento della celebrazione eucaristica è non solo per il popolo di Dio, ma anche per il presbitero; vivere questo momento come unico celebrante non è necessariamente la resa di una tendenza esclusivista, ma la concreta possibilità per quel solo celebrante di vivere ancor più intensamente la propria chiamata sacerdotale ed apprezzare maggiormente il momento – secondo un adagio che facciamo nostro «celebra ogni volta come fosse la prima e l'ultima insieme!».
Il c.903 dice che un sacerdote può essere ammesso a celebrare solo se fornito di un «celebret», emesso entro l’anno, o se fornito di un valido certificato. Non si tratta ovviamente di un patentino per l'Eucarestia: basterebbe infatti l'ordinazione sacerdotale; piuttosto è una misura cautelativa per tutelare la dignità e l'onore da tributarsi al Sacramento, che non possono essere messi a rischio in nessun caso e per nessun motivo.
I sacerdoti inoltre devono celebrare almeno ogni giorno, frequentemente. Si ammette anche la celebrazione senza i fedeli, perché è comunque un atto di Cristo e della Chiesa. Questo canone va letto insieme al c.906, che raccomanda invece di celebrare alla presenza di fedeli. Normalmente al sacerdote è vietato celebrare più di una Messa al giorno (can. 905 §§1-2), sia singolarmente sia in forma concelebrata. Due eccezioni sono però contemplate: il 2 novembre – una Messa per i defunti e una secondo intenzione; il 25 dicembre – fino a tre Messe. Esistono però casi in cui la penuria di sacerdoti spinge gli Ordinari a concedere che celebrino più di una Messa al giorno.
Il Codex afferma giustamente poi che alcune parti della celebrazione eucaristica sono proibite ai diaconi e ai laici. Il c.908 aggiunge il divieto di celebrare l’Eucarestia con coloro che non sono in comunione con la Chiesa5. Il c.909 raccomanda di prepararsi diligentemente con la preghiera prima dell’Eucarestia, rendendo poi grazie a Dio dopo la celebrazione, per invocare ancora più frutti di grazia.
Il c.910 parla del ministro della comunione che può essere ordinario (§1) o straordinario (§2). A questo proposito ci esprimiamo contro l'ipotesi paventata nel secondo paragrafo. Oggi i ministri – spesso donne – straordinari dell'Eucarestia sono i monopolisti in talune parrocchie ed unità pastorali dell'Eucarestia medesima; si tratta di una pratica mal compresa e fors'anche errata in toto, cui il Codice ha contribuito – anche se in realtà sottolineando sempre la dimensione eccezionale e straordinaria della cosa.
Il c.911 dice che il Viatico è un dovere che riguarda il Parroco, i cappellani, i superiori (§1) o qualsiasi altro debitamente delegato o che informi il legittimo ministro dopo avere portato il Viatico (§2).


Chi si accosta all'Eucarestia e chi può riceverla
Il soggetto della comunione6 è indicato come il battezzato che non abbia alcuna proibizione – si parla di battezzati e non di cattolici; non comprendiamo esattamente questa scelta terminologica.
Da una parte esiste il diritto a ricevere i sacramenti (can. 213); dall’altra sappiamo che i sacramenti vanno dati a chi li chiede. Ogni cristiano in virtù del battesimo è ammesso alla comunione, a meno che non si possa presumere il contrario; ciò non esclude infatti le limitazioni del diritto a scopo cautelativo. I battezzati non in comunione con la Chiesa non possono essere ammessi alla comunione (can. 844); quelli in comunione possono accedervi se hanno sufficiente conoscenza dell'Eucarestia, se hanno già avuto questa iniziazione (cann. 915-916). Il c.913 parla delle comunione ai bambini (§1) anche in circostanze di pericolo di morte (§2). Ai bambini si richiedono, in circostanze normali: un’accurata conoscenza e preparazione al mistero di Cristo; in altri casi si richiede che almeno sappiano distinguere il cibo comune dal Corpo di Cristo. A proposito, la preparazione dei bambini è compito dei genitori e del parroco. L’età minima è quella dei 7 anni compiuti, l’età della ragione, oltre la quale ci deve essere nel bambino una sufficiente disposizione nonché un sufficiente uso della ragione.


Chi non può riceverla
Il c.915 nega l’accesso all’Eucarestia per gli scomunicati, gli interdetti e quelli che perseverano in peccato grave manifesto. Quando la pena viene dichiarata, anche allora si nega l’accesso all’Eucarestia. Coloro che perseverano nel peccato nei grandi conglomerati urbani sono tuttavia difficili da individuare e controllare: pensiamo ai divorziati risposati, alle unioni di fatto. A proposito è oggi necessario considerare l’apporto dell'Esortazione Post-sinodale Amoris Laetitia – di recente la Santa Sede ha inserito negli Acta Apostolicae Sedis un documento sufficientemente fumoso sui soggetti «sensibili» e sul loro accesso all'Eucarestia7.
Il c.916 prescrive in generale la confessione sacramentale prima della comunione e della celebrazione della Eucarestia per i sacerdoti. Chiaro che la confessione è indispensabile in caso ci si trovi in stato di peccato mortale.
L'Eucarestia può essere ricevuta al massimo due volte al giorno – in caso di pericolo di morte anche tre volte – solo all’interno della Santa Messa, fatto salvo il Viatico (can. 921 §2). Il c.918 raccomanda infatti di comunicarsi durante la Messa.


Ulteriori prescrizioni sui soggetti dell'Eucarestia
Il c.919 parla del digiuno prima della Messa – che non esclude l’assunzione di acqua o medicine (§1). Oggi il digiuno deve osservarsi almeno per un’ora prima della Messa, anche se per anziani e malati possono esserci eccezioni (§3). I sacerdoti (§2) se celebrano più di due Messe possono prendere qualche cosa tra la seconda e la terza Messa, anche se fosse passata meno di un’ora. La vecchia legislazione prevedeva il digiuno assoluto dalla mezzanotte – quindi dal dopo cena della sera prima.
Il c.920 ricorda che i fedeli devono comunicarsi almeno una volta all’anno, nel così detto precetto pasquale, dopo essersi confessati. Questo canone riguarda tutti i fedeli iniziati alla Eucarestia. Il c.921 parla del Viatico, che possono ricevere i fedeli in pericolo di morte; la normativa raccomanda di non dilazionare il Viatico: la comunione va amministrata comunque mentre il fedele è il più possibile cosciente.
Il c.923 dice che ci si può comunicare in qualsiasi rito cattolico – eccetto i casi del c.844. A proposito di questa possibilità, assistiamo oggi come non mai a tendenze spesso volgarmente modaiuole per cui fedeli cattolici latini si comunicano in altri riti per il solo piacere di qualche sbuffo di incenso in più, o per poter ammirare parati liturgici orientali; siamo sicuri che non sia, in certa misura, una pratica lesiva della dignità del Sacramento?


Altre prescrizioni specifiche sull'Eucarestia
Il c.931 afferma che la celebrazione può essere compiuta a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno, a meno che non si tratti del Venerdì della Passione o di altri casi eccezionali.
Il c.932 raccomanda che la celebrazione avvenga in un luogo sacro. Il c.933 afferma che i assenza di un luogo sacro, si può celebrare in una Chiesa non cattolica, dopo avere ottenuto il permesso dell’Ordinario. Nel II capitolo troviamo le norme sulla venerazione e conservazione dell’Eucarestia. I cc.934-944 contengono molte informazioni dettagliate. Il c.934 dice come e dove conservare l’Eucarestia. Un tempo il Santissimo era conservato solo per il Viatico; poi si diffuse la conservazione per ribadire la presenza reale e poter tributare la giusta venerazione. Il c.935 indica il divieto generale di conservare per sé il Santissimo. Il c.936 indica dove invece possono essere conservate le specie eucaristiche. È stabilita una certa differenza tra i luoghi dove deve essere presente l’Eucarestia8 (§1) e quelli dove invece può essere conservata (§2). In generale ovunque sia presente l’Eucarestia ci deve essere anche qualcuno che se ne occupi e vi si devono celebrare almeno due Messe al mese; inoltre le specie vanno rinnovate con frequenza (can. 939). Solitamente per conservare l’Eucarestia in altri luoghi da quelli previsti, serve il permesso dell’Ordinario. Il c.937 raccomanda di garantire l’accesso dei fedeli all’Eucarestia nelle chiese dove sia conservato il Santissimo. Il c.938 spiega e descrive il tabernacolo: funzione, composizione, fattura e conservazione della chiave. Il c.939 raccomanda di rinnovare le specie con frequenza. Il c.940 raccomanda la presenza di una lampada posta davanti il tabernacolo. Il c.941 parla delle esposizioni del Santissimo, sia con la pisside sia con un ostensorio seguendo le disposizioni dei libri liturgici – a meno che non sia durante una Messa. Il c.942 raccomanda di eseguire una esposizione del Santissimo almeno una volta all’anno. Il c.943 parla del ministro dell’esposizione: se è prevista anche una benedizione è il sacerdote o il diacono; se non è prevista la benedizione, allora è anche un accolito o un ministro straordinario. Il c.944 raccomanda le processioni pubbliche con il Santissimo, specie in occasione della festa del Corpus Domini, come pubblica testimonianza di venerazione e devozione.


Le offerte per la Santa Messa
Il capitolo III parla delle offerte della Messa ai canoni 945-958. Il c.945 parla della liceità di riscossione delle offerte, ma raccomanda anche di celebrare anche se queste mancassero. Il c.946 descrive il senso delle offerte, che sono liberi contributi dei fedeli per il sostentamento della Chiesa. Il c.947 raccomanda di evitare l’apparenza di contrattazione per le offerte per la Messa. È vero che la natura dell’offerta rimanda ad un do ut des, quindi è in sé, in certa misura, una contrattazione; a maggior ragione allora una volta che si accetta l’offerta si deve celebrare la Messa – è una sorta di obbligo morale e giuridico. Le Messe dovrebbero essere celebrate come distinte per le singole intenzioni con le offerte, evitando di accorparle tutte – nei limiti del possibile. Il c.949 dice che se l’offerta per una Messa viene smarrita o va perduta, la Messa deve comunque essere celebrata secondo l’intenzione dell’offerente. Se ci sono offerte notevoli e sostanziose, queste vanno divise in varie Messe.
Al sacerdote è vietato tenere per sé più di una offerta al giorno per le Messe celebrate. Il c.952 regola le offerte minime e massime, lasciando una certa autonomia alle leggi particolari emesse in merito dalle Conferenze Episcopali. Il c.953 vieta di accettare offerte per Messe che non possono essere soddisfatte entro l’anno. I canoni 955-957 riguardano nello specifico le responsabilità sulle Messe da celebrare e le intenzioni delle offerte. Il c.958 raccomanda di tenere registri per registrare le offerte e le Messe e le intenzioni.

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1Siamo nel Liber IV sul Munus sanctificandi. A proposito, consigliamo la lettura dell'articolo introduttivo di questa serie: La via dei sacramenti: introduzione .

2Paolo VI, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium; vedere in particolare il nr.10.

3Sacrosanctum Concilium, 10.

4Can. 900.

5A proposito sarebbe interessante approfondire le giustificazioni addotte da certuni pastori e Vescovi che si dilettano in sacrileghi attentati insieme ad eretici protestanti.

6Can. 912.

7Cf. I così detti Criterios básicos para la aplicación del capítulo VIII de Amoris laetitia, editi dai Vescovi argentini ed inseriti in AAS 2016, pgg. 1071-1074; si tratta di Magistero per volontà del Pontefice, che l'ha indicata come unica possibile interpretazione.

8Ad esempio Chiese, oratori, cappelle di istituti e/o case religiose etc.

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