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Sacramentali

Il segno della Croce

David / 16 Jan, 2016
Forse il gesto che i cristiani ripetono più spesso (o almeno si spera) è quello della Croce. A messa si comincia col segno della Croce e si finisce col segno della Croce; lo si fa prima di mangiare, quando si prega, e in tante altre occasioni.Il primo scrittore cristiano di lingua latina, Tertulliano, nel secondo secolo scrisse: «Per tutte le nostre azioni, quando entriamo od usciamo, quando ci vestiamo o facciamo il bagno, seduti a tavola o accendendo una cande­la, quando andiamo a dormire o a sederci, all'inizio del nostro lavoro, facciamoci il segno della croce» [La corona dei soldati, III, 4].
Oltre che nei momenti della vita quotidiana, questo segno viene fatto anche durante i sacramenti: nel Battesimo quando si segna il catecumeno, nell’Eucaristia (nel rito antico) quando viene consacrata l’ostia e quando viene data ai fedeli, nella Cresima quando viene unta la fronte del fedele con l’olio santo e anche nell’ultimo momento della nostra vita, quando riceviamo l’Unzione degli infermi.

Questo segno è un sacramentale: «segni sacri con cui, per una qualche imitazione dei sacramenti, vengono significati e ottenuti per l'impetrazione della Chiesa, effetti soprattutto spirituali» [CIC, can. 1166]. Come diceva San Gaudenzio, esso è «una invincibile armatu­ra dei cristiani» contro gli attacchi del demonio.

In pochi però, quando si segnano, pensano alla profondità di tale gesto. Il segno della Croce è infatti pregno di significati: esso ci ricorda in primo luogo il fondamento della fede cristiana: la Trinità. Dio è in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Padre è il creatore del cielo e della terra, padre celeste del mondo e di tutto quanto esso contiene; il Figlio è generato dal Padre prima di tutti i secoli, il quale si incarnò in Gesù, il Cristo, per riscattare l’uomo dal peccato; lo Spirito Santo è l’amore che intercorre tra il Padre ed il Figlio.

Il secondo significato è quello della benedizione. Già nell’Antico Testamento, nel libro di Ezechiele (9, 4), vediamo che «Il Signore gli disse: "Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono"». Il Tau è a forma di "T" ed è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, che ha lo stesso significato dell’omega greca: indica la perfezione di Dio.
Già in uso da prima del II secolo, questo segno nel VI secolo vede una diramazione in due modalità (entrambe corrette): segnarsi con tre dita unite tra di loro e due piegate o con due dita stese e tra loro unite e le altre tre piegate. La scelta della modalità avveniva secondo il carattere che si voleva evidenziare. Se infatti il segno riportato sul proprio busto con la prima modalità (tre dita unite) ricordava la Trinità, con le altre due dita piegate che indicavano l’incarnazione del Figlio nella natura umana; nella seconda modalità veniva ricordata la duplice natura del Cristo: umana e divina. I cristiani ortodossi adottano la prima modalità, dandogli entrambi i significati: le tre dita unite (pollice, indice e medio) indicano la Trinità, mentre le altre due (anulare e mignolo) sono piegate, stese sul palmo, per indicare l’incarnazione del Figlio sotto le due nature.

Infine il terzo significato si riferisce al «perché» della nostra esistenza. Come possiamo leggere nel Catechismo di Baltimora, la risposta alla domanda «Perché Dio ha creato l’uomo?» è «per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita così da vivere in eterno con Lui nella vita che verrà». Riprendendo questi tre punti il segno della Croce parte dalla fronte: «conoscerlo», prosegue sul petto: «amarlo» e conclude sulle spalle, dove le braccia sono attaccate al corpo: «servirlo».
L’ordine non è casuale: per amarlo bisogna infatti prima averlo conosciuto e per servirlo bisogna prima amarlo.
Anche prima della proclamazione del Vangelo durante la Messa, sia il sacerdote che i fedeli si segnano con tre segni di Croce: uno sulla fronte, uno sulle labbra e uno sul petto, che significano rispettivamente l’intenzione di conoscerlo con la nostra mente attraverso l’ascolto della Sua parola, di annunciarlo con le nostre labbra attraverso la testimonianza e la predicazione, e di accoglierlo nel nostro cuore.

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