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Sessualità

Perché le donne hanno reticenza a concedersi sessualmente?

David / 26 Apr, 2018
Domanda:
Perché le donne italiane hanno tanta paura a concedersi se poi il sesso è una forma inesauribile di piacere, migliora l'umore, fa dimagrire, rilassa? Meglio rimanere insoddisfatte?

Risposta:
La sessualità è oggi molto spesso ridotta a mera fonte di piacere fisico-psichico, ma ciò che essa è in realtà trascende di gran lunga il semplice appagamento fisico: la sessualità umana è simbolica, è un linguaggio, e come tutti i linguaggi rimanda ad una realtà altra da sé, che può essere positiva o negativa. La sessualità può essere espressione d’amore o di odio: la carezza può diventare schiaffo, l’abbraccio può diventare costrizione e possesso, l’atto sessuale può diventare stupro. Come linguaggio dunque, la sessualità umana ha anche il potere di esprimere uno degli aspetti fondamentali della vita: l’apertura (o la chiusura) all’altro.

L’atto sessuale è l’atto per eccellenza di donazione di sé e di accoglienza dell’altro: isolare una di queste due componenti significa privarlo di una parte essenziale. L’atto sessuale praticato solamente per ricevere piacere isola la componente dell’accogliere ed ignora totalmente quella del donare. Questa parzializzazione del significato della sessualità avviene per eccellenza nello stupro, ma anche in altri casi di sfruttamento più o meno consapevole e/o consenziente.

In alcuni casi anche quando c’è piena consensualità, ovvero quando due persone si concedono ad un uso strumentale di sé in cambio di piacere (ad esempio quando due persone ignorano del tutto la dimensione simbolico-comunicativa dell’atto sessuale e decidono di intrattenersi in una “avventura sessuale occasionale” per puro piacere), la dimensione del donarsi può essere del tutto o in parte assente. Per fare un'analogia si può pensare ad una persona che voglia fare un regalo molto costoso ad un’altra non per esprimerle affetto ma per ostentare la propria ricchezza.
La consensualità non è garante della correttezza morale dell’atto: anche un atto sessuale consensuale può vedere isolata la dimensione dell’avere, del ricevere a discapito della dimensione del dare.
Nel caso in cui la stimolazione sessuale dell’altro sia ricercata per una soddisfazione personale non si può parlare infatti di donazione perché anche in questo caso la finalità è ricevere appagamento nell’atto della stimolazione altrui, e non il vero donarsi.

L’atto sessuale, dunque, per essere compreso appieno, non può vedere isolata la sua parte materiale-corporea, ma deve essere considerato nella sua totalità di atto simbolico, composto dunque da una parte materiale e da una parte spirituale. Queste due componenti sono intrinsecamente connesse ed unite tra loro come nell’uomo corpo e anima formano un sinolo inscindibile. L’atto sessuale umano infatti è simbolo, linguaggio di un’unione che trascende il semplice accoppiamento: è simbolo e comunicazione dell’unione delle persone nella loro interezza, anima e corpo.

L’atto sessuale è di dimensioni talmente inestimabili che non può neanche essere ristretto nella comunicazione di sé all’altro, ma - quando pienamente e correttamente esercitato - sfocia inevitabilmente nella generazione di una vita, sigillo dell’unione tra marito e moglie e simbolo per eccellenza della donazione incondizionata di sé e del pieno e gratuito accoglimento dell’altro. La vita che scaturisce dall’atto sessuale è l’incarnazione dell’amore tra marito e moglie ed è ciò che più eminentemente può esprimere donazione e accoglimento incondizionati: i genitori donano tutti sé stessi ai propri figli, dedicano a loro tutta la propria vita senza pretendere nulla in cambio; i genitori accolgono in ogni caso e incondizionatamente i propri figli, qualsiasi cosa un figlio possa fare, anche contro i genitori, qualora tornasse da loro per riconciliarvisi, troverebbe braccia aperte pronte ad accoglierlo.

La dimensione procreativa (inscindibile dall’atto sessuale) è - oltre alle motivazioni già date - un’ulteriore causa della reticenza all’atto sessuale da parte delle donne: saranno loro infatti, in caso di malfunzionamento dell’eventuale metodo contraccettivo, a dover intraprendere la gravidanza in caso di “fuga” o disinteresse da parte del padre del bambino. La reticenza all’atto sessuale da parte femminile è motivato dal desiderio di difesa di sé.
Da notare inoltre è che qualora si usino metodi contraccettivi ci si assume il “rischio” (anche se fa rabbrividire ridurre la vita umana a rischio) di generare una vita, con le dovute conseguenze di una paternità e/o maternità responsabile.
Nel caso inoltre in cui si viva in uno stato dove è consentito l’aborto, l’uomo avrà anche la corresponsabilità dell’omicidio del bambino nel caso in cui la madre decida di abortire.

Ecco quindi la risposta alla tua domanda: grazie a Dio la riduzione della sessualità a mera fonte di appagamento personale non ha ancora pervaso tutta la popolazione italiana (e non), la quale riconosce all’atto sessuale un valore ben più alto del mero appagamento personale.

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