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Teologia Pastorale

La catechesi permanente

Aquinas / 22 May, 2018

Uno dei principali problemi che affliggono la Chiesa e quel che resta della languente “societas christiana” è senz’altro il problema dell'ignoranza religiosa, ed è di questo che vorrei trattare nella mia prima collaborazione con Teologia Spicciola. Scrivo che si tratta di uno dei principali perché purtroppo non è l'unico. Perché se è vero che l'ateismo e l'indifferentismo sono manifesti, si vedono subito, è vero pure che per scoprire l'ignoranza religiosa si deve cercare di sapere, e quindi di capire, quello che la gente pensa, che idea le persone hanno della fede e che incidenza la fede debba avere nella vita quotidiana. La quota, per così dire, della cultura religiosa di un popolo e dei singoli si può verificare anche dagli atti esterni, ma bisogna essere consapevoli che tali atti spesso sono la conseguenza di secoli di pratiche tradizionali che non sempre corrispondono ad un’autentica vita di fede. Quei segni tradizionali sono già qualcosa, da essi si può partire per un nuovo genere di formazione, a tutti e ai singoli, nel rapporto personale. Ma quei segni, posti magari una volta l'anno, adesso come un tempo non sono sufficienti. È vero anche che un tempo il mondo era talmente permeato della cultura cristiana che non si poteva non riscontrare nel popolo uno spiccato senso religioso e una particolare attenzione al sacro: tutti sapevano, almeno a memoria, qualche formula di catechismo.

Dall'esperienza che ho ricavato e che ricavo ogni giorno dall'apostolato parrocchiale ho compreso l'esigenza di una formazione continuativa a tutte le classi sociali, con particolari differenziazioni. Ma la sostanza non cambia: dobbiamo ricominciare a investire sulla formazione permanente di tutti, e non solo dei fedeli, con un insegnamento che riprenda e mantenga inalterata la forma catechetica. Prendere occasione dall'omelia domenicale è buona cosa, ma non basta. Occorre evangelizzare il popolo in tutte le occasioni possibili, istituendo particolari momenti di incontro e approfondimento delle verità della nostra santa fede. L'anno scorso, nel corso di catechismo per adulti, ho avuto modo di toccare con mano quanto sia necessaria la “missione catechistica”: ho potuto esporre sistematicamente i dieci comandamenti, i sette sacramenti e tutti gli articoli del Credo. Sono stato colpito dall'interesse e dalla puntualità delle domande dei parrocchiani. Ma mi rendo conto che ho fatto poca cosa, avendo raggiunto solo un limitato numero di fedeli, sebbene molte catechesi siano andate anche in streaming. Dalla mia esperienza avverto la necessità di una vera e propria scuola di formazione che sia sistematica e che arrivi a tutti, grandi e piccoli, ricchi e poveri. Il catechismo in preparazione ai sacramenti ha rivelato tutta la sua inefficacia, specie nelle forme che si usano nella maggior parte delle parrocchie. Gli unici frutti che si ricavano derivano dall'immortale catechismo di San Pio X, spiegato in forma dialogata, nell'analisi delle singole proposizioni e soprattutto stimolando la curiosità dei bambini su argomenti purtroppo lontani da quello che li circonda ogni giorno e spesso espresso con un linguaggio tecnico o antiquato, cosa che favorisce la distanza dagli argomenti e spesso un certo allontanamento, almeno virtuale, dalla Chiesa.

La missione dell'evangelizzazione è missione di tutta la Chiesa. Non riguarda solo i preti, le suore o altre associazioni affini. Ogni cristiano deve e può essere apostolo del Catechismo. Ogni cristiano deve sentire la necessità di formarsi sulla propria fede, di approfondirla, di crescere nella conoscenza delle cose di Dio. Mi accorgo che spesso da soli si può fare poco in questa opera di rinnovamento della catechesi, ma se anche solo il parroco avesse l'opportunità di riprendere la forma catechetica nelle sue omelie i fedeli ne trarrebbero grande giovamento. Diamo troppe cose per scontate. Nelle omelie parliamo spesso dei “massimi sistemi” (cosa lodevole, ci mancherebbe) a gente che ignora l'ABC della fede cristiana. L'omelia dotta si può tenere nei seminari e nelle accademie ecclesiastiche, ma anche quei fedeli che mostrano una certa cultura necessitano di una formazione più “spicciola”. Attenzione: mi sono accorto, mio malgrado, che anche nei seminari e negli studentati molti, anche prossimi alle ordinazioni, hanno imparato a memoria le lezioni (spesso ideologiche perché intrise di modernismo, per così dire, pratico, ma ignorano i fondamenti della fede e quando sono costretti a parlarne o rispondono poco e male o ti accorgi che certe cose le ignorano del tutto. Quanto mancano negli Studi religiosi la metafisica aristotelica e il pensiero sistematico del grande San Tommaso! Sarebbe già gran cosa se si sapesse almeno a memoria qualche punto del Catechismo della Chiesa Cattolica, se si reputa antiquato quello di Trento o il Catechismo maggiore.

Nelle parrocchie ci vorrebbe un gruppo di missionari stabili, che avvertano l'urgenza e l'utilità di una singolare missione permanente: quella delle “missioni catechistiche”, almeno nello spirito e nelle intenzioni dei singoli curatori di anime se non si può proprio materialmente. Il clero deve lasciarsi affiancare da laici ben preparati proprio in vista della capillarità di quest'azione pastorale, perché bisogna essere consapevoli che, in determinati contesti, non si può arrivare a tutti. Non ci vuole tanto l'efficienza quanto l'efficacia!

Le missioni catechistiche dovrebbero puntare a stimolare una scuola di formazione permanente all'interno delle parrocchie sotto la supervisione delle diocesi. “La maggior parte dei peccati si commette per ignoranza”. Tanta era ed è l'ignoranza religiosa che serpeggia ed emerge con picchi preoccupanti anche ai giorni nostri. Giovanni Paolo II parlava con insistenza di “nuova evangelizzazione”. Papa Benedetto XVI era più propenso all'uso del termine “rievangelizzazione”. La sostanza non cambia. È una grave mancanza quella dell'ignoranza religiosa, in quanto noi siamo stati creati per conoscere, amare e servire Dio. Ma se Dio non si conosce… Il punto successivo non è tanto l'ateismo (teorico o pratico poco importa perché nella sostanza è lo stesso) quanto l'indifferentismo religioso (“Anche se Dio esiste ha poco a che fare con la mia vita; non mi interessa”). Il “non serviam” che era proprio dell'ateo acquista qui una connotazione ancor più preoccupante.


La necessità di questo nuovo annunzio missionario deriva direttamente dal mandatum.

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