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Credo

La comunione dei santi

Aquinas / 19 Jul, 2018

Credo la comunione dei santi


Ha senso parlare di “comunione dei santi”? Cosa significa questa espressione?
Con questa frase viene indicata la comunione tra i santi della terra e quelli del cielo (che appartennero comunque alla terra). La comunione dei santi ha due aspetti, che possono essere ben sintetizzati nella figura della santa croce: essa ha due bracci, uno verticale e l'altro orizzontale. Come la vita cristiana in generale, la comunione dei santi ha una dimensione verticale (i santi del cielo – la Chiesa trionfante –, non esclusi nostro Signore e la sua Madre Santissima, le anime del purgatorio – la Chiesa purgante ...) e una verticale (che riguarda tutti coloro che fanno parte della Chiesa militante. Per questo principio tutti siamo sodali, legati a quelli che fra noi sono più santi o più peccatori). Il fine della comunione dei santi è che tutti i membri della Chiesa siano (ossia diventino) santi. Chi è vissuto santamente è giunto alla gloria attraverso molte tribolazioni. È divenuto un modello efficace, da imitare, per tutti coloro che restano nel tempo: la Chiesa ce li propone come paradigmi e intercessori presso Dio, da invocare e considerare costantemente per tutto quello che ci lasciano in esempi, scritti, opere sante e testimonianze formidabili, entusiasmanti.

La morte “solidale”

L'altro giorno, parlando con una donna, mi sono accorto che il mistero della morte può essere considerato sotto (almeno) due aspetti fondamentali: quello umano e quello soprannaturale. Mentre per il primo la solidarietà con i propri cari defunti è fenomeno solamente influenzato da fattori temporali, umani appunto, legati alla sopravvivenza dei ricordi o alla malinconia, nell'altro caso una luce nuova illumina il momento di tenebra che ci ricorda la contingenza della morte e il suo inesorabile arrivo, che sconvolge, deturpa, allontana. La morte, conseguenza del peccato dei progenitori, è sempre un evento sconvolgente.
Da questi due aspetti possiamo far derivare (almeno a mo' di esempio) due diverse categorie di persone. Esse potrebbero essere ricondotte a quella degli uomini solidali (per così dire) e quella degli uomini spirituali. Nel caso dei primi la morte è un fenomeno antropologico; per i secondi è questione religiosa (oltre che umana, ovviamente). I primi la vivono (nella maggior parte dei casi) in maniera superficiale e legata alla solidarietà con chi resta (convinti che con la morte tutto finisce); i secondi la vedono come una finestra che getta luce sulla vita eterna, illumina il presente e costituisce un ponte imprescindibile fra il tempo e l'eternità.
Muore un parente, un amico. Umanamente tutti ci sentiamo solidali: ci si fa presenti in vari modi. C'è chi sceglie i moderni mezzi della tecnica e chi si rifugia in quelli antichi collaudati dal tempo. Ma troppo spesso alla vicinanza espressa da lontano non corrisponde quella umanità che dovrebbe manifestarsi nello “stare accanto”. La mente umana non trova parole adatte di fronte a questo dramma sconvolgente. Il rispetto umano ci propone il silenzio, ed è cosa giusta. Ma la fede una parola ce la dice. E chi dice questa parola è autorevole: l'autorevolezza della sua risposta è data dalla sua vita, morte e soprattutto dalla sua risurrezione. Gesù Cristo benedetto, Figlio del Dio vivente, con la sua risurrezione dice all'universo la parola definitiva, la sconfitta decisiva del male e della morte. Con la sua eterna riparazione ci ha riaperto il passaggio alla vita eterna, l'ingresso nel regno di Dio. In virtù della sua espiazione sconfigge la morte come uomo e pone le basi per la nostra risurrezione. Per coloro che muoiono in Cristo la morte non è la parola conclusiva dell'umana esistenza, ma la porta d'ingresso nella vita eterna, oltre il transitorio. Ma bisogna crederlo! Tutti coloro che non credono nella vita oltre la morte non possono dirsi o essere autenticamente cristiani. Purtroppo molti, di fatto, negano la possibilità della vita futura.

Un mistero di unità

La comunione dei santi è il mistero che unisce la Chiesa trionfante (i beati) alla Chiesa purgante (le anime dei morti in attesa del paradiso) e alla Chiesa militante (noi che viviamo nel tempo e combattiamo la buona battaglia della fede). Chi crede in Cristo è unito alla Chiesa di Cristo. In lui, capo e primogenito, si unisce con coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede, sia che si trovino già nella visione beatifica sia che si trovino nella purificazione del Purgatorio. È un articolo del credo, è un dogma di fede, quello della comunione dei santi.
Se uno domandasse in giro ai molti cristiani che frequentano le nostre chiese il significato di tale espressione, potrebbe avere le risposte più svariate o un semplice ma imbarazzante silenzio. La colpa è certo della loro ignoranza vincibilissima ma anche dei pastori in cura d'anime che su tanti temi non predicano più. L'ho scritto in un mio articolo precedente: nelle omelie domenicali o negli incontri parrocchiali si parla spesso dei “massimi sistemi” (cosa lodevole, ci mancherebbe) a gente che ignora l'ABC della fede cristiana. Per non parlare della assoluta inutilità di alcune attività che si fanno, dove è palese l'insulto alla umana intelligenza. Ma torniamo a noi. Per proporre sinteticamente una definizione esaustiva del nostro argomento dobbiamo far ricorso al Catechismo tridentino, come sempre sintetico ed esplicativo.
«L'unità di spirito da cui è retta [la Chiesa, ndr.] fa sì che sia comune tutto quanto essa possiede. Il frutto di tutti i sacramenti appartiene a tutti i fedeli, i quali con essi, come per mezzo di catene, vengono legati e uniti a Cristo: soprattutto con il Battesimo, per il quale, come attraverso una porta, entrano nella Chiesa.
Che questa comunione dei santi indichi quella dei sacramenti, è manifesto dalle parole del Simbolo:
"Confesso un solo Battesimo". Seguono a questo, prima l'Eucaristia, poi tutti gli altri sacramenti. Infatti sebbene il nome di "comunione" convenga a tutti i sacramenti, in quanto ci congiungono a Dio e ci fanno partecipi di lui, la cui grazia riceviamo, pure si appropria meglio all'Eucaristia, la quale attua questa comunione» (Catechismo tridentino n.118).
«Coloro che vivono una vita cristiana nella carità godono tanti e preziosi doni e benefici divini e sono giusti e cari a Dio. Mentre le membra morte, cioè gli uomini peccatori e lontani dalla grazia di Dio, pur non venendo privati del beneficio di essere membra del corpo della Chiesa, non percepiscono, perché morti, quel frutto spirituale di cui godono gli uomini giusti e pii. Nondimeno, restando sempre nella Chiesa, vengono aiutati da coloro che vivono secondo lo spirito, perché possano ricuperare la grazia e la vita perduta, cogliendo quei frutti di cui restano privi coloro che sono del tutto separati dalla Chiesa» (Ibidem, 120)
Il vincolo della comunione dei santi è quindi il vincolo della carità di Dio, riversata nei nostri cuori dal sacrificio di Cristo, carità manifestata eminentemente dall'unità del capo con il corpo e dalla sinergia delle membra con il Caput corporis Ecclesiae (Col 1,18). I benefici spirituali di tale unità vengono recepiti, nel bene e nel male, da tutti i christifideles.
Riceviamo quindi i benefici che derivano dall'unione con la Chiesa trionfante, come pure i nostri defunti in purgatorio sperimentano l'aiuto della Chiesa militante. La Chiesa trionfante non riceve beneficio dai componenti delle altre due parti, per così dire, perché già godono la pienezza della grazia nella visione beatifica, che pur con è comprehensiva.
Uniti al Corpo mistico di Cristo, come abbiamo già detto, siamo uniti gli uni agli altri, godendo dei medesimi benefici spirituali e soffrendo per le medesime miserie. Il tenore spirituale di tutto il corpo è elevato dalla santità dei suoi membri o diminuito dal peccato. La responsabilità di appartenere a questo corpo è molto grave. Altro mistero grande legato alla comunione dei santi è quello della risurrezione della carne, unitamente alla fede nella Chiesa con le sue note caratteristiche. Di questo si parlerà in un altra occasione.

Il suffragio dei defunti

Un'altra digressione necessaria riguarda il tema del suffragio dei defunti.
Riguardo questo argomento, carissimo alla umana pietà, molti si preoccupano di questioni esteriori, solo visitando il cimitero o pensando a cose accessorie (che sembrano essenziali: luci, fiori ...). Quanti si ricordano dei loro defunti nella preghiera? Quali sono i mezzi più efficaci per suffragare i nostri morti? Principalmente la Santa Messa, che è la ripresentazione del perfetto e augusto Sacrificio del Signore, ma poi anche la recita delle altre preghiere (rosari, via crucis …), le opere di carità e di elemosina (che espiano i peccati e giovano alle anime dei trapassati, pensiamo agli esempi portati nel Libro dei Maccabei).
Sono in calo le celebrazioni in suffragio dei defunti (specie nelle città) mentre aumentano gli oggetti sulle lapidi dei cimiteri. Si sta tornando a vedere la morte come cosa umana e come fine dell'esistenza. Da parte di molti cristiani si vive questo evento e lo si considera come dei fedelissimi atei. La fede cristiana ci dice altro: ci parla dell'evento meraviglioso della nostra liberazione, ci parla dell'amore di Dio Trinità che ci vuole accanto a Sé nella gloria. La morte è soltanto una parentesi, da vivere cristianamente!

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