Home | Chi siamo | Newsletter | Contattaci | Login
Lo scrisse... Questions Somma Teologica Prega Collabora
Santi

Padre Pio: «C'è nella Messa tutto il Calvario»

Aquinas / 23 Sep, 2018
Ricorre quest'anno il cinquantesimo anniversario del pio transito (1968) di Padre Pio dall'esilio terreno alla gloria di Dio, nonché il centenario della sua stigmatizzazione. La figura di Padre Pio è particolarmente luminosa, e sotto vari aspetti.
In questo articolo non ci soffermeremo sulle tappe fondamentali della sua esistenza terrena, ormai proseguita eternamente in Dio, dato che la vita del Padre la conoscono in  molti e sicuramente meglio di chi scrive. Ciò che preme sottolineare è la sua completa conformazione a Cristo: Padre Pio è stato l'unico (almeno documentato) sacerdote stigmatizzato. Con il battesimo prima e l'ordinazione sacerdotale poi era stato conformato a Cristo Sacerdote; con la stigmatizzazione la sua conformazione a Cristo Sacerdote e Vittima è stata completa. Già questo è un mistero che rapisce e innalza la mente a sublimi considerazioni. L'umile frate del Gargano è stato esaltato, nel mistero della umiliazione di Cristo, al di sopra di altri ben più meritevoli per la considerazione umana.
In tutta la sua vita, ma principalmente nella Santa Messa riviveva il mistero della Passione:
«Chi non ricorda il fervore col quale Padre Pio riviveva, nella Messa, la Passione di Cristo? Da qui la stima che egli aveva della Messa - da lui chiamata "mistero tremendo" - come momento decisivo della salvezza e della santificazione dell'uomo mediante la partecipazione alle sofferenze stesse del Crocifisso. "C'è nella Messa - diceva - tutto il Calvario". La Messa fu per lui la "fonte e il culmine", il perno ed il centro di tutta la sua vita e di tutta la sua opera».
(San Giovanni Paolo II, San Giovanni Rotondo, 23 maggio 1987)

Il suo essere “Alter Christus” lo portava a vivere una unione profonda col mistero del Verbo incarnato, ma non di meno una mediazione effettiva fra Dio e le anime che a lui ricorrevano. Espressione eloquentissima della responsabilità e della consapevolezza di tale alta mediazione sono le innumerevoli ore passate nel confessionale o nella direzione spirituale. Tale mediazione, ovviamente, faceva scorgere in lui un intercessore potente. Nella sua intercessione continua si poneva in alto, al di sopra delle povertà umane, ma anche profondamente solidale col genere umano, di cui faceva parte come redento e come rappresentante del Redentore. La luce che promana dalla sua persona ancora oggi, a distanza di cinquant'anni dal suo trapasso, illumina la Chiesa, che lo venera come suo intercessore e lo propone a modello della nostra santa fede. Una stella luminosa è sorta da quelle aspre montagne per farci comprendere che Dio agisce con poveri mezzi e rovescia le idee dei benpensanti.

Ulteriore espressione dell'altezza della sua consapevolezza di sé e della sua missione è l’infaticabile azione caritativa nei confronti dei meno abbienti e degli ammalati. Chi nomina Padre Pio associa subito al suo nome quello della Casa Sollievo della Sofferenza, uno dei più prestigiosi ospedali del mondo, emanazione del suo grande cuore paterno. La Provvidenza volle quel luogo e scelse il suo strumento per giungere ai Suoi fini. L'amore di Dio si concretizza sempre in opere grandi, anche se in molti casi non si tratta di grandi cose, perché la vera grandezza dell'agire umano viene dalla sua conformità ai voleri dell'Altissimo.

Si potrebbe affermare che il Padre fu veramente degno figlio di San Francesco non solo per la professione dei voti religiosi, ma anche per la sua umile e generosa offerta come ostia in unione alla Vittima divina:
«…rammento che il mattino di detto giorno all'offertorio della Santa Messa mi si porgesse un alito di vita...
... ebbi tempo di offrirmi tutto intiero al Signore per lo stesso fine che aveva il Santo Padre nel raccomandare alla Chiesa intiera l'offerta delle preghiere
e dei sacrifizi.
E non appena ebbi finito di ciò fare mi sentii piombare in questa sì dura prigione e sentii tutto il fragore della porta di questa prigione che mi si richiudeva dietro. Mi sentii stretto da durissimi ceppi, e mi sentii venir meno alla vita»
(Epistolario I, pagina 1053)

«Non vi dissi poi che Gesù vuole che io soffra senza alcun conforto? Non mi ha chiesto egli, forse, ed eletto per una delle sue vittime? Ed il dolcissimo Gesù mi ha fatto comprendere purtroppo tutto il significato di vittima. Bisogna ... giungere al "consummatum est" ed all'“in manus tuas"».
(Epistolario I, pagina 311)

Nonostante parlando di sé si fosse definito più volte come un grande mistero, da queste brevi e significative espressioni si può comprendere bene che di sé, della sua vocazione e della sua missione aveva chiara consapevolezza, seppure non ne avesse una chiara comprensione (inteso alla latina, da comprehensio, dove comprendere è sinonimo di racchiudere e sistematizzare dentro gli schemi del pensiero).
«Ed ora poi vengo, padre mio, a chiederle un permesso. Da parecchio tempo sento in me un bisogno, cioè di offrirmi al Signore vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti.
Questo desiderio è andato crescendo sempre di più nel mio cuore tanto che ora è divenuto, sarei per dire, una forte passione. L'ho fatta, è vero, più volte questa offerta al Signore, scongiurandolo a voler versare sopra di me i castighi che sono preparati sopra dei peccatori e sulle anime purganti, anche centuplicandoli su di me, purché converta e salvi i peccatori ed ammetta presto in paradiso le anime del purgatorio, ma ora vorrei fargliela al Signore questa offerta colla sua ubbidienza. A me pare che lo voglia proprio Gesù».
(Epistolario I, pagina 206)

Il suo desiderio di offrirsi vittima sull'altare ricorre spesso nel suo epistolario, testimone muto dei palpiti del suo cuore così restio a pronunciare i suoi aneliti. Padre Pio viveva costantemente alla presenza di Dio, di tale presenza nutriva la sua vita interiore e il suo apostolato. Ma non solo: non temo di esagerare se dico che tutta la sua esistenza terrena è stata vissuta come perennemente sull'altare, in una continua offerta di sé, in un continuo unirsi per via affettiva ed effettiva con lo Sposo divino, in una conversazione innamorata e trasformante. È proprio infatti dell'amore cercare simili o rendere simili. Nel suo caso l'Amore si è incarnato, ha lasciato le tracce indelebili della sua conquista: «Non sono più io che vivo...» (cfr. Gal 2,20). La sua passione infuocata per Cristo ha raggiunto nel vivo della carne i palpiti profondi che furono di Giovanni della Croce e degli altri mistici delle epoche passate e presenti, non con le vertigini della lirica ma con la crudezza della carne forata e del sangue zampillante. Quello che fu concesso al serafico Padre San Francesco viene elargito pure al suo figlio Padre Pio, a secoli di distanza (nulla a confronto dell'eterno giorno di Dio) ma in maniera più intensa, proprio in virtù della consacrazione sacerdotale (che il Serafico non aveva).

Padre Pio è un mistero, è il più grande santo del secolo scorso, che separa un’epoca dall'altra, una concezione del mondo e della Chiesa da un'altra. Parlare dei misteri non è semplice: dei misteri si balbetta sempre. E tale, come un balbettio, mi appare quello che ho scritto. Le suggestioni e le immagini che ho voluto lasciare al lettore paziente che ho davanti virtualmente sono frutto delle mie riflessioni e delle mie meditazioni. Non ho inteso fare un lavoro scientifico. Nel ricordo vivo di Padre Pio sta la luce per comprendere i suoi esempi e per fare nostri i suoi insegnamenti.
Il mistero che lo ha avvolto in vita e che contempla adesso in cielo lo capiremo quando, speriamo, saremo con lui davanti alla Trinità.

Ti è piaciuto?

Lascia un like e condividilo!
Top 10
I più interessanti