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Trovati 35 risultati per "Incarnazione"
Gaudium et Spes, 22
«In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.
Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (Rm5,14) e cioè di Cristo Signore.
Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione.»
Tags: Incarnazione del Verbo, Natura umana, Uomo, Essere umano, Nuovo Adamo
Gaudium et Spes, 22
«Poiché in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime.
Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo»
Tags: Incarnazione, Divinizzazione dell'uomo
Gaudium et Spes, 22
«Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha agito con volontà d'uomo ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato. Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con l'Apostolo: il Figlio di Dio «mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me» (Gal2,20). Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l'esempio perché seguiamo le sue orme ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato.»
Tags: Incarnazione, Umanazione, Redenzione
Lettera ai Galati, 4, 4
Tags: Storicità dell'incarnazione, Figura storica di Gesù
«Reincarnazione e messaggio cristiano» in Religioni e sette nel mondo, n.9-10
GRIS Editore
Tags: Reincarnazione
sant'Agostino, De Trinitate, 4.21.31
Sant'Agostino evidenzia le due nature di Cristo e la necessità della purificazione dell'anima del teologo per la comprensione di questo Mistero.
«Se mi si domanda poi come si realizzò l’incarnazione, dico che il Verbo di Dio si è fatto carne, cioè uomo, senza essere tuttavia convertito e trasformato in ciò che si è fatto, e si è fatto esattamente in tal modo che in lui si trova non solo il Verbo di Dio e la carne dell’uomo, ma anche l’anima razionale e che questo tutto si dica Dio a causa della natura divina, e uomo a causa della natura umana. Se è difficile intenderlo, l’anima si purifichi con la fede, astenendosi ogni giorno di più dal peccato, operando il bene e pregando con il gemito dei santi desideri, perché, progredendo con l’aiuto divino, comprenda ed ami»
Tags: Incarnazione, Due nature di Cristo, Anima razionale di Cristo
Sant'Atanasio, Contra Arianos, 3.30.1-5
«Chi, dunque, si applica alla lettura della Sacra Scrittura, apprenda le parole dall’Antico Testamento, ma contempli nei Vangeli il Signore che è divenuto come un uomo: Il Logos – dice infatti la Scrittura – si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Egli divenne uomo, ma non sia avvicinò ad un uomo: lo si deve tenere presente per evitare che gli empi, cadendo in questo errore, ingannino delle persone e che queste credano che, come nei tempi precedenti il Logos discese su ciascuno dei santi, così anche adesso il Logos sia disceso in un uomo a santificarlo e che si sia manifestato come nei casi precedenti. Se le cose stessero così, ed egli si fosse soltanto manifestato in un uomo, non ci sarebbe nulla di cui stupirsi, né coloro che vedevano ciò si sarebbero meravigliati dicendo: “Da dove viene costui?” e: “Perché tu che sei un uomo, ti fai Dio?” Essi sarebbero stati abituati a simili fenomeni, sentendo che il Logos del Signore si era accostato a ciascuno dei profeti. Ora però, poiché il Logos di Dio, tramite il quale tutte le cose furono fatte, sopportò di divenire anche Figlio dell’uomo e si umiliò assumendo la forma di servo, per questo per i giudei è scandalo la croce di Cristo, mentre per noi Cristo è potenza di Dio e Sapienza di Dio. Il Logos – come disse Giovanni – si fece carne: la Scrittura ha, infatti, l’abitudine di indicare l’uomo col nome di “carne”, come dice per bocca del profeta Gioele: Effonderò del mio Spirito su ogni carne, e come Daniele disse ad Astiage: Io non adoro degli idoli fatti dalle mani degli uomini, ma il Dio vivente, che ha creato il cielo e la terra, ed ha potere su ogni carne, sia egli che Gioele identificano la carne con la razza umana»
Tags: Incarnazione del Verbo, Logos fatto uomo, Incarnazione del Logos, Incarnazione del Figlio
Riguardo: Patrologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, I, 38-39
«Se dunque il Figlio ebbe gloria anche prima della creazione del mondo ed era il Signore altissimo della gloria, discese dal cielo ed è da sempre adorato, non ha subito un miglioramento dopo essere disceso ma è piuttosto lui che ha migliorato ciò che necessitava di essere migliorato, e se discese per migliorarci, non fu chiamato Figlio e Dio per ricompensa, ma piuttosto egli ci rese figli del Padre, e, divenuto egli stesso uomo, divinizzò gli uomini. Non divenne Dio da uomo che era, ma da Dio che era divenne uomo per poterci divinizzare»
Tags: Finalità dell'Incarnazione del Verbo, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, I, 9
«Noi invece parliamo con sicurezza sulla base delle Sacre Scritture circa la fede pia e poniamo, per così dire, la luce sul lucerniere (cfr. Mt 5,15), dicendo: Il Figlio è vero per natura e autentico del Padre, proprio della sua sostanza, Sapienza unigenita, Logos vero ed unico di Dio; non è una creatura né una cosa fatta, ma generato proprio della sostanza del Padre. È vero Dio, perché è della stessa sostanza del vero Padre. Quanto alle altre sostanze alle quali ha detto: “Io ve l’ho detto: siete dei” (Sal. 82,6), esse ottengono questa grazia dal Padre solo per partecipazione al Logos tramite lo Spirito Santo. Egli infatti è impronta della sostanza del Padre (cfr. Eb 1,3), luce da luce, potenza ed immagine vera della sostanza del Padre. Il Signore afferma anche altrove lo stesso concetto: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9). Sempre era ed è e non ci fu mai un tempo in cui non esisteva. Se, infatti, il Padre è eterno, saranno eterni anche il suo Logos e la sua Sapienza»
Tags: Figlio della stessa sostanza del Padre, Incarnazione del Verbo, Verbo incarnato
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, III, 30
«Chi, dunque, si applica alla lettura della Sacra Scrittura, apprenda le parole dell’Antico Testamento, ma contempli nei Vangeli il Signore che è divenuto come un uomo: “Il Logos — dice infatti la Scrittura — carne divenne e piantò la sua tenda in noi” (Gv 1,14). Egli divenne uomo, non si avvicinò a un uomo»
Tags: Realtà dell'Incarnazione, Umanazione
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, De Incarnatione, 18.1-3
«Dunque, quando i teologi dicono di lui che mangiava e beveva e fu partorito, sappi che fu il corpo ad essere partorito come un corpo e nutrito con alimenti appropriati, ma a quel corpo era unito lo stesso Dio Verbo che ordina l’universo, il quale mediante le opere che compiva nel corpo si faceva conoscere non già come uomo ma come Dio Verbo. Tuttavia di lui si dice questo perché il corpo che mangiava, che fu partorito e patì non era di un altro ma del Signore e perché, da quando era diventato uomo, era giusto che si dicesse questo di lui come di un uomo, affinché fosse chiaro che ha un corpo vero e non apparente. Ma come da questo si capiva che era presente corporalmente, così dalle opere che compiva mediante il corpo si faceva conoscere come figlio di Dio. Perciò gridava ai Giudei increduli dicendo: “Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete alle mie opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre.” Come, essendo invisibile, si conosce in base alle opere della creazione, così, una volta divenuto uomo, anche se non si vede nel corpo, dalle opere si può riconoscere che chi compie queste opere non è un uomo ma la Potenza e il Verbo di Dio»
Tags: Umanazione, Incarnazione, Verbo fatto carne
Riguardo: Patrologia
Sant'Atanasio, De Incarnatione, 20.1
«Dunque, sopra abbiamo esposto in parte, per quanto era possibile e nella misura in cui la potevamo comprendere, la causa della sua manifestazione corporea: abbiamo cioè spiegato che nessun altro poteva trasformare il corruttibile nella incorruttibilità all’infuori del Salvatore stesso, che all’inizio ha creato tutte le cose dal nulla; che nessun altro tranne l’immagine del Padre poteva restaurare negli uomini la conformità all’immagine; che nessun altro poteva risuscitare ciò che è mortale così da renderlo immortale, tranne il nostro Signore Gesù Cristo che è la Vita-in-sé; che nessun altro può insegnarci chi è il Padre ed annientare il culto degli idoli, tranne il Verbo che ordina l’universo ed è il solo vero ed unigenito figlio del Padre»
Tags: Umanazione, Incarnazione, Verbo fatto carne, Figlio incarnato
Riguardo: Patrologia
Sant'Atanasio, Sull’incarnazione del Verbo, 8-9
«Il Verbo di Dio, immateriale e privo di sostanza corruttibile, si stabilì tra noi, anche se prima non ne era lontano. Nessuna regione dell’universo infatti fu mai priva di lui, perché esistendo insieme col Padre suo, riempiva ogni realtà della sua presenza.
Venne dunque per amore verso di noi e si mostrò a noi in modo sensibile. Preso da compassione per il genere umano e la nostra infermità e mosso dalla nostra miseria, non volle rimanessimo vittime della morte. Non volle che quanto era stato creato andasse perduto e che l’opera creatrice del Padre nei confronti dell’umanità fosse vanificata. Per questo prese egli stesso un corpo, e un corpo uguale al nostro, perché egli non volle semplicemente abitare un corpo o soltanto sembrare un uomo. Se infatti avesse voluto soltanto apparire uomo, avrebbe potuto scegliere un corpo migliore. Invece scelse proprio il nostro.
Egli stesso si costruì nella Vergine un tempio, cioè il corpo e, abitando in esso, ne fece un elemento per potersi rendere manifesto. Prese un corpo soggetto, come quello nostro, alla caducità e, nel suo immenso amore, lo offrì al Padre accettando la morte. Così annullò la legge della morte in tutti coloro che sarebbero morti in comunione con lui. Avvenne che la morte, colpendo lui, nel suo sforzo si esaurì completamente, perdendo ogni possibilità di nuocere agli altri. Gli uomini ricaduti nella mortalità furono resi da lui immortali e ricondotti dalla morte alla vita. Infatti in virtù del corpo che aveva assunto e della risurrezione che aveva conseguito distrusse la morte come fa il fuoco con una fogliolina secca. Egli dunque prese un corpo mortale perché questo, reso partecipe del Verbo sovrano, potesse soddisfare alla morte per tutti. Il corpo assunto, perché inabitato dal Verbo, divenne immortale e, mediante la risurrezione, rimedio di immortalità per noi. Offrì alla morte in sacrificio e vittima purissima il corpo che aveva preso e offrendo il suo corpo per gli altri liberò dalla morte i suoi simili.
Il Verbo di Dio a tutti superiore offrì e consacrò per tutti il tempio del suo corpo e versò alla morte il prezzo che le era dovuto. In tal modo l’immortale Figlio di Dio, con tutti solidale per il comune corpo di morte, con la promessa della risurrezione rese immortali tutti a titolo di giustizia. La morte ormai non ha più nessuna efficacia sugli uomini per merito del Verbo, che ha posto in essi la sua dimora mediante un corpo identico al loro»
Tags: Incarnazione del Verbo
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Tomus ad Antiochenos, 7.1-3
«Ma anche per quanto attiene al disegno divino dell’incarnazione del Salvatore, poiché anche su questo alcuni parevano in disaccordo tra loro, esaminammo sia questi che quelli, e con ciò che professavano gli uni erano d’accordo anche gli altri: che non come nei profeti “venne la parola del Signore”, così prese dimora anche in un uomo santo “nella pienezza dei tempi”, ma che proprio il “Logos si è fatto carne” ed “essendo nella forma di Dio, assunse la forma di schiavo”, e che è stato generato come uomo per noi da Maria per quanto attiene al suo essere nella carne; e così il genere umano, in modo completo e integrale, in Lui viene liberato dal peccato e da morto qual era riceve vita per essere introdotto nel regno dei cieli. Professavano anche questo, che il Salvatore non ebbe un corpo senz’anima o sensibilità o intelletto. Neppure era possibile che il corpo del Signore fattosi uomo per noi fosse privo di intelletto e in Lui, Logos, la salvezza non fu soltanto del corpo, ma anche dell’anima; ed essendo realmente figlio di Dio è diventato anche figlio dell’uomo, ed essendo figlio unigenito di Dio sempre Lui è diventato anche “primogenito tra volti fratelli”. Perciò non era uno il figlio di Dio prima di Abramo e un altro quello dopo Abramo, né era uno colui che risuscitò Lazzaro e un altro quello che si informava a suo riguardo, ma era lo stesso colui che come uomo diceva: “dove giace Lazzaro?” e che come Dio lo risuscitò; lo stesso colui che col corpo come uomo sputava, e in modo divino come figlio di Dio apriva gli occhi del cieco nato; e pure “soffrendo nella carne”, come dice Pietro, tuttavia come Dio apriva i sepolcri e risuscitava i morti. Di conseguenza, pensando così tutto ciò che c’è nel Vangelo, affermarono di pensarla allo stesso modo sull’incarnazione e l’inumanazione del Logos»
Tags: Incarnazione
Riguardo: Patrologia
Papa Damaso I, Frammenti di lettere ai vescovi orientali
~374 a.D.
Tags: Incarnazione, Condanna degli apollinaristi, Condanna dell'apollinarismo
H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n°146
Riguardo: Cristologia
Papa Damaso I, Lettera Per filium meum al vescovo Paolino di Antiochia
375 a.D.
Tags: Incarnazione del Verbo divino
H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n°148
Riguardo: Cristologia
Efrem il diacono, Discorso sul Signore , 3-4, 9
«La morte lo ha ucciso nel corpo, che egli aveva assunto. Ma con le stesse armi egli trionfò sulla morte. La divinità si nascose sotto l’umanità e si avvicinò alla morte, la quale uccise e a sua volta fu uccisa. La morte uccise la vita naturale, ma venne uccisa dalla vita soprannaturale. Siccome la morte non poteva inghiottire il Verbo senza il corpo, né gli inferi accoglierlo senza la carne, egli nacque dalla Vergine, per poter scendere mediante il corpo al regno dei morti. Ma una volta giunto colà col corpo che aveva assunto, distrusse e disperse tutte le ricchezze e tutti i tesori infernali.
Cristo venne da Eva, genitrice di tutti i viventi. Ella è la vigna, la cui siepe fu aperta proprio dalla morte per le mani di quella stessa Eva che doveva, per questo, gustare i frutti della morte.
Eva, madre di tutti i viventi, divenne anche causa di morte per tutti i viventi.
Fiorì poi Maria, nuova vite rispetto all’antica Eva, ed in lei prese dimora la nuova vita, Cristo. Avvenne allora che la morte si avvicinasse a lui per divorarlo con la sua abituale sicurezza e ineluttabilità. Non si accorse, però, che nel frutto mortale, che mangiava, era nascosta la Vita. Fu questa che causò la fine della inconsapevole e incauta divoratrice. La morte lo inghiottì senza alcun timore ed egli liberò la vita e con essa la moltitudine degli uomini»
Tags: Incarnazione, Discesa agli inferi, Eva, Peccato originale, Morte, Maria, Nuova Eva, Redenzione
Riguardo: Patrologia
san Gregorio di Nissa, Grande Discorso Catechetico, 24.4
«Come si è detto sopra, infatti, la potenza nemica non poteva, per sua natura, accostarsi alla purissima presenza di Dio e sostenerne l’apparizione senza servirsi di schermo alcuno: orbene la divinità, affinché potesse facilmente essere afferrata da colui che domandava qualcosa che ci sostituisse, si nascose con il velo della nostra natura, perché, come fanno i pesci voraci, l’amo della natura divina fosse afferrato via insieme con l’esca della carne. In questo modo la vita fu introdotta nella morte e la luce apparve alle tenebre e con il presentarsi della luce e della vita fu eliminato il loro contrario. Le tenebre, infatti, per loro natura, non possono continuare ad esserci, quando è presente la luce, né può esistere la morte quando è in piena attività la vita.»
Tags: Incarnazione, Natura umana, Redenzione
Riguardo: Patrologia
Ignazio di Antiochia, Ephes., VII, 2
«Uno solo è il medico, corporale e spirituale, generato e non generato, Dio fattosi carne, nella morte vita vera da Maria e da Dio, prima passibile ed ora impassibile, Gesù Cristo nostro Signore.»
Tags: Cristo medico, Incarnazione, Cristologia di sant'Ignazio di Antiochia
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3.19.1
«Infatti, questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell'uomo: perché l'uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio»
Tags: Incarnazione, Filiazione divina, Adozione a figli
Riguardo: Patrologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 18, 1
«Il Figlio di Dio non ha cominciato in questo momento, poiché esiste da sempre presso il Padre. Ma quando si è incarnato e si è fatto uomo, ha ricapitolato in se stesso la lunga storia degli uomini e ci ha procurato la salvezza con una scorciatoia»
Tags: Preesistenza del Verbo, Incarnazione, Ricapitolazione in Cristo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 19, 1
«Tale è la ragione per la quale il Verbo si è fatto uomo e il Figlio di Dio figlio dell’uomo: è perché l’uomo, mescolandosi al Verbo e ricevendo l’adozione filiale, diventi figlio di Dio. Non potevamo difatti aver parte all’incorruttibilità e all’immortalità se non fossimo uniti all’incorruttibilità e all’immortalità. Ma come avremmo potuto essere uniti all’incorruttibilità e all’immortalità, se l’incorruttibilità e l’immortalità non si fossero prima fatte quel che noi siamo, affinché ciò che era corruttibile fosse assorbito dall’incorruttibilità e ciò che era mortale dall’immortalità, affinché ricevessimo l’adozione filiale (Gal 4,5)?»
Tags: Finalità dell'Incarnazione del Verbo, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 19,3 - 20,1
«Il Figlio di Dio e nostro Signore è Verbo del Padre e Figlio dell’uomo, poiché fu generato come uomo da Maria, che apparteneva al genere umano ed era lei stessa creatura umana. Perciò fu lo stesso Signore a darci un segno nelle profondità della terra e nelle altezze del cielo, un segno che l’uomo non aveva richiesto, perché egli non aveva mai sperato che una vergine potesse diventare madre, partorendo un figlio pur restando vergine. Mai si sarebbe potuto immaginare che questo figlio fosse “Dio con noi” (cfr. Is 7,10-17) e discendesse nelle profondità della terra alla ricerca della pecora che si era smarrita, e che era poi sua creatura. Nessuno avrebbe potuto pensare che risalendo in cielo per offrire e raccomandare al Padre l’uomo che era stato ritrovato, facesse di se stesso la primizia della risurrezione dell’uomo. Infatti come il capo è risuscitato dai morti, così risorgerà anche il resto del corpo, cioè ogni uomo che si troverà a vivere dopo aver compiuto il tempo della condanna che gli era toccata per la disobbedienza […] Il corpo riceve coesione e unità grazie ai vari legami che lo alimentano e lo attivano, secondo la funzione e la posizione di ciascun membro […] Nella casa di Dio ci sono molte dimore, perché vi sono anche molte membra nel corpo […] Generoso fu dunque Dio il quale, venendo meno l’uomo, previde quella vittoria che sarebbe stata ottenuta per mezzo del Verbo. Infatti poiché la potenza trionfava nella debolezza, il Verbo mostrava la bontà e la magnifica potenza di Dio»
Tags: Finalità dell'Incarnazione del Verbo, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 20, 2
«Costui infatti si è posto “in una carne simile a quella del peccato” (cfr. Rm 8,3), per condannare il peccato e, dopo averlo così condannato, espellerlo fuori dalla carne; e, d’altra parte, per richiamare l’uomo alla somiglianza con lui, rendendolo “imitatore” di Dio (cfr. Ef 5,1) e innalzandolo fino alla regola del Padre, per concedergli di vedere Dio e di conoscere il Padre, lui, il vero Dio che ha abitato nell’uomo (cfr. Gv 1,14) e si è fatto Figlio dell’uomo, per preparare l’uomo a conoscere Dio e preparare Dio ad abitare nell’uomo, secondo il beneplacito del Padre»
Tags: Incarnazione del Verbo, Umanazione, Assunzione della natura umana, Avvicinamento di Dio all'uomo, Rm 8,3, Ef 5,1, Gv 1,14
Riguardo: Patrologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 20, 2
«Se infatti non fosse stato un uomo a sconfiggere l’avversario dell’uomo, il nemico non sarebbe stato sconfitto giustamente; e ancora se non fosse stato Dio a concedere la salvezza, non ne avremmo avuto il sicuro possesso; e se l’uomo non fosse stato unito a Dio, non avremmo potuto partecipare dell’incorruttibilità. Infatti era necessario il mediatore di Dio e degli uomini, per portarli entrambi all’amicizia e alla concordia e per avvicinare l’uomo a Dio e far conoscere Dio agli uomini»
Tags: Incarnazione del Verbo, Umanazione, Assunzione della natura umana, Gesù mediatore
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, V, 14, 1
«Il nemico infatti non sarebbe stato sconfitto secondo giustizia, se il vittorioso non fosse stato un uomo nato da donna, poiché fin dall’inizio della storia il demonio ha dominato sull’uomo per mezzo di una donna, opponendosi a lui col suo potere. Per questo si proclama Figlio dell’uomo, egli che ricapitola in sé l’uomo primordiale, dal quale venne la prima donna e, attraverso questa, l’umanità. Il genere umano era sprofondato nella morte a causa dell’uomo sconfitto. Ora risaliva alla vita a causa dell’uomo vittorioso»
Tags: Soteriologia ascendente, Incarnazione, Umanazione
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, V, 19, 1
«Il Signore abbracciò la condizione umana e si manifestò nel mondo che era suo. La natura umana portava il Verbo di Dio, ma era il Verbo di Dio che sosteneva la natura umana»
Tags: Incarnazione del Verbo, Umanazione, Assunzione della natura umana
Riguardo: Patrologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, V, Prefazione
«Nostro Signore Gesù Cristo il quale, a motivo della sua immensa dilezione, si è fatto ciò che siamo per fare di noi ciò che egli è»
Tags: Finalità dell'Incarnazione del Verbo, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Massimo il Confessore, Centuria, 1, 8.13
«Dio si fa perfetto uomo, non cambiando nulla di quanto è proprio della natura umana, tolto, si intende il peccato, che del resto non le appartiene. Si fa uomo per provocare il dragone infernale avido e impaziente di divorare la sua preda cioè l’umanità del Cristo. Cristo in effetti, gli dà in pasto la sua carne. Quella carne però doveva tramutarsi per il diavolo in veleno. La carne abbatteva totalmente il mostro con la potenza della divinità che in essa si celava. Per la natura umana, invece, sarebbe stata il rimedio. Perché l’avrebbe riportata alla grazia originale con la forza della divinità in essa presente.
Come infatti il dragone, avendo istillato il suo veleno nell’albero della scienza, aveva rovinato il genere umano, facendoglielo gustare, così il medesimo, presumendo divorare la carne del Signore, fu rovinato e spodestato per la potenza della divinità che era in essa»
Tags: Incarnazione
Riguardo: Patrologia
Tertulliano, La carne di Cristo, IV, 1-3
«Tu, dunque, respingi l’incarnazione, non perché sia impossibile o rischiosa per Dio, ma per altro motivo. Non può essere che il seguente: tu rifiuti e biasimi l’incarnazione come qualcosa d’indegno per Dio. Poiché fin dall’esordio ci hai notificato il tuo odio per la nascita, adesso mettiti a sproloquiare su questa sozzura che gli elementi genitali hanno messo nel ventre, su questi laidi grumi di sangue e di acqua, su questa carne che deve, per nove mesi, trarre il suo nutrimento da questo letamaio. Descrivici dunque questo ventre, ogni giorno sempre più mostruoso, tormentato e mai in riposo, neanche nel sonno, sollecitato da una parte e dall’altra dai capricci dell’appetito e del disgusto. Scatenati ora contro gli organi indecenti della donna in travaglio, che tuttavia l’onorano per i pericoli che corre e che sono naturalmente sacri. Evidentemente ti fa paura questo bambino espulso con armi e bagagli, e che tu sdegni anche dopo che è stato lavato, perché ora bisogna tenerlo nei pannolini, massaggiarlo con pomate e farlo ridere con carezze! Tu disprezzi, Marcione, questo oggetto naturale di venerazione: e tu, come sei nato? Tu odi la nascita dell’uomo: e come puoi allora amare qualcuno? Il Cristo, almeno, amò quest’uomo, questo grumo formato nel seno tra le immondizie, quest’uomo che viene al mondo attraverso gli organi della vergogna, quest’uomo nutrito in mezzo a carezze derisorie. È per lui che è disceso dal cielo, per lui che ha predicato, per lui che in tutta umiltà si è abbassato fino alla morte, e la morte di croce. Non può non aver amato chi ha redento a così caro prezzo […] Ha amato dunque, non solo l’uomo, ma anche la sua nascita, anche la sua carne, perché è impossibile amare qualcosa escludendo ciò che determina il suo essere»
Tags: Realtà dell'Incarnazione, Contro Marcione
Riguardo: Cristologia
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.1
Tags: Convenienza dell'incarnazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.2
Tags: Modo dell'incarnazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.48, aa.4-5
Tags: Reincarnazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, qq.1-6
Tags: Incarnazione
Riguardo: Tomismo
A. Vanhoye, Lettera ai Galati, 107-108
Tags: Legge in san Paolo, Incarnazione, Redenzione
Riguardo: Corpo Paolino
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