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Trovati 12 risultati per "Incarnazione del Verbo"
Gaudium et Spes, 22
«In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.
Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (Rm5,14) e cioè di Cristo Signore.
Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione.»
Tags: Incarnazione del Verbo, Natura umana, Uomo, Essere umano, Nuovo Adamo
Sant'Atanasio, Contra Arianos, 3.30.1-5
«Chi, dunque, si applica alla lettura della Sacra Scrittura, apprenda le parole dall’Antico Testamento, ma contempli nei Vangeli il Signore che è divenuto come un uomo: Il Logos – dice infatti la Scrittura – si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Egli divenne uomo, ma non sia avvicinò ad un uomo: lo si deve tenere presente per evitare che gli empi, cadendo in questo errore, ingannino delle persone e che queste credano che, come nei tempi precedenti il Logos discese su ciascuno dei santi, così anche adesso il Logos sia disceso in un uomo a santificarlo e che si sia manifestato come nei casi precedenti. Se le cose stessero così, ed egli si fosse soltanto manifestato in un uomo, non ci sarebbe nulla di cui stupirsi, né coloro che vedevano ciò si sarebbero meravigliati dicendo: “Da dove viene costui?” e: “Perché tu che sei un uomo, ti fai Dio?” Essi sarebbero stati abituati a simili fenomeni, sentendo che il Logos del Signore si era accostato a ciascuno dei profeti. Ora però, poiché il Logos di Dio, tramite il quale tutte le cose furono fatte, sopportò di divenire anche Figlio dell’uomo e si umiliò assumendo la forma di servo, per questo per i giudei è scandalo la croce di Cristo, mentre per noi Cristo è potenza di Dio e Sapienza di Dio. Il Logos – come disse Giovanni – si fece carne: la Scrittura ha, infatti, l’abitudine di indicare l’uomo col nome di “carne”, come dice per bocca del profeta Gioele: Effonderò del mio Spirito su ogni carne, e come Daniele disse ad Astiage: Io non adoro degli idoli fatti dalle mani degli uomini, ma il Dio vivente, che ha creato il cielo e la terra, ed ha potere su ogni carne, sia egli che Gioele identificano la carne con la razza umana»
Tags: Incarnazione del Verbo, Logos fatto uomo, Incarnazione del Logos, Incarnazione del Figlio
Riguardo: Patrologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, I, 38-39
«Se dunque il Figlio ebbe gloria anche prima della creazione del mondo ed era il Signore altissimo della gloria, discese dal cielo ed è da sempre adorato, non ha subito un miglioramento dopo essere disceso ma è piuttosto lui che ha migliorato ciò che necessitava di essere migliorato, e se discese per migliorarci, non fu chiamato Figlio e Dio per ricompensa, ma piuttosto egli ci rese figli del Padre, e, divenuto egli stesso uomo, divinizzò gli uomini. Non divenne Dio da uomo che era, ma da Dio che era divenne uomo per poterci divinizzare»
Tags: Finalità dell'Incarnazione del Verbo, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, I, 9
«Noi invece parliamo con sicurezza sulla base delle Sacre Scritture circa la fede pia e poniamo, per così dire, la luce sul lucerniere (cfr. Mt 5,15), dicendo: Il Figlio è vero per natura e autentico del Padre, proprio della sua sostanza, Sapienza unigenita, Logos vero ed unico di Dio; non è una creatura né una cosa fatta, ma generato proprio della sostanza del Padre. È vero Dio, perché è della stessa sostanza del vero Padre. Quanto alle altre sostanze alle quali ha detto: “Io ve l’ho detto: siete dei” (Sal. 82,6), esse ottengono questa grazia dal Padre solo per partecipazione al Logos tramite lo Spirito Santo. Egli infatti è impronta della sostanza del Padre (cfr. Eb 1,3), luce da luce, potenza ed immagine vera della sostanza del Padre. Il Signore afferma anche altrove lo stesso concetto: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9). Sempre era ed è e non ci fu mai un tempo in cui non esisteva. Se, infatti, il Padre è eterno, saranno eterni anche il suo Logos e la sua Sapienza»
Tags: Figlio della stessa sostanza del Padre, Incarnazione del Verbo, Verbo incarnato
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Sull’incarnazione del Verbo, 8-9
«Il Verbo di Dio, immateriale e privo di sostanza corruttibile, si stabilì tra noi, anche se prima non ne era lontano. Nessuna regione dell’universo infatti fu mai priva di lui, perché esistendo insieme col Padre suo, riempiva ogni realtà della sua presenza.
Venne dunque per amore verso di noi e si mostrò a noi in modo sensibile. Preso da compassione per il genere umano e la nostra infermità e mosso dalla nostra miseria, non volle rimanessimo vittime della morte. Non volle che quanto era stato creato andasse perduto e che l’opera creatrice del Padre nei confronti dell’umanità fosse vanificata. Per questo prese egli stesso un corpo, e un corpo uguale al nostro, perché egli non volle semplicemente abitare un corpo o soltanto sembrare un uomo. Se infatti avesse voluto soltanto apparire uomo, avrebbe potuto scegliere un corpo migliore. Invece scelse proprio il nostro.
Egli stesso si costruì nella Vergine un tempio, cioè il corpo e, abitando in esso, ne fece un elemento per potersi rendere manifesto. Prese un corpo soggetto, come quello nostro, alla caducità e, nel suo immenso amore, lo offrì al Padre accettando la morte. Così annullò la legge della morte in tutti coloro che sarebbero morti in comunione con lui. Avvenne che la morte, colpendo lui, nel suo sforzo si esaurì completamente, perdendo ogni possibilità di nuocere agli altri. Gli uomini ricaduti nella mortalità furono resi da lui immortali e ricondotti dalla morte alla vita. Infatti in virtù del corpo che aveva assunto e della risurrezione che aveva conseguito distrusse la morte come fa il fuoco con una fogliolina secca. Egli dunque prese un corpo mortale perché questo, reso partecipe del Verbo sovrano, potesse soddisfare alla morte per tutti. Il corpo assunto, perché inabitato dal Verbo, divenne immortale e, mediante la risurrezione, rimedio di immortalità per noi. Offrì alla morte in sacrificio e vittima purissima il corpo che aveva preso e offrendo il suo corpo per gli altri liberò dalla morte i suoi simili.
Il Verbo di Dio a tutti superiore offrì e consacrò per tutti il tempio del suo corpo e versò alla morte il prezzo che le era dovuto. In tal modo l’immortale Figlio di Dio, con tutti solidale per il comune corpo di morte, con la promessa della risurrezione rese immortali tutti a titolo di giustizia. La morte ormai non ha più nessuna efficacia sugli uomini per merito del Verbo, che ha posto in essi la sua dimora mediante un corpo identico al loro»
Tags: Incarnazione del Verbo
Riguardo: Cristologia
Papa Damaso I, Lettera Per filium meum al vescovo Paolino di Antiochia
375 a.D.
Tags: Incarnazione del Verbo divino
H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n°148
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 19, 1
«Tale è la ragione per la quale il Verbo si è fatto uomo e il Figlio di Dio figlio dell’uomo: è perché l’uomo, mescolandosi al Verbo e ricevendo l’adozione filiale, diventi figlio di Dio. Non potevamo difatti aver parte all’incorruttibilità e all’immortalità se non fossimo uniti all’incorruttibilità e all’immortalità. Ma come avremmo potuto essere uniti all’incorruttibilità e all’immortalità, se l’incorruttibilità e l’immortalità non si fossero prima fatte quel che noi siamo, affinché ciò che era corruttibile fosse assorbito dall’incorruttibilità e ciò che era mortale dall’immortalità, affinché ricevessimo l’adozione filiale (Gal 4,5)?»
Tags: Finalità dell'Incarnazione del Verbo, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 19,3 - 20,1
«Il Figlio di Dio e nostro Signore è Verbo del Padre e Figlio dell’uomo, poiché fu generato come uomo da Maria, che apparteneva al genere umano ed era lei stessa creatura umana. Perciò fu lo stesso Signore a darci un segno nelle profondità della terra e nelle altezze del cielo, un segno che l’uomo non aveva richiesto, perché egli non aveva mai sperato che una vergine potesse diventare madre, partorendo un figlio pur restando vergine. Mai si sarebbe potuto immaginare che questo figlio fosse “Dio con noi” (cfr. Is 7,10-17) e discendesse nelle profondità della terra alla ricerca della pecora che si era smarrita, e che era poi sua creatura. Nessuno avrebbe potuto pensare che risalendo in cielo per offrire e raccomandare al Padre l’uomo che era stato ritrovato, facesse di se stesso la primizia della risurrezione dell’uomo. Infatti come il capo è risuscitato dai morti, così risorgerà anche il resto del corpo, cioè ogni uomo che si troverà a vivere dopo aver compiuto il tempo della condanna che gli era toccata per la disobbedienza […] Il corpo riceve coesione e unità grazie ai vari legami che lo alimentano e lo attivano, secondo la funzione e la posizione di ciascun membro […] Nella casa di Dio ci sono molte dimore, perché vi sono anche molte membra nel corpo […] Generoso fu dunque Dio il quale, venendo meno l’uomo, previde quella vittoria che sarebbe stata ottenuta per mezzo del Verbo. Infatti poiché la potenza trionfava nella debolezza, il Verbo mostrava la bontà e la magnifica potenza di Dio»
Tags: Finalità dell'Incarnazione del Verbo, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 20, 2
«Costui infatti si è posto “in una carne simile a quella del peccato” (cfr. Rm 8,3), per condannare il peccato e, dopo averlo così condannato, espellerlo fuori dalla carne; e, d’altra parte, per richiamare l’uomo alla somiglianza con lui, rendendolo “imitatore” di Dio (cfr. Ef 5,1) e innalzandolo fino alla regola del Padre, per concedergli di vedere Dio e di conoscere il Padre, lui, il vero Dio che ha abitato nell’uomo (cfr. Gv 1,14) e si è fatto Figlio dell’uomo, per preparare l’uomo a conoscere Dio e preparare Dio ad abitare nell’uomo, secondo il beneplacito del Padre»
Tags: Incarnazione del Verbo, Umanazione, Assunzione della natura umana, Avvicinamento di Dio all'uomo, Rm 8,3, Ef 5,1, Gv 1,14
Riguardo: Patrologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 20, 2
«Se infatti non fosse stato un uomo a sconfiggere l’avversario dell’uomo, il nemico non sarebbe stato sconfitto giustamente; e ancora se non fosse stato Dio a concedere la salvezza, non ne avremmo avuto il sicuro possesso; e se l’uomo non fosse stato unito a Dio, non avremmo potuto partecipare dell’incorruttibilità. Infatti era necessario il mediatore di Dio e degli uomini, per portarli entrambi all’amicizia e alla concordia e per avvicinare l’uomo a Dio e far conoscere Dio agli uomini»
Tags: Incarnazione del Verbo, Umanazione, Assunzione della natura umana, Gesù mediatore
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, V, 19, 1
«Il Signore abbracciò la condizione umana e si manifestò nel mondo che era suo. La natura umana portava il Verbo di Dio, ma era il Verbo di Dio che sosteneva la natura umana»
Tags: Incarnazione del Verbo, Umanazione, Assunzione della natura umana
Riguardo: Patrologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, V, Prefazione
«Nostro Signore Gesù Cristo il quale, a motivo della sua immensa dilezione, si è fatto ciò che siamo per fare di noi ciò che egli è»
Tags: Finalità dell'Incarnazione del Verbo, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
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