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Trovati 14 risultati per "Maria"
Catechismo della Chiesa Cattolica, §498
Tags: Concepimento verginale di Maria, Immacolata concezione
Sant'Agostino d'Ippona, C. Iul. op. imp, 4.122
«Non dico che gli uomini non vengono liberati nemmeno per mezzo della grazia…Ma diciamo ciò che tu non vuoi: che gli uomini non sono liberati se non per mezzo della grazia, non sola perché siano rimessi a loro i debiti, ma anche perché non siano indotti nella tentazione. Non assegniamo Maria al diavolo per la condizione del nascere, ma per questo; perché la stessa condizione del nascere è risolta dalla grazia del rinascere»
Tags: Concezione immacolata di Maria
Riguardo: Patrologia
Sant'Agostino d'Ippona, De natura et gratia, 36.42
«Escludiamo dunque la santa vergine Maria, nei riguardi della quale per l’onore del Signore non voglio si faccia questione alcuna di peccato. Infatti da che sappiamo noi quanto più di grazia, per vincere il peccato sotto ogni aspetto, sia stato concesso alla Donna che meritò di concepire e partorire colui che certissimamente non ebbe nessun peccato? Eccettuata dunque questa Vergine, se avessimo potuto riunire tutti quei santi e quelle sante durante la loro vita terrena e interrogarli se fossero senza peccato, quale pensiamo sarebbe stata la loro risposta?»
Tags: Concezione immacolata di Maria
Riguardo: Patrologia
Sant'Agostino d'Ippona, Esposizione sui salmi, 142.3
«Mi permetto di richiamare ancora una volta la vostra attenzione, non per insegnarvi cose a voi sconosciute ma soltanto per ricordarvi quanto sapete. Il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo è il capo del suo corpo, è il mediatore unico fra Dio e l'uomo, lui, l'uomo Gesù, nato dalla Vergine e, per così dire, nella solitudine, come abbiamo sentito dall'Apocalisse. Se parla di solitudine è, a quanto mi sembra, da riferirsi al fatto che lui solo è nato così. Così lo generò la sua Madre, e sua missione sarebbe stata governare il popolo con scettro di ferro. Sua madre poi è la città di Dio del Vecchio Testamento, della quale in un salmo è detto: Cose gloriose sono state dette di te, città di Dio. Questa città inizia con Abele, come la città del male inizia con Caino. Molti secoli conta quindi questa città di Dio, cui tocca sopportare di continuo le vicissitudini della terra mentre lei spera le cose del cielo. Con altri nomi è chiamata Gerusalemme e Sion. Veramente, di un certo individuo nato nella città di Sion pur essendo lui stesso il fondatore della stessa Sion, parla un salmo che dice: Madre Sion, dirà l'uomo. Quale uomo? E si è fatto uomo in essa e lui, l'Altissimo, l'ha fondata. In poche parole, egli stesso si è fatto uomo in Sion, anzi uomo umile; eppure, lui stesso in quanto Altissimo, fondò quella città nella quale poi si sarebbe fatto uomo. Ecco perché quella donna era coperta di sole, cioè del sole stesso della giustizia che è ignorato dagli empi, i quali alla fine diranno: Abbiamo dunque smarrito la via della verità, e la luce della giustizia non è brillata per noi e il sole non è sorto per noi. Esiste dunque un sole di giustizia che non si leva per gli empi, mentre questo sole [Dio] lo fa sorgere sui buoni e sui cattivi. Quanto a quella donna, era rivestita di sole e portava in grembo un figlio maschio e stava sul punto di partorire. Lo stesso e identico personaggio era dunque colui che aveva fondato Sion e che nasceva in Sion, e quella donna era la città di Dio, protetta dalla luce di colui del quale corporalmente era la madre. Si comprende in tal modo anche perché la luna si trovasse sotto i suoi piedi: era perché lei, con la sua virtù, calcava la condizione mortale d'una carne che cresce e decresce»
Tags: Concezione immacolata di Maria
Riguardo: Patrologia
Sant'Agostino d'Ippona, Sermo 51, 11. 18
«In primo luogo, fratelli, non è da passar sotto silenzio la modestia tanto santa della Vergine Maria, perché sia norma di vita per le donne, nostre sorelle. Aveva partorito il Cristo, era andato da lei l'angelo e le aveva detto: Ecco, concepirai nel seno e darai alla luce un figlio che chiamerai Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo. Aveva meritato di dare alla luce il Figlio dell'Altissimo, eppure era umilissima; nemmeno parlando di se stessa prende il primo posto anteponendosi al marito, col dire: "Io e tuo padre", ma: Tuo padre - dice - e io. Non tiene conto della propria dignità di madre, ma bada a rispettare il diverso grado proprio dei coniugi. Il Cristo umile non avrebbe certo insegnato alla propria madre a insuperbirsi. Tuo padre e io, addolorati, andavamo in cerca di te. Essa dice: Tuo padre e io, poiché capo della donna è il marito. Quanto meno devono insuperbire tutte le altre donne! Poiché, se alla stessa Maria è stato dato il nome di "donna", ciò non è perché avesse perduto la verginità, ma perché quello era un appellativo proprio usato dal suo popolo. Anche l'Apostolo infatti, parlando del Signore Gesù Cristo, dice: nato da una donna, ma senza con ciò pregiudicare la regola e il tenore della nostra fede con cui professiamo ch'egli è nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria. Questa infatti lo concepì essendo vergine, lo partorì continuando ad esser vergine e rimase sempre vergine. Gli ebrei però chiamavano "donne", secondo l'uso proprio della lingua ebraica, tutte le persone di sesso femminile. Ascolta un esempio quanto mai evidente. La prima donna che Dio creò prendendola dal fianco dell'uomo, prima ancora che s'unisse al marito - cosa che la Scrittura dice avvenuta dopo la loro espulsione dal paradiso - era tuttavia già chiamata "donna", poiché la Scrittura dice: Dio ne formò la donna»
Tags: Concezione immacolata di Maria
Riguardo: Patrologia
Efrem il diacono, Discorso sul Signore , 3-4, 9
«La morte lo ha ucciso nel corpo, che egli aveva assunto. Ma con le stesse armi egli trionfò sulla morte. La divinità si nascose sotto l’umanità e si avvicinò alla morte, la quale uccise e a sua volta fu uccisa. La morte uccise la vita naturale, ma venne uccisa dalla vita soprannaturale. Siccome la morte non poteva inghiottire il Verbo senza il corpo, né gli inferi accoglierlo senza la carne, egli nacque dalla Vergine, per poter scendere mediante il corpo al regno dei morti. Ma una volta giunto colà col corpo che aveva assunto, distrusse e disperse tutte le ricchezze e tutti i tesori infernali.
Cristo venne da Eva, genitrice di tutti i viventi. Ella è la vigna, la cui siepe fu aperta proprio dalla morte per le mani di quella stessa Eva che doveva, per questo, gustare i frutti della morte.
Eva, madre di tutti i viventi, divenne anche causa di morte per tutti i viventi.
Fiorì poi Maria, nuova vite rispetto all’antica Eva, ed in lei prese dimora la nuova vita, Cristo. Avvenne allora che la morte si avvicinasse a lui per divorarlo con la sua abituale sicurezza e ineluttabilità. Non si accorse, però, che nel frutto mortale, che mangiava, era nascosta la Vita. Fu questa che causò la fine della inconsapevole e incauta divoratrice. La morte lo inghiottì senza alcun timore ed egli liberò la vita e con essa la moltitudine degli uomini»
Tags: Incarnazione, Discesa agli inferi, Eva, Peccato originale, Morte, Maria, Nuova Eva, Redenzione
Riguardo: Patrologia
san Giustino Martire, Dialogo con Trifone, 100.4-5
«Siamo venuti a conoscere che egli si è fatto uomo per mezzo della vergine, affinché, per quella via dalla quale ebbe origine la disobbedienza causata dal serpente, per la medesima (via) avesse termine. Eva infatti, pur rimanendo vergine e incorrotta, per aver concepito la parola dal serpente, generò disobbedienza e morte, la vergine Maria invece concepì fede e gioia, allorquando l’angelo Gabriele le annunziò che lo Spirito del Signore sarebbe disceso su di lei e la potenza dell’Altissimo l’avrebbe adombrata—sì che fu il Figlio di Dio, il santo, ad essere generato da Lei—e rispose: Si faccia di me secondo la tua parola. Così è stato generato per mezzo di lei colui al quale—come abbiamo dimostrato—si riferivano tanti passi della Scrittura, per mezzo del quale il Padre distrugge il serpente e gli angeli e gli uomini che ad esso si assomigliano, ed opera la liberazione dalla morte per tutti coloro che si convertono dal male e credono in Lui»
Tags: Parallelismo Eva-Maria, Maria nuova Eva
Riguardo: Patrologia
Gregorio di Nissa, La Vita di Mosè, II.21
«Da ciò apprendiamo anche il mistero che riguarda la vergine, perché la luce della divinità, che da lei risplendette alla vita umana grazie al suo parto, ha custodito incorrotto il cespuglio ardente, in quanto il fiore della verginità non si è appassito per il parto»
Tags: Verginità perpetua di Maria, Verginità in partu di Maria, Verginità di Maria durante il parto
Riguardo: Patrologia
sant'Ireneo di Lione, Adversus Haereses, 3.22.4
«Subito dopo di aver parlato del parallelismo paolino Adamo-Cristo, Ireneo continua: “Parallelamente si trova anche la Vergine Maria obbediente quando dice ‘Ecco la tua serva, avvenga di me quello che hai detto’. Eva disobbedì, e fu disobbediente mentre era ancora vergine. Come Eva, che pur avendo come marito Adamo era ancora vergine—infatti ‘erano ambedue nudi’ nel paradiso ‘e non ne provavano vergogna’, perché, essendo stati creati poco prima, non avevano alcuna idea della generazione dei figli: infatti prima dovevano crescere e poi moltiplicarsi—; come Eva dunque, disobbedendo divenne causa di morte per sé le era stato assegnato era ancora vergine, obbedendo divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano. Perciò la Legge chiama colei che era fidanzata ad un uomo, benché sia ancora vergine, moglie di colui che l’aveva presa come fidanzata indicando il movimento a ritroso che va da Maria ad Eva. Infatti ciò che è stato legato non può essere slegato se non si ripercorrono in senso inverso le pieghe del nodo, così che le prime pieghe siano sciolte grazie alle seconde e inversamente le seconde liberino le prime, per cui capita che il primo legame è sciolto dal secondo e il secondo nodo serve da slegatura per il primo….Così dunque il nodo della disobbedienza di Eva trovò soluzione grazie all’obbedienza di Maria. Ciò che Eva aveva legato per la sua incredulità, Maria l’ha sciolto per la sua fede»
Tags: Maria nuova Eva
Riguardo: Patrologia
sant'Ireneo di Lione, Adversus Haereses, 5.19.1
«Se dunque il Signore è venuto visibilmente nella sua proprietà; se è stato portato dalla sua propria creazione che è portata da lui; se grazie alla sua obbedienza sul legno ha fatto la ricapitolazione della disobbedienza che era stata compiuta per mezzo del legno; se la seduzione, di cui miseramente era stata vittima Eva, vergine soggetta al marito, è stata dissipata dalla verità che fu annunciata magnificamente dall’angelo a Maria, vergine già in potere del marito, —infatti, come quella fu sedotta dalla parola dell’angelo in modo da fuggire Dio trasgredendo la sua parola, così questa ricevette il lieto annunzio per mezzo della parola dell’angelo, in modo da portare Dio obbedendo alla sua parola; e come quella si lasciò sedurre in modo da disobbedire a Dio, così questa si lasciò persuadere in modo da obbedire a Dio, affinché la Vergine Maria divenisse avvocata della vergine Eva; e come il genere umano fu legato alla morte per mezzo di una vergine, così ne fu liberato per mezzo di una vergine, perché la disobbedienza di una vergine fu controbilanciata dall’obbedienza di una vergine»
Tags: Maria nuova Eva
Riguardo: Patrologia
Tertulliano, De carne Christi, 17.4-6
«Dunque, se così viene tramandata la nascita del primo Adamo, logicamente il successivo o l’ultimo Adamo, come ha detto l’apostolo [cfr. 1 Cor. 15, 45], allo stesso modo fu prodotto da Dio dalla terra (cioè dalla carne), non ancora dissuggellata per la generazione, per divenire spirito vivificante. E tuttavia, perché non sia inutile l’introduzione del nome di Adamo, per quale motivo l’apostolo avrà definito ‘Adamo’ Cristo, se la sua umanità non fu di origine terrena? Ma anche qui ci difende un motivo razionale, nel senso che Dio recuperò mediante un’opera che si opponeva al diavolo l’immagine e la somiglianza sua che era stata conquistata dal diavolo. Ché il verbo creatore della morte era penetrato in Eva che era ancora vergine; analogamente, il Verbo di Dio, edificatore della vita, sarebbe dovuto penetrare in una vergine, perché quello che era andato in perdizione fosse ricondotto alla salvezza per mezzo del medesimo sesso. Aveva creduto Eva al serpente, credette Maria a Gabriele: il peccato che Eva commise credendo fu cancellato da Maria, parimenti credendo. ‘Ma Eva allora niente concepì nel suo grembo, in seguito al verbo del diavolo.’ Invece concepì qualcosa. Giacché il verbo del diavolo fu un seme, sì che essa dovette essere nell’abbandono e partorirlo tra i dolori [cfr. Gen. 3, 16]: essa, infatti, partorì il diavolo, uccisore di suo fratello. Al contrario, Maria partorì Colui che avrebbe portato alla salvezza quello che era suo fratello secondo la carne, Israele, che lo avrebbe ucciso. Nel grembo fece scendere, quindi, Dio il suo Verbo, come buon fratello, in modo che potesse cancellare il ricordo del fratello malvagio: Cristo doveva uscire alla salvezza dell’uomo da lì dove era penetrato l’uomo oramai condannato»
Tags: Maria nuova Eva
Riguardo: Patrologia
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.27
Tags: Santità di Maria
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.28
Tags: Verginità di Maria
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.29
Tags: Sposalizio di Maria, Matrimonio di Maria
Riguardo: Tomismo
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