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Trovati 6 risultati per "Natura umana"
Gaudium et Spes, 22
«In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.
Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (Rm5,14) e cioè di Cristo Signore.
Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione.»
Tags: Incarnazione del Verbo, Natura umana, Uomo, Essere umano, Nuovo Adamo
Sant'Atanasio, Contra Arianos, 3.43.1-5
«Quanto alla ragione per cui pur sapendolo, non lo ha rivelato ai discepoli, non è compito di alcuno andare alla ricerca di ciò che egli ha taciuto. Chi infatti ha conosciuto la mente del Signore? O chi gli è stato consigliere? Io credo che nessuno dei fedeli ignori per quale ragione ha detto che neppure il Figlio conosce tale ora; egli disse anche ciò, in quanto uomo, a causa della carne. Anche in questo caso non si tratta di un difetto del Logos, ma della natura umana della quale è proprio anche l’ignorare. Lo si potrà comprendere benissimo se solo, in buona fede, si esaminerà il momento in cui il Salvatore ha detto ciò e le persone cui si è indirizzato. Egli, infatti, non lo ha detto quando il cielo veniva creato tramite lui, né quando il Logos era a fianco del Padre a creare tutte le cose come architetto né prima di divenire uomo, ma solo quando il Logos divenne carne. Per questo, tutto ciò che egli, una volta divenuto uomo, dice in quanto uomo, è giusto riferirlo alla sua umanità. È proprio del Logos, in fatti, conoscere le creature, senza ignorarne il principio né la fine (sono infatti sue opere): egli conosce il loro numero e sa fino a quale momento ne ha voluto la sussistenza. Conoscendo il principio e la fine di ciascuna cosa, egli conosce ad ogni modo anche, collettivamente, il momento in cui si avrà la fine di tutte le cose. Poiché nel Vangelo dice a proposito di se stesso, in quanto uomo: Padre, è giunta l’ora: glorifica tuo Figlio, allora è chiaro che egli conosce in quanto Logos la fine di tutte le cose, ma che la ignora in quanto uomo: è infatti proprio dell’uomo ignorare, soprattutto queste cose. Ma anche questo è proprio della benevolenza del Salvatore. Una volta divenuto uomo non ha vergogna, a causa della carne che ignora, di dire: “Non so”. Per mostrare che, pur sapendo in quanto Dio, ignora in quanto carne. Egli, inoltre, non ha detto: “Neppure il Figlio di Dio lo sa”, per evitare che la divinità apparisse ignorante; egli ha detto semplicemente: Neppure il Figlio perché l’ignoranza fosse del Figlio che è divenuto uno degli uomini»
Tags: Ignoranza della Natura umana
Riguardo: Patrologia
san Gregorio di Nissa, Grande Discorso Catechetico, 24.4
«Come si è detto sopra, infatti, la potenza nemica non poteva, per sua natura, accostarsi alla purissima presenza di Dio e sostenerne l’apparizione senza servirsi di schermo alcuno: orbene la divinità, affinché potesse facilmente essere afferrata da colui che domandava qualcosa che ci sostituisse, si nascose con il velo della nostra natura, perché, come fanno i pesci voraci, l’amo della natura divina fosse afferrato via insieme con l’esca della carne. In questo modo la vita fu introdotta nella morte e la luce apparve alle tenebre e con il presentarsi della luce e della vita fu eliminato il loro contrario. Le tenebre, infatti, per loro natura, non possono continuare ad esserci, quando è presente la luce, né può esistere la morte quando è in piena attività la vita.»
Tags: Incarnazione, Natura umana, Redenzione
Riguardo: Patrologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 20, 2
«Costui infatti si è posto “in una carne simile a quella del peccato” (cfr. Rm 8,3), per condannare il peccato e, dopo averlo così condannato, espellerlo fuori dalla carne; e, d’altra parte, per richiamare l’uomo alla somiglianza con lui, rendendolo “imitatore” di Dio (cfr. Ef 5,1) e innalzandolo fino alla regola del Padre, per concedergli di vedere Dio e di conoscere il Padre, lui, il vero Dio che ha abitato nell’uomo (cfr. Gv 1,14) e si è fatto Figlio dell’uomo, per preparare l’uomo a conoscere Dio e preparare Dio ad abitare nell’uomo, secondo il beneplacito del Padre»
Tags: Incarnazione del Verbo, Umanazione, Assunzione della Natura umana, Avvicinamento di Dio all'uomo, Rm 8,3, Ef 5,1, Gv 1,14
Riguardo: Patrologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 20, 2
«Se infatti non fosse stato un uomo a sconfiggere l’avversario dell’uomo, il nemico non sarebbe stato sconfitto giustamente; e ancora se non fosse stato Dio a concedere la salvezza, non ne avremmo avuto il sicuro possesso; e se l’uomo non fosse stato unito a Dio, non avremmo potuto partecipare dell’incorruttibilità. Infatti era necessario il mediatore di Dio e degli uomini, per portarli entrambi all’amicizia e alla concordia e per avvicinare l’uomo a Dio e far conoscere Dio agli uomini»
Tags: Incarnazione del Verbo, Umanazione, Assunzione della Natura umana, Gesù mediatore
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, V, 19, 1
«Il Signore abbracciò la condizione umana e si manifestò nel mondo che era suo. La natura umana portava il Verbo di Dio, ma era il Verbo di Dio che sosteneva la natura umana»
Tags: Incarnazione del Verbo, Umanazione, Assunzione della Natura umana
Riguardo: Patrologia
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