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Trovati 5 risultati per "Passione di Cristo"
sant'Ignazio di Antiochia, Lettera agli Smirnesi, 2
Ignazio di Antiochia si schiera fermamente contro i doceti, i quali sostenevano che Cristo avesse sofferto solo apparentemente, e non realmente.
«Egli patì tutte queste sofferenze per noi, affinché fossimo salvi; e patì realmente, come realmente risuscitò se stesso, non come sostengono alcuni increduli, che egli patì apparentemente. Essi sono un’apparenza, destinati, in conformità al loro modo di pensare, ad essere senza corpo e simili ai fantasmi.»
Tags: Sofferenza di Cristo, Passione di Cristo, Docetismo
Riguardo: Patrologia
sant'Ignazio di Antiochia, Lettera agli Smirnesi, 4.1-2
Ignazio di Antiochia si schiera fermamente contro i doceti, i quali sostenevano che Cristo avesse sofferto solo apparentemente, e non realmente.
«1Io vi do questi consigli, o carissimi, pur sapendo che voi la pensate già così. Vi sto mettendo in guardia contro queste belve in forme umane, che voi non solo non dovete accogliere, ma, se è possibile, dovete cercare di non incontrare neppure, limitandovi a pregare per loro, se mai volessero convertirsi; cosa che è difficile, ma in potere di Gesù Cristo, nostra vera vita. 2Se ciò che il Signore nostro ha fatto è solo un’apparenza, anch’io sono incatenato solo in apparenza. E, allora perché io mi sono offerto alla morte per mezzo del fuoco, della spada, delle belve? Ma invece, essere vicino alla spada è essere vicino a Dio, essere con le fiere è essere vicino a Dio; purché ci si sia nel nome di Gesù Cristo. Per patire con Lui, io sopporto ogni cosa, perché me ne dà la forza Lui, che s’è fatto il perfetto uomo.»
Tags: Docetismo, Sofferenza di Cristo, Passione di Cristo
Riguardo: Patrologia
sant'Ignazio di Antiochia, Lettera agli Smirnesi, 5.1-3
Ignazio di Antiochia si schiera fermamente contro i doceti, i quali sostenevano che Cristo avesse sofferto solo apparentemente, e non realmente.
«1Vi sono alcuni che, per ignoranza, lo rinnegano, o piuttosto, è Lui che li ha rinnegati, perché essi sono avvocati della morte, piuttosto che della verità. Non li convinsero le parole dei profeti né la legge di Mosé, né fino ad ora, il Vangelo, né le sofferenze di ciascuno di noi. 2Poiché, anche a riguardo nostro, costoro la pensano allo stesso modo. Che mi giova infatti se alcuno loda me e bestemmia poi il mio Signore, negando che Egli ha preso carne? Chi nega questa verità rinnega pienamente Lui ed è egli stesso un becchino. 3Non mi è sembrato bene scrivere i loro nomi, perché sono infedeli. Possa io non far mai più menzione di loro, finché si siano convertiti alla passione, che è nostra risurrezione.»
Tags: Sofferenza di Cristo, Passione di Cristo, Docetismo
Riguardo: Patrologia
Don Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, 611
«È morto! Oh Dio, chi è morto? L'autor della vita, l'Unigenito di Dio, il Signore del mondo. -O morte che fosti lo stupore del cielo e della natura! un Dio morire per le sue creature! O carità infinita! un Dio sagrificarsi tutto, sagrificar le sue delizie, il suo onore, il suo sangue, la sua vita, per chi? per creature ingrate, e morire in un mar di dolori e di disprezzi, per pagare le nostre colpe! Anima mia, alza gli occhi e guarda quell'Uom crocifisso. Mira quell'Agnello divino già sagrificato su quell'altare di dolore; pensa ch'egli è il Figlio diletto dell'Eterno Padre, e pensa ch'è morto per l'amore che t'ha portato. Vedi come tiene le braccia stese per accoglierti, il capo chino per darti il bacio di pace, il costato aperto per riceverti. Che dici? merita d'essere amato un Dio così buono e così amoroso? Senti quel che ti dice il tuo Signore da quella croce: Figlio, vedi se v'è nel mondo chi t'abbia amato più di me tuo Dio!- Ah mio Dio e mio Redentore, dunque voi siete morto e morto colla morte la più infame e dolorosa; e perché? Per acquistarvi il mio amore. Ma quale amor di una creatura giungerà mai a compensare l'amore del suo Creatore morto per lei? O Gesù mio adorato, o amore dell'anima mia, come potrò io scordarmi più di voi? come potrò amar altra cosa, dopo avervi mirato morir di dolore su questa croce per pagare i miei peccati e salvarmi? Come potrò vedervi morto e pendente da questo legno, e non amarvi con tutte le mie forze? potrò pensare che le mie colpe vi han ridotto a questo segno, e non pianger sempre con sommo dolore l'offese che v'ho fatte? Oh Dio! se il più vile di tutti gli uomini avesse patito per me quel che ha sofferto Gesù Cristo; se mirassi un uomo lacerato dalle sferze, trafitto ad una croce, e fatto il ludibrio della gente per salvarmi la vita; potrei ricordarmene senza sentirmi intenerire d'affetto? E se me ne fosse portato il ritratto spirante in quel legno, potrei mirarlo con occhio indifferente dicendo: Oh questo misero è morto così tormentato per amor mio! se non mi avesse amato non sarebbe morto. Oimè! quanti Cristiani tengono un bel Crocifisso nella stanza, ma solo come un bel mobile: ne lodano la fattura e l'espression del dolore; ma poi nel loro cuore fa niuna o poca impressione, come non fosse l'immagine del Verbo incarnato, ma d'un uomo straniero ad essi incognito. Ah Gesù mio, non permettete ch'io sia uno di costoro. Ricordatevi d'aver promesso che quando sareste stato innalzato in croce, avreste tirati a voi tutti i cuori. Ecco il mio cuore che, intenerito alla vostra morte, non vuol più resistere alle vostre chiamate; deh! tiratevelo voi tutto al vostro amore. Voi siete morto per me, ed io non voglio vivere che per voi. O dolori di Gesù, o ignominie di Gesù, o morte di Gesù, o amore di Gesù, fissatevi nel mio cuore, e resti per sempre ivi la vostra dolce memoria a ferirmi continuamente e ad infiammarmi d'amore.»
Tags: Passione di Cristo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.46
Tags: Passione di Cristo
Riguardo: Tomismo
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