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Trovati 363 risultati per "Re"
Atti degli Apostoli, 21, 39
San Paolo si definisce ebreo
Tags: san Paolo ebreo
Riguardo: Corpo Paolino
Atti dei Martiri di Lione e Vienne
«Alessandro [di Frigia] non emise un gemito né una voce di protesta, ma con il cuore parlava con Dio»
Tags: Alessandro di Frigia, Martire, Martirio, Martiri
Riguardo: Patrologia
Atti dei Martiri di Lione e Vienne
Viene narrato il martirio di Blandina.
«Dopo le sferzate, i morsi delle fiere, il fuoco della sedia rovente, da ultimo, avvolta in una rete, fu posta innanzi a un toro e, sebbene lanciata in altro più volte dall’animale, sembrava che non avesse più la sensazione di ciò che accadeva, grazie alla speranza e all’attesa delle divine promesse e al suo intimo colloquio con Cristo»
Tags: Blandina, Maririo, Cristo soffre nel martire, Martire, Martiri
Riguardo: Patrologia
Atti dei Martiri di Lione e Vienne
«Attalo, richiesto anche lui a gran voce dalla folla, (era un personaggio molto conosciuto), si fece avanti nell’anfiteatro, pronto a lottare, con la sicurezza della coscienza tranquilla, perché era ben noto che si era esercitato nella milizia cristiana ed era stato sempre testimone di verità tra noi. [...]
Fu condotto in giro per l’anfiteatro, preceduto da un cartello sul quale era scritto nella lingua di Roma ‘Questo è Attalo il cristiano’ e, mentre il popolo urlava rabbiosamente contro di lui, il governatore, venuto a sapere che aveva la cittadinanza romana, lo fece ricondurre in carcere insieme a quelli che si trovavano nelle sue stesse condizioni, per i quali aveva scritto all’imperatore ed era in attesa di una risposta.»
Tags: Attalo, Martirio, Martire, Cittadino romano
Riguardo: Patrologia
Atti dei martiri: il martirio di Perpetua e Felicita, 15.5-7
«…la donna [Felicita] fu assalita dai dolori del parto, particolarmente aspri, come avviene nell’ottavo mese. Ella soffriva per il parto assai difficile, e uno dei servi addetti alla custodia le chiese: "Se ora ti lamenti così, che cosa farai quando sarai gettata alle fiere che hai disprezzato, quando ti sei rifiutata di sacrificare?" Ella rispose: "Ora sono io a soffrire: là ci sarà un Altro in me che patirà per me, perché io patisco per lui". Mise al mondo una bambina che una delle sue sorelle prese con sé e allevò come figlia.»
Tags: Martirio di Perpetua e Felicita, Parto di Felicita, Cristo soffre nel martire
Riguardo: Patrologia
Atti dei martiri: il martirio di Perpetua e Felicita, 6.3-4
«Il procuratore Ilariano il quale allora esercitava il diritto di condannare a morte, in sostituzione del defunto proconsole Minucio Oppiano, mi dice: "Abbi pietà dei capelli bianchi di tuo padre, abbi pietà del figlioletto innocente, sacrifica per la salvezza degli imperatori!" E io [Perpetua] risposi: "Non sacrifico". Ilariano chiese: "Sei cristiana?" Io risposi: "Sono cristiana".»
Tags: Procuratore Ilariano, Martirio di Perpetua e Felicita, Identità cristiana, Rifiuto di sacrificare agli idoli pagani
Riguardo: Patrologia
Concilio di Costantinopoli II, Canone 11 (DS 433)
«Chi non scomunica Ario, Eunomio, Macedonio, Apollinare, Nestorio, Eutiche, e Origene, insieme ai loro empi scritti e tutti gli altri eretici, condannati e scomunicati dalla santa chiesa cattolica e apostolica e dai quattro predetti concili, e chi ha professato o professa dottrine simili a quelle degli eretici che abbiamo nominato e persiste nella propria empietà fino alla morte, sia anatema»
Tags: Scomunica di Ario, Scomunica di Eunomio, Scomunica di Macedonio, Scomunica di Apollinare, Scomunica di Nestorio, Scomunica di Eutiche, Scomunica di Origene
Diciotto benedizioni, Birkat Ha Minim
«Che per gli apostati non vi sia speranza; sradica prontamente ai nostri giorni il dominio dell'usurpazione, e periscano in un istante i Cristiani e gli eretici: siano cancellati dal libro della vita e non siano iscritti con i giusti. Benedetto sei tu, Signore, che schiacci gli arroganti.»
Tags: Ebrei contro cristiani
Didaché, 9.4
La Didaché offre un'analogia tra Eucaristia e Chiesa, evidenziandone la cattolicità.
«Come questo pane spezzato era prima sparso qua e là, su per i colli e, raccolto, divenne una cosa sola, così si raccolga la tua Chiesa dai confini della terra nel tuo regno; poiché tua è la gloria e la potenza, per Gesù Cristo nei secoli!»
Tags: Cattolicità, Eucaristia, Eucarestia, Ecclesiologia, Chiesa
Riguardo: Patrologia
Epistola a Diogneto, 5.1-17
«I cristiani non si distinguono dagli altri uomini, né per territorio, né per lingua, né per vestiti. Essi non abitano città loro proprie, non usano un linguaggio particolare, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è conquista di genio irrequieto d’uomini indagatori; né professano, come fanno alcuni, un sistema filosofico umano. Abitando in città greche o barbare, come a ciascuno è toccato in sorte, ed adattandosi agli usi del paese nel vestito, nel cibo e in tutto il resto del vivere, danno esempio di una loro forma di vita sociale meravigliosa, che, a confessione di tutti, ha dell’incredibile. Abitano la loro rispettiva patria, ma come gente straniera; partecipano a tutti i doveri come cittadini, e sopportano tutti gli oneri come stranieri. Ogni terra straniera è patria per loro, e ogni patria è terra straniera. Si sposano come tutti gli altri e generano figli, ma non espongono i neonati. Hanno comune la mensa, ma non il letto. Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Passano la loro vita sulla terra, ma sono cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma con il loro tenore di vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti sono perseguitati. Non sono conosciuti e sono condannati; si dà loro la morte, ed essi ne ricevono vita. Sono poveri e fanno ricchi molti; sono privi di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nel disprezzo trovano gloria; si fa oltraggio alla loro fama, e si aggiunge testimonianza alla loro innocenza. Insultati, benedicono; si insolentisce contro di loro, ed essi trattano con riverenza. Fanno del bene. E sono puniti come dei malfattori; e puniti, godono, quasi si dia loro vita. I Giudei fanno loro guerra come razza straniera e gli Elleni li perseguitano; ma coloro che li odiano non sanno dire il motivo del loro odio»
Tags: Potere temporale, Cristiani, Persecuzioni
Riguardo: Patrologia
Gaudium et Spes, 22
«In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.
Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro (Rm5,14) e cioè di Cristo Signore.
Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione.»
Tags: Incarnazione del Verbo, Natura umana, Uomo, Essere umano, Nuovo Adamo
Gaudium et Spes, 22
«Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha agito con volontà d'uomo ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato. Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con l'Apostolo: il Figlio di Dio «mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me» (Gal2,20). Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l'esempio perché seguiamo le sue orme ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato.»
Tags: Incarnazione, Umanazione, Redenzione
Gaudium et Spes, 22
«Il cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni, e di subire la morte; ma, associato al mistero pasquale, diventando conforme al Cristo nella morte, così anche andrà incontro alla risurrezione fortificato dalla speranza»
Tags: Combattere il male, Morire con Cristo
Gaudium et Spes, 22
«Con la sua morte egli ha distrutto la morte, con la sua risurrezione ci ha fatto dono della vita, perché anche noi, diventando figli col Figlio, possiamo pregare esclamando nello Spirito: Abba, Padre!»
Tags: Filiazione divina, Redenzione
«Gli ordini cavallereschi» in Religioni e sette nel mondo, n.25
GRIS Editore
Tags: Ordini cavallereschi
Lettera agli Ebrei, 6,2
Tags: Differenza tra battesimo e imposizione delle mani
Riguardo: Sacramenti
Lettera degli indiani Coeur d'Alene, datata 1871, indirizzata a Pio IX
Dopo la breccia di Porta Pia, gli indiani Coeur d'Alene, convertiti dalle missioni gesuite, scrivono a Papa Pio IX per manifestare il proprio dolore e il proprio supporto per gli infausti avvenimenti.
«Clementissimo Padre
non è temerarietà, ma amore quello che ci spinge a scriverVi.

Noi siamo, è vero, la più infima di tutte le tribù indiane, mentre Voi siete il più grande fra gli uomini viventi. Ma Voi siete stato il primo ad aver gettato uno sguardo di compassione su di noi. Sì, Padre Santo, ancora trenta inverni fa noi eravamo un popolo selvaggio, miserabile sia nell’anima che nel corpo, fino a che Voi non ci mandaste il grande Saio Nero, Padre De Smet che, grazie al Battesimo, ci fece diventare figli di Dio.
Noi eravamo ciechi e Voi lo mandaste ad aprirci gli occhi. Molti di noi brancolavano ancora nelle tenebre, quando Padre De Smet partì da noi; allora Voi mandaste un altro Saio Nero, il nostro buon Padre Nicholas Point, che venne quaggiù, visse insieme a noi e ci destò, guidandoci sul sentiero che conduce al Paradiso. E quanti altri Padri non ci avete dato per insegnare a noi e ai nostri figli la legge di Dio e per renderci Cristiani migliori? Perciò, Padre Santo, avendo sentito che Voi Vi trovate ora nell’afflizione, vogliamo ringraziarvi della Vostra carità ed esprimerVi il nostro grande amore e il nostro intenso dolore nell’apprendere che alcuni vostri malvagi figli seguitano a causarVi sofferenze, dopo avervi privato della Vostra stessa casa. Sebbene siamo soltanto dei poveri indiani, ignari delle politezze della vita, consideriamo però questo comportamento come un crimine.
Solo 50 anni fa eravamo ancora dei selvaggi; ma mai avremmo osato comportarci così, sapendo che la dignità e l’autorità del Papa provengono da Cristo. Per questa ragione non abbiamo mancato di pregare e seguiteremo a pregare per Voi, Padre Santo e per l’intera Chiesa, con tutto l’ardore di cui dei poveri indiani sono capaci. Di più: convenuti dai nostri diversi accampamenti nella chiesa della Missione, per nove giorni abbiamo recitato molte preghiere e praticato atti di virtù che abbiamo offerto per Voi al Sacro Cuore di Gesù. Questa mattina abbiamo conteggiato le nostre pratiche e devozioni e trovato ch’esse assommavano al numero di 120.527. Stimandolo insufficiente, abbiamo offerto i nostri stessi cuori per il nostro eccellentissimo Padre, il Papa, nella certa fiducia che questa nostra offerta non sarà rigettata. Disponiamo anche di un certo numero di soldati, non addestrati per la guerra, ma per mantenere l’ordine nei nostri accampamenti. Se questi uomini possono essere di aiuto al servizio del Papa, noi li offriamo con gioia ed essi si chiamano Blackrobe, in inglese. La veste nera ecclesiastica portata dal gesuita Padre De Smet, come da altri religiosi, sacerdoti diocesani e da alcuni ordini di suore, doveva evidentemente fare grande impressione sugli animi semplici di questi nativi, non meno della santità di vita e dello spirito di sacrificio dei Missionari. Essi si stimeranno fortunati di poter versare il loro sangue e di offrire le proprie vite per il nostro buon Padre, Pio IX. E ora, possiamo parteciparVi i nostri timori e i nostri dubbi? I venditori di whisky si approssimano ogni giorno. Noi temiamo di tradire il nostro Salvatore e di ritrarre i cuori che Gli avevamo donato. Aiutateci e rafforzate la nostra volontà con le Vostre preghiere. Ma i nostri cari figli sono ancora più da compatire, perché essi sono maggiormente esposti al pericolo. Non tanto i nostri figli maschi, che hanno autentici padri nei Sai Neri [i religiosi gesuiti], quanto le nostre figlie, che non hanno finora madri gentili [le suore] che si prendano cura di loro. Noi abbiamo chiesto spesso Sai Neri del loro stesso sesso [cioè delle religiose], ma le nostre voci sono troppo flebili per essere udite e siamo troppo poveri per poter fare di più, oltre che chiedere.
Questi sono i sentimenti che scaturiscono dai nostri cuori; ma siccome noi, poveri indiani, siamo soliti attribuire poco valore all’espressione di sentimenti, se questi non sono accompagnati anche da doni materiali, ecco che abbiamo raccolto dollari e piccole monete di cui farVi dono, onde esibirVi, quale misura della nostra sincerità, un frammento della nostra stessa carne. Nonostante la nostra povertà e con grande nostra sorpresa, abbiamo potuto raccogliere 110 dollari .
E ora, Padre Santo, permetteteci ancora una volta di aprirVi i nostri cuori.
Oh, quanto saremmo felici, malgrado la nostra indegnità, di poter ricevere una parola dalle vostre labbra, una parola che aiuterà noi, le nostre spose e i nostri figli a trovare accesso al Sacro Cuore di Gesù!»
Tags: Breccia di Porta Pia, Indiani d'Alene, Pio IX
Riguardo: Storia
Motto latino
«Ubi homo, ibi societas. Ubi societas, ibi jus. Ergo ubi homo, ibi jus»
Tags: Norme, Regole, Leggi, Diritto
Ordinamento Generale del Messale Romano, n.24
«Il sacerdote ricordi di essere il servitore della sacra Liturgia e che nella celebrazione della Messa a lui non è consentito aggiungere, togliere o mutare nulla a proprio piacimento»
Tags: Ordinamento della messa, Creatività liturgica
Riguardo: Liturgia
Proverbi
«Il Signore ama chi è puro di cuore e chi ha la grazia sulla bocca è amico del re»
Tags: Grazia, Purezza di cuore
«Reincarnazione e messaggio cristiano» in Religioni e sette nel mondo, n.9-10
GRIS Editore
Tags: Reincarnazione
Remarques sur la langue francaise
1649
«È bello... Rossore non si può dire come termine proprio per esprimere quanto significa pudore, perché rossore è parola che può dire il buono e il cattivo rossore, mentre pudore non significa che il buon rossore»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Seconda lettera ai Corinzi, 10, 3-5
Tags: Corpo e anima, Battaglia spirituale, Lotta interiore
Giuseppe Abbà, «Tolkien: Mito, Moralità e Religione» in Salesianum, 47, 4, 898-894, Ottobre 1985
Tags: Tolkien, Mito, Moralità, Religione
Riguardo: Tolkien
sant'Agostino, De doctrina christiana, 2.8.12
«Quanto a noi, riportiamo la considerazione a quel terzo gradino del quale avevamo stabilito di approfondire ed esporre ciò che il Signore si fosse degnato di suggerirci. Pertanto sarà diligentissimo investigatore delle divine Scritture colui che, prima di tutto, le legge per intero e ne acquista la conoscenza e, sebbene non le sappia penetrare con l'intelligenza, le conosce attraverso la lettura. Mi riferisco esclusivamente alle Scritture cosiddette canoniche, poiché, riguardo alle altre le legge con tranquillità d'animo chi è ben radicato nella fede cristiana, per cui non succede che gli disturbino l'animo debole e, illudendolo con pericolose menzogne e fantasticherie, gli distorcano il giudizio in senso contrario alla retta comprensione. Nelle Scritture canoniche segua l'autorità della maggior parte delle Chiese cattoliche, tra le quali naturalmente sono comprese quelle che ebbero l'onore di essere sede di un qualche apostolo o di ricevere qualche sua lettera. Riguardo pertanto alle Scritture canoniche si comporterà così: quelle che sono accettate da tutte le Chiese cattoliche le preferirà a quelle che da alcune non sono accettate; in quelle che non sono accettate da tutte preferirà quelle che accettano le Chiese più numerose e autorevoli a quelle che accettano le Chiese di numero inferiore e di minore autorità. Se poi succedesse che alcune sono ritenute autentiche da più Chiese mentre altre da Chiese più autorevoli, sebbene questo caso non si possa risolvere con facilità, io riterrei che le si debba considerare tutte di pari autorità»
Tags: Canone delle Scritture, Ruolo delle chiese locali
Sant'Agostino, De peccatorum meritis et remissione et de baptismo parvulorum, 1.27.50
Sant'Agostino sostiene la canonicità della Lettera agli Ebrei.
«C’è anche da notare quanto grandi testimonianze a nostro favore contenga la Lettera agli Ebrei, sebbene per certuni sia dubbia. Le riferisco, perché ho letto che alcuni, favorevoli ad altra sentenza contraria a questa nostra sentenza sul battesimo dei bambini, hanno voluto adoperare questa Lettera come testo a difesa di certe loro opinioni. Su di me tuttavia ha maggior peso l’autorità delle Chiese orientali, le quali hanno anche questa Lettera tra i libri canonici»
Tags: Canonicità della Lettera agli Ebrei
sant'Agostino, De Trinitate, 4.21.31
Sant'Agostino evidenzia le due nature di Cristo e la necessità della purificazione dell'anima del teologo per la comprensione di questo Mistero.
«Se mi si domanda poi come si realizzò l’incarnazione, dico che il Verbo di Dio si è fatto carne, cioè uomo, senza essere tuttavia convertito e trasformato in ciò che si è fatto, e si è fatto esattamente in tal modo che in lui si trova non solo il Verbo di Dio e la carne dell’uomo, ma anche l’anima razionale e che questo tutto si dica Dio a causa della natura divina, e uomo a causa della natura umana. Se è difficile intenderlo, l’anima si purifichi con la fede, astenendosi ogni giorno di più dal peccato, operando il bene e pregando con il gemito dei santi desideri, perché, progredendo con l’aiuto divino, comprenda ed ami»
Tags: Incarnazione, Due nature di Cristo, Anima razionale di Cristo
sant'Agostino, Discorso nell'occasione della festa del santo martire Vincenzo, 275.1
Viene affermato che a rendere un uomo martire non è la pena che soffre ma la causa che lo spinge a soffrire tale pena.
«Naturalmente, perché non sia la forza di sopportazione ma la giustizia a fare i martiri: non è la pena ma la causa che fonda l'identità dei martiri. Infatti, molti hanno tollerato dolori per ostinazione non per coerenza; per vizio, non per virtù; per colpevole errore, non per rettitudine di principi; diventati strumenti del diavolo, non perché da esso osteggiati.»
Tags: Martirio, Martiri, Martire
Riguardo: Patrologia
sant'Agostino, Discorso nell'occasione della festa del santo martire Vincenzo, 275.1
«Scilicet ut victores non tolerantia faciat, sed iustitia: quoniam martyres discernit causa, non poena. Multi enim dolores toleraverunt pertinacia, non constantia; vitio, non virtute; pravo errore, non recta ratione; diabolo possidente, non persequente.»
Tags: Martirio, Martiri, Martire
Riguardo: Patrologia
sant'Agostino, Enarrationes in Psalmos, 115.6
«Dica dunque a Dio questo suo servo: Molti si dànno il nome di martiri e di servi tuoi, o Signore, perché hanno il tuo nome; appartenendo però a varie eresie e errori ed essendo fuori della tua Chiesa, tutti costoro non sono figli della tua serva; io invece sono e tuo servo e figlio della tua serva»
Tags: Martiri, Eretici, Chiesa
Riguardo: Patrologia
Sant'Agostino, La Trinità, XII, 6,6, 471
«Infatti Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza. E poco dopo è detto: E Dio fece l’uomo ad immagine di Dio. La parola: nostra, essendo un plurale, sarebbe impropria, se l’uomo fosse stato fatto a immagine di una sola persona, sia quella del Padre, del Figlio o dello Spirito Santo. Ma poiché veniva fatto ad immagine della Trinità, per questo si ha l’espressione: ad immagine nostra»
Tags: Trinità nell'Antico Testamento, Creazione dell'uomo, Uomo immagine della Trinità
Riguardo: Trinitaria
Sant'Agostino d'Ippona, Confessioni, 1.1.1
«Magnus es, Domine, et laudabilis valde: magna virtus tua et sapientiae tuae non est numerus. Et laudare te vult homo, aliqua portio creaturae tuae, et homo circumferens mortalitatem suam, circumferens testimonium peccati sui et testimonium, quia superbis resistis: et tamen laudari te vult homo, aliqua portio creaturae tuae. Tu excitas, ut laudari te delectet, quia fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te»
Tags: Inquietudine del cuore
Riguardo: Patrologia
Sant'Agostino d'Ippona, Confessioni, 1.1.1
Traduzione di Gioacchino Chiarini
«Sei grande, Signore, e degno di somma lode: grande è la tua potenza, e la tua sapienza non ha numero.’ E l’uomo, minia particella del tuo creato, vuole lodarti: l’uomo, che porta in giro con sé la sua natura di morte, che porta in giro con sé la prova del suo peccato e la prova che ‘resisti ai superbi.’ Eppure l’uomo, minima particella del tuo creato, vuole lodarti. Tu lo spingi a trovar gioia nelle tue lodi, poiché ci hai fatti per te e inquieto è il nostro cuore finché non s’acquieta in te»
Tags: Inquietudine del cuore
Riguardo: Patrologia
sant'Agostino d'Ippona, Lett. CLXXXV, 19~20
««Orbene, in qual modo i sovrani possono servire Dio col timore se non col proibire e punire con religiosa severità i reati commessi contro i suoi comandamenti? Infatti un re serve Dio in due modi diversi: in quanto uomo lo serve vivendo fedelmente, in quanto invece è anche re lo serve promulgando e facendo osservare con opportuno rigore leggi che prescrivono ciò ch'è giusto e proibiscono il contrario. [...] I re dunque, come tali, servono Dio quando, per ubbidirgli, fanno ciò che solo i re possono fare.Dopo ch'è cominciata ad avverarsi la predizione della Sacra Scrittura: "E lo adoreranno tutti i re della terra, tutte le genti lo serviranno" (Ps. LXXI, 11), bisognerebbe aver perduto il cervello per suggerire ai sovrani: "Non preoccupatevi di sapere da chi nel vostro Stato viene difesa o combattuta la Chiesa del vostro Signore; non v'importi di sapere chi vuol essere adoratore di Dio o idolatra"».»
Tags: Sovrano cristiano, Potere temporale, Re, Politici, Politica
Riguardo: Patrologia
J.-N. Aletti, Où en sont les études sur Saint Ppaul? Enjeux et propositions, 339-343
RST 90/3, 2002
Per un approfondimento del rapporto tra Paolo e l'ebraismo del I secolo
Tags: San Paolo ebreo, San Paolo e l'ebraismo, Ebraismo del I secolo
Riguardo: Corpo Paolino
Sant'Ambrogio, De Officiis Ministrorum, Cap. 41, 205-207
«San Lorenzo, [...] vedendo il suo vescovo Sisto condotto al martirio, cominciò a piangere non perché quello era condotto a morire, ma perché egli doveva sopravvivergli. Comincia dunque a dirgli a gran voce: "Dove vai, padre, senza il tuo figlio? Dove ti affretti, o santo vescovo, senza il tuo diacono? Non offrivi mai il sacrificio senza ministro. Che ti è spiaciuto dunque in me, o padre? Forse mi hai trovato indegno? Verifica almeno se hai scelto un ministro idoneo. Non vuoi che versi il sangue insieme con te colui al quale hai affidato il sangue dei Signore, colui che hai fatto partecipe della celebrazione dei sacri misteri? Sta' attento che, mentre viene lodata la tua fortezza, il tuo discernimento non vacilli. Il disprezzo per il discepolo è danno per il maestro. È necessario ricordare che gli uomini grandi e famosi vincono con le prove vittoriose dei loro discepoli più che con le proprie? Infine Abramo offrì suo figlio, Pietro mandò innanzi Stefano. Anche tu, o padre, mostra in tuo figlio la tua virtù; offri chi hai educato, per giungere al premio eterno in gloriosa compagnia, sicuro del tuo giudizio.
Allora Sisto gli rispose: "Non ti lascio, non ti abbandono, o figlio; ma ti sono riservate prove più difficili. A noi, perché vecchi, è stato assegnato il percorso d'una gara più facile; a te, perché giovane, è destinato un più glorioso trionfo sul tiranno. Presto verrai, cessa di piangere: fra tre giorni mi seguirai. Tra un vescovo e un levita è conveniente ci sia questo intervallo. Non sarebbe stato degno di te vincere sotto la guida del maestro, come se cercassi un aiuto. Perché chiedi di condividere il mio martirio? Te ne lascio l'intera eredità. Perché esigi la mia presenza? I discepoli ancor deboli precedano il maestro, quelli già forti, che non hanno più bisogno d'insegnamenti, lo seguano per vincere senza di lui. Così anche Elia lasciò Eliseo. Ti affido la successione della mia virtù.
C'era fra loro una gara, veramente degna d'essere combattuta da un vescovo e da un diacono: chi per primo dovesse soffrire per Cristo. (Dicono che nelle rappresentazioni tragiche gli spettatori scoppiassero in grandi applausi, quando Pilade diceva dì essere Oreste e Oreste, com'era di fatto, affermava d'essere Oreste, quello per essere ucciso al posto di Oreste, Oreste per impedire che Pilade fosse ucciso al suo posto. Ma essi non avrebbero dovuto vivere, perché entrambi erano rei di parricidio: l'uno perché l'aveva commesso, l'altro perché era stato suo complice). Nel nostro caso nessun desiderio spingeva san Lorenzo se non quello d'immolarsi per il Signore. E anch'egli, tre giorni dopo, mentre, beffato il tiranno, veniva bruciato su una graticola: "Questa parte è cotta, disse, volta e mangia". Così con la sua forza d'animo vinceva l'ardore del fuoco.»
Tags: Martirio, Martire, San Lorenzo martire
Jeanne Ancelet-Hustache, «Les soeurs des prisons» in I grandi ordini monastici e istituti religiosi, XVI, p.225
«Il pudore è senza dubbio un sentimento molto naturale alla creatura umana»
Tags: Pudore innato, Pudore istintivo
Riguardo: Sessualità
Associazione Italiana Studi Tolkieniani, Elenco degli errori: La realtà in trasparenza
Tags: Traduzione di La Realtà in trasparenza
Riguardo: Tolkien
Sant'Atanasio, Contra Arianos, 3.31.1-4
«Anche anticamente si accostò a ciascuno dei santi e santificò coloro che lo accoglievano da presso, ma quando questi venivano generati non fu detto che egli era divenuto uomo, né, quando essi pativano, si disse ami che egli aveva patito. Quando, però, a compimento dei secoli, venne da Maria per eliminare il peccato (così piacque al Padre di inviare il proprio Figlio, facendolo nascere da una donna e sotto la Legge), solo allora fu detto che assumendo la carne, divenne uomo, e che in tale carne patì in nostro favore. Pietro disse: Poiché dunque Cristo ha patito per noi nella carne, perché fosse chiaro e tutti credessimo che, pur essendo da sempre Dio, pur santificando coloro ai quali si accostava e pur amministrando tutte le cose secondo il volere del Padre, solo dopo e per causa nostra il Logos divenne uomo, e, come dice l’Apostolo, la divinità abito corporalmente nella carne. Tutto ciò equivale a dire che, pur essendo Dio, ebbe un proprio corpo, e servendosene come di uno strumento, divenne uomo per causa nostra. Per questa ragione, cioè poiché egli era in quella, è detto di lui ciò che è proprio della carne, come l’aver fame, l’aver sete, il patire, il soffrire la fatica e tutto ciò che la carne può subire; d’altro canto egli fece tramite il proprio corpo quelle opere che sono proprie del Logos stesso, come il far risorgere i morti far tornare a vedere i ciechi ed il curare l’emorroissa; il Logos portò le debolezze della carne come fossero proprie (sua infatti era la carne) e la carne compiva come una lavorante sottoposta le opere della divinità, poiché in essa si era fatta la divinità: il corpo era infatti di Dio. Per questa ragione il profeta ha ben detto: Portò e non ha detto: “Egli stesso curò per noi le debolezze della carne”, per evitare che, restando esterno al corpo e curandolo soltanto, come sempre aveva fatto, lasciasse gli uomini ancora sottoposti alla morte. Egli stesso porta le debolezze della nostra carne ed egli stesso porta i nostri peccati, per mostrare che è divenuto uomo per causa nostra e che il corpo che li porta in lui stesso è suo proprio. Egli non fu affatto danneggiato dal portare i nostri peccati col proprio corpo sul legno della croce, come disse Pietro, mentre noi uomini siamo stati purificati dalle nostre sofferenze e siamo stati riempiti della giustizia del Logos»
Tags: Sofferenza del Figlio nella carne
Riguardo: Patrologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, 3.56.1-6
«Udendo: Io ed il Padre siamo una cosa sola avrebbero dovuto comprendere l’unica divinità e la proprietà di sostanza del Padre col Figlio; udendo invece che pianse ed altre affermazioni analoghe, avrebbero dovuto definirle proprie del corpo, soprattutto perché in ciascuno di questi casi hanno una ragionevole motivazione per concludere che le une sono state scritte in riferimento all’elemento divino, le altre per via del suo corpo umano. Non si sarebbe avuto ciò che è proprio del corpo in una sostanza incorporea, a meno che questa, assumendo un corpo, non fosse divenuta corruttibile e mortale: santa Maria fu infatti mortale e da essa derivò anche il corpo di Cristo, Poiché egli era venuto in un corpo che pativa, che piangeva e che provava la fatica, era necessario che tutto ciò che è proprio della carne venisse detto, insieme al corpo, in riferimento a lui. Se è vero che pianse e che fu turbato, non fu il Logos in quanto Logos a piangere e ad essere turbato, ma tutto ciò era proprio della carne; se chiese che il calice passasse da lui, non era la divinità a temere, ma anche questa passione era propria della sua componente umana, come anche l’esclamazione: Perché mi hai abbandonato? Come già abbiamo detto, gli evangelisti hanno detto ciò di lui nonostante che non patisse nulla (il Logos era infatti estraneo a qualsiasi sofferenza): questo perché, una volta che il Signore divenne uomo, è come se fosse stato un uomo a fare e a dire tutto ciò, per rendere la carne libera dalle sofferenze, alleggerendola personalmente da esse. Per questo non può essere abbandonato dal Padre il Signore che è da sempre in lui, anche prima di parlare e di pronunciare tali parole. Di nuovo, non è lecito dire che ebbe timore proprio il Signore, alla vista del quale i guardiani degli inferi, stupitisi, lasciarono aperti gli inferi stessi, tanto che si spalancarono i sepolcri, risorsero molti dei corpi dei santi ed apparvero ai loro familiari. Taccia dunque ogni eretico ed abbia timore di dire che ebbe paura proprio il Signore, alla vista del quale la morte, come un serpente, fugge, i demoni tremano ed il mare è preso da spavento; per lui i cieli si aprono e si scuotono tute le potenze: ecco che mentre egli dice: Perché mi hai abbandonato? il Padre ha mostrato di essere sempre in lui, anche allora. La terra, riconoscendo la voce del proprio Signore, tremò, il velo del tempio si squarciò, il sole si eclissò e le pietre si spezzarono; i sepolcri, come già ho detto, si spalancarono ed i morti che erano in essi resuscitarono; cosa ancora più meravigliosa, coloro che erano lì e che prima lo negavano, alla vista di ciò, riconobbero che gli era veramente il Figlio di Dio»
Tags: Soffrire è proprio della carne
Riguardo: Patrologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, I, 43
«Di fatti, a causa del legame di parentela che abbiamo col suo corpo siamo anche noi divenuti tempio di Dio (cfr. 1Cor 3,16) e da allora siamo resi figli di Dio, tanto che in noi è già adorato il Signore, e coloro che ci vedono annunciano, come dice l’Apostolo (cfr. 1Cor 14,25), che Dio è veramente in tali persone, come Giovanni dice nel Vangelo: “Quanti lo hanno ricevuto, ha dato loro il potere di divenire figli di Dio” (Gv 1,12) e, come, sempre Giovanni, scrive nella sua lettera: “In base a questo noi sappiamo che egli rimane in noi, dal suo Spirito di cui ci ha fatto dono” (1Gv 3,24)»
Tags: Concorporalità con Cristo, Uomo concorporale di Cristo, Parentela con Cristo
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, I, 9
«Noi invece parliamo con sicurezza sulla base delle Sacre Scritture circa la fede pia e poniamo, per così dire, la luce sul lucerniere (cfr. Mt 5,15), dicendo: Il Figlio è vero per natura e autentico del Padre, proprio della sua sostanza, Sapienza unigenita, Logos vero ed unico di Dio; non è una creatura né una cosa fatta, ma generato proprio della sostanza del Padre. È vero Dio, perché è della stessa sostanza del vero Padre. Quanto alle altre sostanze alle quali ha detto: “Io ve l’ho detto: siete dei” (Sal. 82,6), esse ottengono questa grazia dal Padre solo per partecipazione al Logos tramite lo Spirito Santo. Egli infatti è impronta della sostanza del Padre (cfr. Eb 1,3), luce da luce, potenza ed immagine vera della sostanza del Padre. Il Signore afferma anche altrove lo stesso concetto: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9). Sempre era ed è e non ci fu mai un tempo in cui non esisteva. Se, infatti, il Padre è eterno, saranno eterni anche il suo Logos e la sua Sapienza»
Tags: Figlio della stessa sostanza del Padre, Incarnazione del Verbo, Verbo incarnato
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, III, 30
«Chi, dunque, si applica alla lettura della Sacra Scrittura, apprenda le parole dell’Antico Testamento, ma contempli nei Vangeli il Signore che è divenuto come un uomo: “Il Logos — dice infatti la Scrittura — carne divenne e piantò la sua tenda in noi” (Gv 1,14). Egli divenne uomo, non si avvicinò a un uomo»
Tags: Realtà dell'Incarnazione, Umanazione
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, La Vita di Antonio, 87.3-6
«In una parola, Dio l’aveva dato come medico all’Egitto. Chi andò una volta da lui, e non tornò lieto? Chi andò da lui piangendo i suoi morti, e non dimenticò subito il lutto? Chi andò irato, e non si volse subito all’amicizia? Chi scoraggiato dalla povertà, ascoltandolo e vedendolo, non disprezzò le ricchezze, e non ricevette consolazione dalla povertà? Quale eremita titubante andò da lui senza essere fortificato contro le difficoltà? Quale giovane andò sul monte da lui, e vedendo Antonio non si inaridirono subito nel suo cuore i piaceri lascivi, e non amò subito la pudicizia? Chi, tormentato dal demonio, andò da lui, e non riacquistò la speranza? Chi andò da lui soffrendo la inquietudine dei pensieri, e non tornò con la menta serena?»
Tags: Consolatore, Consolazione
Riguardo: Patrologia
Shelomoh ben Yishaq, Commento alla Genesi, 12
«Facciamo l’uomo. Da qui i nostri rabbini hanno appreso l’umiltà del Santo, benedetto Egli sia: siccome l’uomo fu creato a somiglianza degli angeli ed essi avrebbero potuto invidiarlo, Egli si consultò con loro. […] Anche se gli angeli non assistettero Dio nella formazione dell’uomo, e sebbene questa espressione possa fornire agli eretici un sostegno per le loro opinioni, la Scrittura non ha voluto astenersi dall’insegnare la giusta condotta e la virtù dell’umiltà: il maggiore dovrebbe consultare e ricevere il permesso dal minore. Infatti, se fosse stato scritto: “Farò l’uomo”, non avremmo imparato che Dio aveva parlato con il suo Consiglio, ma solo con se stesso. E a confutazione degli eretici sta scritto subito dopo: Dio creò l’uomo, e non “crearono”»
Tags: Trinità nell'Antico Testamento, Creazione dell'uomo, Uomo immagine della Trinità
Riguardo: Trinitaria
G. Boccaccini, Il Medio Giudaismo. Per una storia del pensiero giudaico tra il terzo secolo a.e.v. e il secondo secolo e.v.
Genova 1993
Per un approfondimento del rapporto tra Paolo e l'ebraismo del I secolo
Tags: San Paolo ebreo, San Paolo e l'ebraismo, Ebraismo del I secolo
Riguardo: Corpo Paolino
Scott Normand Brodeur, Il cuore di Paolo è il cuore di Cristo, Studio introduttivo esegetico-teologico delle lettere paoline, 201-204
Gregorian&Biblical Press, Roma 2014
Tags: Redenzione in san Paolo, Lettera ai Galati
Riguardo: Corpo Paolino
Scott Normand Brodeur, Il cuore di Paolo è il cuore di Cristo, Studio introduttivo esegetico-teologico delle lettere paoline, 33381-82
Gregorian&Biblical Press, Roma 2014
S.N. Brodeur presenta il fenomeno della paronomasia nell'appellativo «chrestos - utile» dato a Onesimo da san Paolo nella Lettera a Filemone.
Tags: san Paolo, Lettera a Filemone, Giovanni Reuchlin, Erasmo da Rotterdam, Onesimo, Chrestos (utile) - Christos (Cristo), Chrestos-Christos, Paronomasia
Riguardo: Corpo Paolino
Chateaubriand, Pensieri, Cap IV, t. I, p.203-2011
II ed., 1850
«Ho da parlare d'un soggetto grazioso, ma che sempre si rifiuta ai colori di ogni stile e soffre perfino d'essere nominato... il pudore è una non solo quale paura attaccata alla nostra sensibilità, e fa che l'anima, come il fiore di cui è l'immagine, si ripieghi e si restringa in sé, tanto è delicata e tenera, alla minima apparenza che possa ferirla con impressioni troppo vive, o chiarezze premature»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, La prudenza dell'eros, i fondamenti etico-antropologici del pudore, 11-14
Editrice WM
Tags: Impudicizia contemporanea, Pudore rimosso, Rimozione del pudore
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, La prudenza dell'eros, i fondamenti etico-antropologici del pudore, 14-16
Editrice WM
Tags: Concezioni del pudore
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, La prudenza dell'eros, i fondamenti etico-antropologici del pudore, 20
Editrice WM
«Il fondamento del concetto astratto di pudore è l'uomo. L'attributo "pudore" predicato all'uomo, potrebbe ben servire alla definizione dell'uomo in quanto individuo e persona differenziantesi dagli altri esseri del mondo. L'uomo è così un homo pudicus. [...] Il pudore esprime incisivamente la singolare posizione che l'uomo occupa nel mondo, ossia la sua collocazione sotto di Dio e sopra gli animali, esseri questi che non hanno certo pudore»
Tags: Pudore come peculiarità dell'essere umano, Homo Pudicus
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, Psicologia della nudità: l'etica del pudore fra esibizionismi e intimità, 10
Bonomi, 2010
Tags: Significanza del corpo, Significato del corpo, Simbolicità del corpo, Valore spirituale del corpo
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, Psicologia della nudità: l'etica del pudore fra esibizionismi e intimità, 20
Bonomi, 2010
Tags: Compresenza di elementi maschili e femminili nello stesso individuo
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, Psicologia della nudità: l'etica del pudore fra esibizionismi e intimità, 21
Bonomi, 2010
«L'altro è corpo e sesso, eppure non si esaurisce in questo, perché l'altro è anche e soprattutto mente e spirito. L'unione dei corpi è sempre anche uno sposalizio di anime. La complementarietà dei corpi sessuati diventa coppia, famiglia, comunità di famiglie, società. Il sesso non è solo sesso ma anche, in una parola, amore. L'amore è quella potenza creativa che ci fa essere buoni nei confronti del prossimo. Amare è concepire e volere se stessi come dono per l'altro: amare è auto-donazione gratuita e irrevocabile»
Tags: Amore nella sessualità
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, Psicologia della nudità: l'etica del pudore fra esibizionismi e intimità, 21
Bonomi, 2010
Tags: Amore di coppia
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, Psicologia della nudità: l'etica del pudore fra esibizionismi e intimità, 22-27
Bonomi, 2010
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, Psicologia della nudità: l'etica del pudore fra esibizionismi e intimità, 23
Bonomi, 2010
G. Chimirri propone alcune definizioni di «pudore».
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, Psicologia della nudità: l'etica del pudore fra esibizionismi e intimità, 24
Bonomi, 2010
G. Chimirri identifica come offese al pudore spirituale tutte quelle intromissioni nell'intimità esistenziale, politica, religiosa, ecc.
Tags: Pudore spirituale, Riservatezza, Intimità
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, Psicologia della nudità: l'etica del pudore fra esibizionismi e intimità, 24-25
Bonomi, 2010
Tags: Pudore corporeo, Pudore del corpo
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, Psicologia della nudità: l'etica del pudore fra esibizionismi e intimità, 25-27
Bonomi, 2010
G. Chimirri definisce il pudore sessuale come valorizzazione del plus-valore che la sessualità ha nell'uomo: l'amore. Esso è «prudente custodia dei valori morali della sessualità».
L'autore offre inoltre una distinzione del pudore sessuale in quattro funzioni:
a) Contro l'auto-appagamento, spingendo all'eterosessualità
b) Fissa il valore del «tu» e instaura un rapporto autenticamente intersoggettivo
c) Differenzia le varie circostanze ambientali e relazionali
d) Vigila sulla qualità del rapporto matrimoniale
Tags: Pudore sessuale
Riguardo: Sessualità
Giovanni Chimirri, Psicologia della nudità: l'etica del pudore fra esibizionismi e intimità, 27-31
Bonomi, 2010
Tags: Storia del concetto di piacere
Riguardo: Sessualità
Cirillo di Gerusalemme, Catech. 5 sulla fede e il simbolo, 12-13
«Cerca di ritenere bene a memoria il simbolo della fede. Esso non è stato fatto secondo caprici umani, ma è il risultato di una scelta dei punti più importanti di tutta la Scrittura. Essi compongono e formano l’unica dottrina della fede. E come un granellino di senapa, pur nella sua piccolezza, contiene in germe tutti i ramoscelli, così il simbolo della fede contiene, nelle sue brevi formule, tutta la somma di dottrina che si trova nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento»
Tags: Credo, Simbolo di fede
Riguardo: Cristologia
Clemente Alessandrino, Gli Stromati, I.5.28.1-3
«Orbene, prima della venuta del Signore la filosofia era ai Greci necessaria per giungere alla giustizia; ora diviene utile per giungere alla religione: essa è in certo modo una propedeutica per coloro che intendono conquistarsi la fede per via di dimostrazione razionale. ‘Il tuo piede’ dice la Scrittura ‘non c’è rischio che inciampi’: purché riconduca alla provvidenza ciò che è bene, greco o nostro che sia. Di tutte le cose che sono buone è causa Dio: di alcune in modo diretto, come per esempio dell’Antico e del Nuovo Testamento, di altre mediatamente, come della filosofia. Potrebbe anche darsi che la filosofia fosse stata data ai Greci quale bene primario, avanti che il Signore li chiamasse, poiché anche essa educava la grecità a Cristo, come la legge gli Ebrei. Perciò la filosofia serva a preparare, aprendo la strada a colui che sarà reso perfetto da Cristo»
Tags: Filosofia greca
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Gli Stromati, IV.4.14.3
«Dico subito che noi chiamiamo perfezione il martirio non perché [il martire] ha raggiunto il fine della vita come gli altri, ma perché ha manifestato una perfetta opera di amore»
Tags: Martire, Martiri, Martirio
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Gli Stromati, IV.6.27.3
«Colui che nel suo pentimento riconosce peccatrice l’anima, la farà morire rispetto al peccato, dal quale si è distaccato: ma, perdutala, la ritroverà nell’obbedienza, risuscitata per la fede, dopo che era morta al peccato. Proprio questo significa ritrovare la propria anima: conoscere se stesso»
Tags: Conoscere sé stessi, Peccato, Conversione
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Gli Stromati, V.1.1.4
«Dalla fede alla ‘gnosi’, attraverso il Figlio il Padre: e ‘gnosi’ del Figlio e del Padre è il conseguimento e il discernimento della verità attraverso la verità, secondo il ‘canone gnostico’—quello che è veramente ‘gnostico’»
Tags: Conoscenza del Padre, Gnosi
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Gli Stromati, VI.7.55.4
«[I Greci] in parte li sottrassero, in parte anche li fraintesero; negli altri casi certe cose hanno espresso con divina ispirazione, ma non le resero alla perfezione,
PATROLOGIA 96 certe altre hanno espresso con congetture e raziocinio umano, e qui anche falliscono. Essi s’illudono di raggiungere la verità in modo completo, ma noi li scopriamo: essi la raggiungono solo parzialmente»
Tags: Comprensione parziale dei greci, Verità parziale
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Gli Stromati, VI.7.59.3
«Invece quelli che credettero alla venuta del Signore e alla chiarezza delle Scritture, sono nella conoscenza perfetta della legge, come pure quelli che provengono da studi filosofici, attraverso la dottrina del Signore, pervengono a stabilirsi nella conoscenza perfetta della vera filosofia»
Tags: Gnosi, Vera filosofia, Scritture
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Gli Stromati, VII.17
«Orbene, ‘coloro che aderiscono alle empie teorie e se ne fanno iniziatori presso altri, senza nemmeno saper usare a dovere dei discorsi’ divini, ‘ma commettendo errori’, questi né entreranno loro nel regno dei cieli, né permettono che le vittime dei loro inganni raggiungano la verità. Nemmeno possiedono, essi, la chiave dell’entrata, ma se mai una falsa o, come si vuol dire, una seconda chiave, con la quale non aprono la porta principale, come noi che entriamo attraverso la tradizione del Signore. Essi invece scardinano la porta secondaria, sfondano di nascosto il muro della chiesa, trasgrediscono la verità e si fanno iniziatori i misteri presso l’anima degli empi. Che in effetti abbiano tenuto i loro conciliaboli umani posteriormente al sorgere della chiesa cattolica, non occorrono molte parole [a mostrarlo]. L’insegnamento del Signore, nel tempo della sua venuta, comincia infatti sotto l’impero di Augusto e di Tiberio e si compie circa a metà del periodo di Tiberio; la predicazione degli apostoli, almeno fino al ministero di Paolo, si compie al tempo di Nerone. Ma gli iniziatori delle eresie sono sorti in tempi più recenti, circa attorno al regno di Adriano e giunsero fino all’età di Antonino il vecchio. Così Basilide, anche se si attribuisce quale maestro Glaucia, l’interprete di Pietro, come si vantano quelli della sua setta; così Valentino, che si vuole abbia potuto ascoltare Teoda; e questi era stato familiare di Paolo. Marcione, che visse nella stessa età di questi, fu tra essi come un anziano tra più giovani…Simone aveva ascoltato per poco la predicazione di Pietro. Stando così le cose, è evidente che rispetto alla più antica e vera chiesa tutte queste eresie venute dopo e quelle più recenti ancora nel tempo sono state una innovazione e una falsificazione. Da quanto s’è detto deve dunque risultare che una è stata la vera chiesa, quella in realtà originaria, e in essa sono iscritti i giusti secondo il [divino] proposito. Poiché uno è Dio e uno il Signore, per questo anche ciò che è sommamente venerabile acquista pregio in ragione della sua unità, essendo imitazione dell’unico principio. La chiesa, unica, è dunque legata alle sorti dell’Unico per natura, mentre c’è chi s’adopera a smembrarla in una molteplicità di eresie. Per essenza e per contenuto del pensiero, per origine e per preminenza insieme, noi diciamo una l’antica e universale chiesa, costituita ‘nell’unità della fede’ unica: quella fede che è secondo i suoi propri Testamenti, o meglio secondo il Testamento unico suddivisio nei due tempi diversi, e che per volontà dell’unico Dio, tramite l’unico Signore, raduna coloro che già sono iscritti: Dio li aveva preordinati, perché aveva conosciuto che sarebbero stati giusti ‘prima della fondazione del mondo’. Inoltre, anche la preminenza della chiesa, come il principio della sua costituzione, è secondo l’ordine dell’unità: essa supera tutte le altre comunità e non ha nulla di simile o di uguale a se stessa.”
“Ma di questo a poi. Delle eresie invece alcune sono denominate dal nome [del fondatore]. Come quella di Valentino, di Marcione, di Basilide, anche se si vantano di fare propria la dottrine di Mattia ([ma è un errore,] perché, come è stato uno l’insegnamento di tutti gli apostoli, così pure è una la tradizione). Altre invece prendono nome dal luogo [dove sorsero], come i Perati, altre dal popolo, come l’eresia dei Frigi, altre ancora da comportamenti pratici, come quella degli Entratiti; altre da particolari dottrine, come quelle dei Doceti e degli Ematiti; altre da ‘ipotesi’ e da personaggi particolarmente onorati, come i Cainiti e i cosiddetti Ofiani; altre infine da usanze e atti sfacciatamente perpetrati contro la legge, come i cosiddetti Entichiti, un setta dei Simoniani»
Tags: Eresia, Eresie, Errori, Eretici, Eretico
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Gli Stromati, VII.3.20.2
«La filosofia greca purifica, si direbbe, ed abitua preliminarmente l’anima all’accoglimento della fede, sulla quale poi la verità costruisce la ‘gnosi’.»
Tags: Filosofia greca, Gnosi
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Gli Stromati, VII.7.39.6-40.1-4
«Insomma la preghiera, per parlare con più audacia, è un modo di comunicare con Dio; e anche se Gli parliamo in silenzio, senza nemmeno aprir le labbra, con un sussurro, dentro gridiamo! Tutto il nostro intimo colloquio Dio ascolta, sempre. In questo colloquio alziamo il capo, tendiamo le braccia al cielo, ci alziamo in punta di piedi nell’acclamazione che conclude la preghiera, risalendo con il fervore dello spirito all’essenza intelligibile. Così cerchiamo di distaccare insieme con le parole il corpo dalla terra, rendiamo aerea ‘l’anima alata’ per la brama dei beni superiori e la costringiamo a salire ai ‘luoghi santi’, nel totale disprezzo dei vincoli carnali. Ben sappiamo infatti che lo ‘gnostico’ attua in sé volontariamente la fuga completa dal mondo, proprio come i Giudei dall’Egitto e così mostra chiaramente, più ogni altra cosa, che egli sarà quanto più è possibile vicino a Dio. C’è poi chi assegna determinate ore alla preghiera, come, poniamo, la 3°, la 6°, la 9°: ebbene lui, lo ‘gnostico’, prega invece per tutta la vita, adoperandosi a vivere con Dio attraverso la preghiera e ad abbandonare, per dirla in breve, tutto ciò che non gli sarà più utile, una volta giunto lassù, come uno che già da qui ha raggiunto la perfezione di chi è divenuto adulto nell’amore»
Tags: Preghiera, Gnosi, Gnostico cristiano, Ora media
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Gli Stromati, VII.7.43.6
«Comunque, poiché l’oriente è immagine del giorno natale e da qual punto si diffonde la luce ‘che dalle tenebre risplendé’ la prima volta, e anche per quelli che si avvoltolando nell’ignoranza spuntò il giorno della vera ‘gnosi’, come il sole, le preghiere si facciano rivolti verso oriente all’aurora»
Tags: Preghiera, Pregare verso Oriente, Ad Orientem
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Gli Stromati, VII.7.49.1-7
«Colui che è in comunione con Dio deve pertanto avere immacolata l’anima, e incontaminata e limpida, in primo luogo rendendosi perfettamente buono o, in ogni caso, facendo progressi verso la ‘gnosi’ e anelando ad essa, completamente distolto, comunque, dalle opere della malvagità. Più ancora conviene che egli formuli tutte le sue preghiere in modo onesto e insieme con persone oneste, perché pericoloso è associarsi con altri che peccano. Lo ‘gnostico’ pregherà anche con i più semplici fedeli, nei casi in cui debba altresì condividere il loro operare: e tutta la sua vita è un santo festino. Così anzitutto le sue offerte consistono in preghiere e insieme lodi e lettura delle Scritture prima del pranzo, salmi e inni durante il pranzo e prima del riposo, e di nuovo preghiere anche nottetempo. Con ciò egli si fa tutt’uno con il ‘divino coro’, iscritto ad una contemplazione eterna, per il suo continuo ricordo [del cielo]. E poi, non conosce egli forse anche gli altri modi di offerta, il dono, elargito a seconda del bisogno del prossimo, di insegnamenti e di denaro? Oh sì! Comunque la sua preghiera espressa non è di molte parole, perché egli ha appreso dal Signore anche che cosa bisogna chiedere. E ‘in qualsiasi luogo’ pregherà ma non con ostentazione e in modo che la gente lo veda. Egli prega invece in ogni modo, passeggiando, in compagnia, in riposo, durante la lettura e nelle azioni compiute rettamente; e se nel recesso stesso dell’anima concepisce anche solo un pensiero e ‘con gemiti inesprimibili’ invoca il Padre, ecco che Egli è vicino e mentre ancora parla già è presente»
Tags: Vita di preghiera, Gnosi, Gnostico cristiano
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Protrettico, II.24.2
«Essi [i greci], anche se non hanno conosciuto la verità, almeno hanno sospettato l’errore e ciò è non piccola scintilla di saggezza che cresce, come seme, verso la verità»
Tags: Filosofia greca, Logos spermatikos, Logoi spermatikoi, Sperma tou Logou
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Protrettico, IV.63.2-5
«Quanto grande è la potenza di Dio. E bastato il suo volere per la creazione del mondo. Dio solo lo fece, perché Egli solo è veramente Dio. Col semplice volere egli crea e al suo semplice aver voluto segue l’essere. Qui si svia il coro dei filosofi, i quali pur riconoscendo che l’uomo è mirabilmente fatto per la contemplazione del cielo, adorano le cose che appaiono nel cielo, e che si percepiscono con la vista. Infatti, anche se le opere che stanno in cielo non sono opere umane, sono state fatte tuttavia per gli uomini. E nessuno di voi adori il sole, ma desideri e cerchi l’autore del sole: né divinizzi il mondo, ma cerchi il creatore del mondo. Un solo rifugio dunque resta, a quanto pare, a colui che vuole giungere alle porte della salvezza: la Sapienza divina. Da qui, come da un sacro asilo, nessuno dei demoni può trascinare via l’uomo che tende e si affretta verso la salvezza»
Tags: Dio Creatore, Creazione
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Protrettico, VI.67.2-68.3
«Io aspiro al Signore dei venti, al Signore del fuoco, al Creatore del mondo, al Datore della luce al sole. Dio cerco, non le opere di Dio. Chi dunque potrò prendere da te come compagno nella mia ricerca? Noi infatti non ti respingiamo del tutto. Se vuoi, prendiamo Platone. Come dunque si deve cercare Dio, o Platone? ‘Il padre e creatore di questo mondo è una grande impresa trovarlo e, per chi lo trova, annunciarlo a tutti è impossibile’. Ma, in nome di Lui stesso, perché? ‘Perché non è assolutamente possibile esprimerlo per mezzo di formule’. Bene, Platone, sfiori la verità, ma non stancarti; insieme con me intraprendi la ricerca intorno al bene. Infatti in tutti gli uomini generalmente, e massimamente in quelli che passano il tempo a ragionare, si trova istillato un certo divino efflusso [απόρροια ]. Grazie ad esso, pur malvolentieri, essi riconoscono che c’è un solo Dio, senza principio e senza fine il quale in alto, nelle più lontane regioni del cielo in un suo proprio e particolare luogo, esiste veramente e per sempre»
Tags: Dio di Platone, Filosofia greca
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Protrettico, VI.71.1
«E tu, o filosofia, non il solo Platone, ma molti altri [Antistene...in quanto discepolo di Socrate, l’ateniese Senofonte, Cleante di Pedaso] ancora affrettati a presentarmi, i quali il solo che è veramente Dio hanno riconosciuto come tale per la Sua ispirazione se in qualche punto abbiano toccato la verità»
Tags: Filosofi, Filosofia greca, Logos spermatikos, Logoi spermatikoi, Sperma tou Logou
Riguardo: Patrologia
Clemente Alessandrino, Protrettico, XI.111.2
«Noi [Cristiani] siamo divenuti discepoli di Dio, che abbiamo acquistato la sapienza realmente vera, quella alla quale i sommi filosofi fecero solamente allusione, ma che i discepoli di Cristo ricevettero e annunziarono»
Tags: Vera sapienza, Gnosi cristiana, Filosofia greca, Logos spermatikos, Logoi spermatikoi, Sperma tou Logou
Riguardo: Patrologia
Concilio Tridentino, Decreto sulla Eucaristia, Sess. XIII, 11 ottobre 1551
«Prima di tutto questo santo Sinodo insegna e professa chiaramente e semplicemente che nel divin Sacramento della santa Eucaristia, dopo la consacrazione del pane e del vino, è contenuto veramente, realmente e sostanzialmente sotto l’apparenza di quelle cose sensibili, il nostro Signor Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. Non sono in contrasto fra loro questo due cose: che lo stesso nostro Salvatore sieda sempre nei cieli alla destra del Padre, secondo il modo naturale di esistere, e che, tuttavia, presente in molti altri luoghi, sia presso di noi con la sua sostanza, sacramentalmente, con quel modo di esistenza, che, anche se difficilmente possiamo esprimere a parole, possiamo, tuttavia, comprendere con la nostra mente, illuminata dalla fede, essere possibile a Dio (Cfr. Mt XIX, 26; Lc XVIII, 27), e che anzi dobbiamo credere fermissimamente. Questo infatti tutti i nostri Padri, che vissero nella vera Chiesa di Cristo, e che hanno trattato di questo santissimo Sacramento, hanno professato chiarissimamente che il nostro Redentore ha istituito questo meraviglioso Sacramento nell’ultima Cena, quando, dopo la benedizione del pane e del vino, affermò con parole esplicite e chiare di dare ad essi il proprio Corpo e il proprio Sangue. Queste parole riportate dai santi Evangelisti (Cfr. Mt XXVI, 26-28; Mc XIV, 22-24; Lc XXII, 19-20), e poi ripetute da san Paolo (Cfr. 1 Cor XI, 24-25) hanno per sé quel significato proprio e chiarissimo secondo cui sono state comprese dai Padri: è pertanto sommamente indegno che esse vengano distorte da alcuni rissosi e corrotti a immagini fittizie e immaginarie, con le quali è negata la verità della Carne e del Sangue di Cristo, contro il senso generale della Chiesa, la quale come “colonna e sostegno della Verità” (1Tim. III, 15) ha detestato come sataniche queste costruzioni fantasiose, escogitate da uomini empi, riconoscendo con animo sempre grato questo preziosissimo dono di Cristo»
Tags: Eucarestia, Eucaristia
Congregazione per l'Educazione Cattolica, Lo studio dei padri della Chiesa nella formazione sacerdotale, 33
«Come diceva s. Agostino di fronte al moltiplicarsi degli eretici: "Dio ha permesso la loro diffusione, affinché non ci nutrissimo del solo latte e non rimanessimo in stato di rude infanzia (Io. eu. tr. 36.6), in quanto molte questioni riguardanti la fede quando, con astuta inquietudine, vengono esaminate più diligentemente, capite più chiaramente, predicate più insistentemente di modo che la questione mossa dall’avversario diventi l’occasione d’imparare" (ciu. 16.2.1)»
Tags: Eretici, Eresia, Apologetica patristica
Riguardo: Patrologia
San Giovanni Crisostomo, Omelie sulla prima lettera ai Corinzi, 4, 3.4
«Infatti, come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, di intraprendere una simile opera? Essi forse mai erano entrati in una città o in una piazza. E allora come potevano pensare di affrontare tutta la terra? Che fossero paurosi e pusillanimi l’afferma chiaramente chi scrisse la loro vita senza dissimulare nulla e senza nascondere i loro difetti, ciò che costituisce la miglior garanzia di veridicità di quanto asserisce. Costui, dunque, racconta che quando Cristo fu arrestato dopo tanti miracoli compiuti, tutti gli apostoli fuggirono e il loro capo lo rinnegò. Come si spiega allora che tutti costoro, quando il Cristo era ancora in vita, non avevano saputo resistere a pochi Giudei, mentre poi, giacendo lui morto e sepolto e, secondo gli increduli, non risorto, e quindi non in grado di parlare, avrebbero ricevuto da lui tanto coraggio da schierarsi vittoriosamente contro il mondo intero? Non avrebbero piuttosto dovuto dire: E adesso? Non ha potuto salvare se stesso, come potrà difendere noi? Non è stato capace di proteggere se stesso, come potrà tenderci la mano da morto? In vita non è riuscito a conquistare una sola nazione, e noi, col suo nome, dovremmo conquistare il mondo? Non sarebbe da folli non solo mettersi in simile impresa, ma perfino solo pensarla? È evidente perciò che, se non lo avessero visto risuscitato e non avessero avuto una prova inconfutabile della sua potenza, non si sarebbero esposti a tanto rischio»
Tags: Pietro rinnega Cristo, Pietro rinnega Gesù, Credibilità della Risurrezione di Cristo
Riguardo: Cristologia
J. De La Vaissière, Il pudore istintivo
Vita e pensiero, Milano 1938
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
J. De La Vaissière, Il pudore istintivo, 1-6
Vita e pensiero, Milano 1938
Tags: Significato della parola pudore
Riguardo: Sessualità
J. De La Vaissière, Il pudore istintivo, 10-17
Vita e pensiero, Milano 1938
Tags: Psicologia del pudore
Riguardo: Sessualità
J. De La Vaissière, Il pudore istintivo, 30
Vita e pensiero, Milano 1938
«Il pudore è quindi universale presso tutte le razze umane, tutte le nazioni, tutte le tribù, senza alcuna eccezione»
Tags: Pudore istintivo, Pudore innato, Pudore universale, Universalità del pudore
Riguardo: Sessualità
J. De La Vaissière, Il pudore istintivo, 49-50
Vita e pensiero, Milano 1938
Il pudore non è un'emozione.
«Il pudore, benché manifestamente accompagnato sovente da emozioni, è esso in se stesso una emozione dell'istinto? Per niente, se la parola emozione è presa nel suo senso scientifico. [...]
[Le emozioni] Sono segni della sua presenza, per gli altri a causa della loro mimica, per il soggetto, per le impressioni cinetiche che ne risultano. Esse sono legate al pudore; esse non sono il pudore»
Tags: Pudore come emozione, Emozioni del pudore
Riguardo: Sessualità
J. De La Vaissière, Il pudore istintivo, 5
Vita e pensiero, Milano 1938
«Il pudore è un dinamismo sensitivo d'apprensioni quasi istintive, in relazione diretta con i processi sessuali»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
J. De La Vaissière, Il pudore istintivo, 50
Vita e pensiero, Milano 1938
«Il pudore è un freno dell'istinto sessuale»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
J. De La Vaissière, Il pudore istintivo, 60-62
Vita e pensiero, Milano 1938
Tags: Pudore istintivo negli animali, Pudore animale
Riguardo: Sessualità
J. De La Vaissière, Il pudore istintivo, 64
Vita e pensiero, Milano 1938
«In Cina, la donna deve nascondere i piedi; in Oriente, velarsi la faccia; in certe tribù, coprirsi l'occipite. Invece il turbamento manifestato dalle donne di tribù africane, quando si sfiora involontariamente una stuoia sulla quale sono sedute, è a loro sconosciuto»
Tags: Individualizzazione secondaria del pudore, Tipi psicologici di pudore
Riguardo: Sessualità
J. De La Vaissière, Il pudore istintivo, 8
Vita e pensiero, Milano 1938
«L'anima spirituale irradia la sua purezza attraverso la carne, regolando secondo la ragione in una armoniosa agilità, mantiene gli sguardi, i minimi gesti, fino negli occhi.»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum, 1601-1613
Tags: Dottrina sacramentale tridentina, Dottrina sacramentale del Concilio di Trento
Riguardo: Sacramenti
Giampaolo Dianin, Matrimonio, sessualità, fecondità. Corso di morale familiare
EMP 2011
Tags: Morale familiare, Morale coniugale, Matrimonio, Sessualità, Fecondità
Riguardo: Sessualità
Dionigi l'Areopagita, Nomi Divini, 3.1
Dionigi l'Areopagita esprime la necessità della preghiera.
«Perciò, prima di tutto, ed in particolar modo prima di parlare di Dio, è necessario cominciare dalla preghiera, non per attrarre a noi la forza che è presente in tutti i luoghi e in nessuno, ma affinché con il ricordo e le invocazioni possiamo metterci nelle sue mani e unirci a lei»
Tags: Preghiera
Riguardo: Patrologia
G. Dougas, La pudeur, 471
«Esso [il pudore] non è un istinto avvertito, una prudenza acquistata, ma una apprensione vaga, come gratuita, senza oggetto definito, il sentimento del timore e del mistero»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
L. Dugas, «La pudeur» in Reuve philosoqhique, 468-469
1903
«Chi può dire che il pudore non è per tre quarti imparato, data l'infinita varietà delle sue leggi, e, d'altra parte, chi oserebbe concludere per quel lato cui esso non sa, per così dire, dove attaccarsi mentre si attacca a tutto, che è fantasia pura e non ha il suo principio nella natura umana? [...]
Bisogna distinguere, allorché non si possa chiarire in fatto, un fondo innato di pudore, elementare e semplice, ed un apporto considerevole d'idee e di sentimenti fattibili rappresentanti lo sfruttamento od il valore dei fondi primitivi»
Tags: Innatismo del pudore, Pudore innato
Riguardo: Sessualità
L. Dugas, «La pudeur» in Reuve philosoqhique, 472-474; 477
1903
«Essi s'incontra non fuori dell'amore, ma nell'amore stesso; esso non consiste dunque a temerlo e fuggirlo; né ad impedirgli di nascere, né lo annienta. [...] Anzicché essere ostacolo all'amore, sembra essere un freno naturale che mantiene l'amore nelle condizioni del suo sviluppo normale. [...] Non contraddice il fine della natura, che è di perpetuare la specie, serve al contrario a questo fine. [...] È una salvaguardia dell'amore. [...] Senza esso l'amore sarebbe un desiderio brutale soddisfatto. [...] È un amore che si difende contro se stesso [...] che non segue il suo pendio naturale, ché, non è un movimento in linea retta [...] ma che si toglie dalla sua strada per seguire la migliore, per una istintiva intesa de' suoi interessi, e, oso dire, della dignità della sua funzione»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Efrem il diacono, Discorso sul Signore , 3-4, 9
«La morte lo ha ucciso nel corpo, che egli aveva assunto. Ma con le stesse armi egli trionfò sulla morte. La divinità si nascose sotto l’umanità e si avvicinò alla morte, la quale uccise e a sua volta fu uccisa. La morte uccise la vita naturale, ma venne uccisa dalla vita soprannaturale. Siccome la morte non poteva inghiottire il Verbo senza il corpo, né gli inferi accoglierlo senza la carne, egli nacque dalla Vergine, per poter scendere mediante il corpo al regno dei morti. Ma una volta giunto colà col corpo che aveva assunto, distrusse e disperse tutte le ricchezze e tutti i tesori infernali.
Cristo venne da Eva, genitrice di tutti i viventi. Ella è la vigna, la cui siepe fu aperta proprio dalla morte per le mani di quella stessa Eva che doveva, per questo, gustare i frutti della morte.
Eva, madre di tutti i viventi, divenne anche causa di morte per tutti i viventi.
Fiorì poi Maria, nuova vite rispetto all’antica Eva, ed in lei prese dimora la nuova vita, Cristo. Avvenne allora che la morte si avvicinasse a lui per divorarlo con la sua abituale sicurezza e ineluttabilità. Non si accorse, però, che nel frutto mortale, che mangiava, era nascosta la Vita. Fu questa che causò la fine della inconsapevole e incauta divoratrice. La morte lo inghiottì senza alcun timore ed egli liberò la vita e con essa la moltitudine degli uomini»
Tags: Incarnazione, Discesa agli inferi, Eva, Peccato originale, Morte, Maria, Nuova Eva, Redenzione
Riguardo: Patrologia
Havelock Ellis, Ètudes de psychologie sexuelle, 26
1908
«Esso può essere definito provvisoriamente come un timore quasi istintivo, e che è ordinariamente in relazione diretta con i processi sessuali»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Havelock Ellis, La pudeur, 123
Mercure de France, 1909
«Ci si può chiedere se in generale il pudore aumenta con la civilizzazione. Io non lo credo... Il pudore è più invincibile presso i selvaggi che presso i civili»
Tags: Pudore nei selvaggi
Riguardo: Sessualità
Havelock Ellis, La pudeur, 33-34
Mercure de France, 1909
«Il sentimento del pudore è sviluppato presso i Fueghini, abituati a vivere nudi. Essi lo manifestano nel loro contegno, nella disinvoltura con la quale si mostrano senza vestiti, paragonata alla molestia ch'essi provano, uomini e donne, se alcuno fissa lo sguardo su certe parti del loro corpo. Tra loro mai questo fatto si realizza»
Tags: Pudore nei selvaggi, Nudità dei selvaggi
Riguardo: Sessualità
Havelock Ellis, Le pudeur, 64
Mercure de France, 1909
«Si può dire che lo sviluppo completo del pudore si produca nel momento della pubertà, e noi possiamo ammettere che il pudore apparisca più presto, se più presto appare il desiderio sessuale»
Tags: Comparsa del pudore
Riguardo: Sessualità
Maurizio Pietro Faggioni, Sessualità, matrimonio, famiglia, 178-180
EDB 2017
Tags: Indissolubilità del significato unitivo e procreativo dell'atto coniugale, Indissolubilità delle dimensioni della sessualità
Riguardo: Sessualità
Maurizio Pietro Faggioni, Sessualità, matrimonio, famiglia, 183-185
EDB 2017
Tags: Famiglia, Struttura familiare
Riguardo: Sessualità
Maurizio Pietro Faggioni, Sessualità, matrimonio, famiglia, 207-217
EDB 2017
Tags: Paternità Responsabile, Metodi contraccettivi, Contraccezione
Riguardo: Sessualità
Maurizio Pietro Faggioni, Sessualità, matrimonio, famiglia, 23
EDB 2017
Tags: Procreazione
Riguardo: Sessualità
J.A. Fitzmyer, Teologia Paolina, NJBC, 1400
Tags: Redenzione
Foerster, Morale sexuelle et pédagogie sexuelle, 221
«Presso molti l'idea si sparge oggi in vasti ambienti che il pudore non sarebbe in conclusione che un organo primitivo rudimentale, resto delle oscure epoche passate, nato da un vivo timore superstizioso delle funzioni sessuali... Puro prodotto della dottrina cristiana sulla colpevolezza dell'istinto sessuale»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Papa Francesco, Angelus, 31 maggio 2015
«Oggi celebriamo la festa della Santissima Trinità, che ci ricorda il mistero dell’unico Dio in tre Persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La Trinità è comunione di Persone divine le quali sono una con l’altra, una per l’altra, una nell’altra: questa comunione è la vita di Dio, il mistero d’amore del Dio Vivente. E Gesù ci ha rivelato questo mistero. Lui ci ha parlato di Dio come Padre; ci ha parlato dello Spirito; e ci ha parlato di Sé stesso come Figlio di Dio. E così ci ha rivelato questo mistero. E quando, risorto, ha inviato i discepoli ad evangelizzare le genti, disse loro di battezzarle «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19). Questo comando, Cristo lo affida in ogni tempo alla Chiesa, che ha ereditato dagli Apostoli il mandato missionario. Lo rivolge anche a ciascuno di noi che, in forza del Battesimo, facciamo parte della sua Comunità.»
Tags: Trinità, Relazionalità in Dio
Riguardo: Trinitaria
Sigmund Freud, «Tre saggi sulla teoria sessuale» in Opere, vol. IV, 474-476
Torino 1970
«Studiando le perversioni ci siamo persuasi che la pulsione sessuale deve combattere contro certe potenze psichiche che fanno da resistenze, tra le quali il pudore e il disgusto sono quelle che ci si sono presentate con il maggior rilievo... Bisogna considerare queste potenze che arginano lo sviluppo sessuale - il pudore, il disgusto, la moralità, come partecipati storici delle inibizioni esterne subite dalla pulsione sessuale nella psicogenesi dell'umanità... Il carattere isterico rivela un grado di rimozione che oltrepassa la misura normale, una intensificazione di quelle resistenze contro la pulsione sessuale che abbiamo imparato a conoscere sotto il nome di pudore, disgusto e morale, un rifuggire quasi istintivo dall'occupare l'intelletto con il problema sessuale, che nei casi più marcati ha l'esito di conservare una completa ignoranza sessuale»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Sigmund Freud, Trois essais sur la sexualité, lez. IV, p.115
«L'istinto deve lottare contro certi ostacoli d'ordine psichico tra i quali il pudore ed il disgusto sono i più evidenti. Si può supporre che siano delle forze destinate a mantenere questi istinti nei limiti di quanto si conta come normale»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Santa Gemma Galgani, Diario, 28 agosto
«Più tardi poi andai a letto, ma sentii poco dopo un po' di rimorso. Pensavo, è vero, al soggetto della meditazione della Passione, ma nel letto. Mi ha demandato a che cosa pensassi il mio angelo. «Alla Passione», ho risposto. «Che dirà di me Gesù che faccio questa vita sì comoda, prego poco, e nel letto; insomma tutto il tempo della preghiera lo passo nel letto? ». Questo purtroppo è vero. Mi rispose che ne pensavo io di questa cosa. « è svogliatezza», soggiunsi. Ma gli promisi che, da quella sera in poi, mai più avrei pregato nel letto; altro che il giorno a me destinato per obbedienza. Da ieri sera e per tutta la notte mai si è allontanato da me, ma con un patto però: di stare zitta e dormire. L'ho fatto.»
Tags: Pregare nel letto, Pigrizia, Svogliatezza di pregare
Mons. Brunero Fiorello Gherardini, Concilio Ecumenico Vaticano II, il discorso mancato, 76
Tags: Concilio Vaticano II, CVII, Postconcilio, Post-concilio, Chiesa postconciliare, Chiesa post-conciliare
san Giovanni Crisostomo, Omelie contro i giudei, I, 3-4
«A colui che ha abbandonato Dio che speranza di salvezza rimane? Se Dio lascia un luogo questo diventa dimora di demoni. Ma dicono di adorare anch’essi il Signore. Lungi da noi il dire questo: nessun giudeo adora Dio. Chi lo dice? Il Figlio di Dio. "Se aveste riconosciuto il Padre mio avreste riconosciuto anche me. Ora voi non avete riconosciuto né me né il Padre" (Gv. VIII, 19). Che testimonianza addurrò più degna di fede di questa? Se non riconobbero il Padre, se crocifissero il Figlio, se respinsero l’assistenza dello Spirito, chi oserà sostenere che la loro sinagoga non è l’asilo dei demoni? No, Dio non vi è adorato, statene lontani. È di conseguenza il luogo dell’idolatria; tuttavia alcuni frequentano tali luoghi come se fossero sacri. (...) I Giudei in verità non conoscono neppure in sogno queste verità, dediti come sono al ventre, agognando i beni presenti, per nulla migliori dei porci e dei caproni quanto a lascivia e ubriachezza. (...) "Riconoscetevi gli uni gli altri" dandovi la facoltà di scoprire con diligenza i fratelli. Fate la stessa cosa con i giudaizzanti. Se conoscerai qualcuno che è favorevole ai Giudei, fermalo, denuncialo, affinché tu non sia esposto allo stesso pericolo.»
Tags: Ebrei, Giudei, Ebraismo
Riguardo: Patrologia
san Giustino Martire, 1 Apologia, 44.9-10
«Tutto quello che fu detto dai filosofi e dai poeti sull’immortalità dell’anima, sulle punizioni dopo morte, sulla contemplazione delle cose celesti o su analoghe dottrine, lo hanno potuto apprendere e lo hanno esposto, per averne attinto i principi dai profeti. Perciò in tutti sembra vi siano dei semi di verità; benché, quando si contraddicono l’un altro, dimostrino di non aver esattamente inteso»
Tags: Profeti anteriori agli scrittori greci
Riguardo: Patrologia
san Giustino Martire, 1 Apologia, 66.1-4
«Questo alimento noi lo chiamiamo "Eucaristia" e non è dato parteciparne se non a chi crede vera la nostra dottrina ed è stato lavato per la remissione dei peccati e per un bagno di rigenerazione, per vivere così come Cristo ha insegnato a fare. Poiché noi non lo prendiamo come un pane comune ed una comune bevanda, ma secondo quanto abbiamo appreso dal nostro Salvatore Gesù Cristo, incarnatosi in virtù del Verbo di Dio. L’alimento sul quale fu compiuta l’azione di grazie e di cui si nutrono il nostro sangue e le nostre carni, per virtù dell’orazione di grazie sono trasformati nella carne e nel sangue del medesimo Gesù incarnato per la nostra salvezza. Gli Apostoli infatti nelle loro Memorie dette Evangeli proprio questo tramandarono: che Gesù Cristo lasciò loro questo comando: preso del pane, rese grazie e disse loro: Fate questo in memoria di me; questo è il mio corpo; poi preso similmente il calice, rese grazie e disse: Questo è il mio sangue
Tags: Eucaristia, Eucarestia
Riguardo: Patrologia
San Giustino martire, Apologia I, 67
«Da allora noi ci ricordiamo a vicenda questo fatto. E quelli che possiedono, aiutano tutti i bisognosi e siamo sempre uniti gli uni con gli altri.
Per tutti i beni che riceviamo ringraziamo il creatore dell'universo per il Suo Figlio e lo Spirito Santo.
E nel giorno chiamato "del Sole" ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne, e si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei Profeti, finché il tempo consente.
Poi, quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi.
Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere; e, come abbiamo detto, terminata la preghiera, vengono portati pane, vino ed acqua, ed il preposto, nello stesso modo, secondo le sue capacità, innalza preghiere e rendimenti di grazie, ed il popolo acclama dicendo: "Amen". Si fa quindi la spartizione e la distribuzione a ciascuno degli alimenti consacrati, ed attraverso i diaconi se ne manda agli assenti.
I facoltosi, e quelli che lo desiderano, danno liberamente ciascuno quello che vuole, e ciò che si raccoglie viene depositato presso il preposto. Questi soccorre gli orfani, le vedove, e chi è indigente per malattia o per qualche altra causa, e i carcerati e gli stranieri che si trovano presso di noi: insomma, si prende cura di chiunque sia nel bisogno.
Ci raccogliamo tutti insieme nel giorno del Sole, poiché questo è il primo giorno nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, il nostro Salvatore, risuscitò dai morti. Infatti Lo crocifissero la vigilia del giorno di Saturno, ed il giorno dopo quello di Saturno, che è il giorno del Sole, apparve ai suoi Apostoli e discepoli, ed insegna proprio queste dottrine che abbiamo presentato anche a voi perché le esaminiate.»
Tags: Eucarestia, Eucaristia, Celebrazione eucaristica, Messa
Riguardo: Liturgia
Gregorio di Nazianzo, Discorso 7 per il fratello Cesare, 23-24
«È necessario che io sia sepolto con Cristo, che risorga con Cristo, che sia coerede di Cristo, che diventi figlio di Dio, anzi che diventi come lo stesso Dio […] Dio ha assunto in pieno la nostra umanità ed è stato povero per far risorgere la carne, salvarne l’immagine primitiva e restaurare così l’uomo, perché diventiamo una cosa sola con Cristo. Egli si è comunicato interamente a noi. Tutto ciò che egli è, è diventato completamente nostro. Sotto ogni aspetto noi siamo lui. Per lui portiamo in noi l’immagine di Dio dal quale e per il quale siamo stati creati. La fisionomia e l’impronta che ci caratterizza è quella di Dio. Perciò solo lui può riconoscerci per quel che siamo. Conseguentemente passano in seconda linea le differenze e le distinzioni fisiche e sociali, che pur certamente esistono fra gli uomini. Per questo si può dire che non c’è più né maschio, né femmina, né barbaro né scita, né schiavo né libero (cfr. Col 3,11)»
Tags: Partecipazione alla Pasqua, Partecipazione alla Risurrezione di Cristo, Partecipazione alla morte di Cristo
Riguardo: Cristologia
Gregorio di Nazianzo, Elogio funebre di Basilio, 69
«Che poi egli conoscesse meglio d’ogni altro la divinità dello Spirito, risulta chiaro dalle frequenti dichiarazioni ch’egli fece in pubblico al riguardo, quando lo consentiva l’opportunità, e dall’esplicito riconoscimento che ne faceva in privato a coloro che lo interrogavano; più chiaro ancora l’ha reso nei suoi colloqui con me, col quale non aveva segreti nelle conversazioni sull’argomento, senza limitarsi ad una dichiarazione pura e semplice, ma—ciò che prima non gli era accaduto di fare frequentemente—imprecando su di sé la cosa più tremenda, d’essere, cioè, respinto dallo Spirito, s’egli non venerava lo Spirito insieme col Padre e col Figlio, come dotati della stessa sostanza e dello stesso onore. E se si vuol consentirmi di mettermi insieme con lui anche in cose di questa natura, rivelerò un particolare finora ignorato dai più: che allora, cioè, che il momento ci poneva in una situazione difficile, egli assegnò a se stesso la parte del prudente riserbo, ed a noi, invece, quella di parlare con piena franchezza, poiché noi nessuno pensava di processare o di scacciar dalla patria, rispettati come eravamo per il fatto stesso d’essere oscuri, così che per mezzo d’entrambi s’afforzasse il nostro evangelo.
Ho ricordato queste cose, non per difendere il suo nome—chè superiore ai detrattori, se pure ve ne sono, è quest’uomo—ma perché non accada che qualcuno, prendendo come regola di pietà certe espressioni isolate che si trovano negli scritti di lui, ne derivi un indebolimento della sua fede, e porti a sostegno della sua malvagità quella teologia che a Basilio consigliavano il particolare momento e lo Spirito: ma piuttosto, indagando il vero significato degli altri scritti e lo scopo con cui scriveva queste cose, sia tratto di più verso la verità a chiuda agli empi la bocca. Quanto a me, possa io avere, e così chiunque m’è caro, la teologia di Basilio! E sono tanto sicuro della purezza della sua fede in questa cose, che non esito a farla mia con tutte le altre: s’ascrivano a lui le mie cose, ed a me le sue, innanzi a Dio ed ai più saggi fra gli uomini! Certo noi non diremo che gli Evangelisti si contraddicono tra loro, per il fatto che alcuni si sono di più intrattenuti sull’umanità di Cristo, altri si sono innalzati alla considerazione della sua divinità; gli uni hanno cominciato da ciò ch’è a nostro livello, gli altri da ciò ch’è al di sopra di noi: gli è che così essi s’erano divisa la predicazione, secondo l’utile—credo—di quelli che la ricevevano, e così li aveva improntati lo Spirito ch’era in loro»
Tags: Elogio funebre di Basilio Magno, Discrezione riguardo lo Spirito Santo
Riguardo: Patrologia
Gregorio di Nazianzo, Epist. 101, 7, 32
«Perché ciò che non è stato assunto non è stato salvato; ma ciò che si unisce a Dio, questo rimane salvato»
Tags: Assunzione, Redenzione, Soteriologia
Riguardo: Cristologia
Gregorio di Nazianzo, Epistola a Cledonio, 101.30,32
«Se uno pretende che la sua carne sia discesa dal cielo, che non sia di quaggiù, non di noi ma superiore a noi, sia anatema. [...] Se uno confida in lui come in un uomo che fosse sprovvisto di spirito umano, è in verità sfornito egli stesso di spirito e del tutto indegno di salvezza, giacché ciò che [il Cristo] non ha assunto, non ha eppure guarito, ma ciò che ha unito alla sua divinità è pure salvato»
Tags: Soteriologia, Cristo salvatore, Cristo Redentore
Riguardo: Patrologia
Gregorio di Nazianzo, Or., 29, 19
«Egli ha preso la tua rozza materialità… affinché io diventi Dio tanto quanto Egli è uomo»
Tags: Ammirevole scambio, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Gregorio di Nissa, La Vita di Mosè, II.82
«Quanto poi al fatto che dopo aver sofferto tre giorni nell’oscurità anche gli Egiziani tornano a godere della luce, forse uno, prendendo spunto da qui, spingerà il pensiero all’apocatastasi che dopo queste vicende attende nel regno dei cieli quanti sono stati condannati all’inferno. Infatti, come dice il racconto, quelle tenebre palpabili hanno stretta affinità, nell’espressione e nel concetto, con le tenebre esteriori. E l’una e l’altra si dissolvono quando Mosè, così come noi l’abbiamo sopra interpretato, distende le mani per color che sono nelle tenebre»
Tags: Restaurazione universale
Riguardo: Patrologia
Gregorio di Nissa, Or. Cat., 15, 3
«L’uomo perciò venne a trovarsi per sua volontà in questa condizione disastrosa, quando, a causa del piacere, si rese schiavo del nemico della vita»
Tags: Piacere, Peccato
Riguardo: Cristologia
Gregorio di Nissa, Or. Cat., 32
«Chi s’interroga sul mistero, dirà piuttosto non che la sua morte è stata una conseguenza della sua nascita, ma che la nascita è stata assunta affinché egli potesse morire»
Tags: Legame tra nascita e morte di Cristo, Cristo è nato per morire
Riguardo: Cristologia
Gregorio di Nissa, Oratio catechetica magna, 26.8-9
«Ora, appunto, come coloro che subiscono la terapia del bisturi e del cauterio se la prendono con i medici per il dolore acuto provato nell’intervento operativo, ma se tutto questo procura loro la guarigione e la sofferenza della cauterizzazione scompare, allora avranno riconoscenza per chi li ha curati; allo stesso modo, una volta resa libera la natura nel lungo scorrere dei tempi dal male che ora è in essa intruso e congiunto, quando si sarà compiuto il ritorno alla condizione originaria di coloro che attualmente sono soggetti al male, da tutta quanta la creazione si leverà un canto unanime di ringraziamento, sia da parte di coloro che saranno puniti con questa purificazione e sia da parte di chi non avrà alcun bisogno di purificazione.
Questi e di tal genere sono gli insegnamenti che ci offre il grande mistero dell’incarnazione divina. Mediante il suo congiungimento con l’umanità, assumendo tutti i caratteri propri della natura umana, la nascita, il nutrimento e la crescita, fino alla prova della morte, Dio ha effettuato tutti quei benefici sopra menzionati, liberando l’uomo dalla malvagità e procurando guarigione allo stesso padre del vizio. E salvezza da una infermità la liberazione da una malattia, sia pur a costo di sofferenza»
Tags: Restaurazione universale
Riguardo: Patrologia
san Gregorio di Nissa, Grande Discorso Catechetico, 24.4
«Come si è detto sopra, infatti, la potenza nemica non poteva, per sua natura, accostarsi alla purissima presenza di Dio e sostenerne l’apparizione senza servirsi di schermo alcuno: orbene la divinità, affinché potesse facilmente essere afferrata da colui che domandava qualcosa che ci sostituisse, si nascose con il velo della nostra natura, perché, come fanno i pesci voraci, l’amo della natura divina fosse afferrato via insieme con l’esca della carne. In questo modo la vita fu introdotta nella morte e la luce apparve alle tenebre e con il presentarsi della luce e della vita fu eliminato il loro contrario. Le tenebre, infatti, per loro natura, non possono continuare ad esserci, quando è presente la luce, né può esistere la morte quando è in piena attività la vita.»
Tags: Incarnazione, Natura umana, Redenzione
Riguardo: Patrologia
san Gregorio Magno, La regola pastorale, 2, 4
«Come un discorso inconsiderato trascina nell'errore, così un silenzio indiscreto abbandona all'errore coloro che potevano essere istruiti»
Tags: Dialogo interreligioso, Istruire gli insipienti, Correggere gli erranti, Correggere l'errore
Riguardo: Patrologia
Paolo Gulisano, Tolkien, il mito e la grazia, 20
Ancora, Milano 2001
Vengono riportate alcune citazioni di Tolkien dove lo scrittore parla del legame della Terra di Mezzo con il mondo "reale".
Tags: Terra di Mezzo, Signore degli Anelli
Riguardo: Tolkien
Paolo Gulisano, Tolkien, il mito e la grazia, 29-31
Ancora, Milano 2001
Viene descritto il passaggio dal "cristianesimo" anglicano alla fede cattolica della madre di John Ronald Reuel Tolkien, Mabel Suffield, offrendo anche una panoramica della diffusione e dello spirito del protestantesimo dell'epoca.
Tags: Conversione al cattolicesimo, J.R.R. Tolkien, John Ronald Reuel Tolkien, Mabel Suffield
Riguardo: Tolkien
G. W. F. Hegel, Estetica, 931
Torino 1967
«L'uomo è spinto a coprirsi di vestiti dal pudore [...] L'uomo che diviene cosciente della sua destinazione di essere spirito, non può non considerare come inadeguato quel che è solo animalesco, e non può non sforzarsi di nascondere, quale inadeguatezza nei confronti dell'interno superiore, soprattutto quelle parti del suo corpo, tronco, petto, dorso, gambe, che servono soltanto a funzioni animali, oppure indicano l'estremo come tale e non hanno né una diretta determinazione spirituale, né una espressione spirituale. Perciò noi troviamo il sentimento del pudore ed il bisogno del vestirsi, in grado maggiore o minore, presso tutti i popoli che hanno incominciato a riflettere»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Ignazio di Antiochia, Lettera ai Romani, 4.1
Ignazio di Antiochia elogia il martirio come «mezzo» attraverso il quale è dato di raggiungere Dio facendo un'analogia con il frumento macinato dai denti delle belve affinché possa diventare «pane immacolato di Cristo».
«Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi è dato di raggiungere Dio! Io sono frumento di Dio, e sono macinato dai denti delle belve, perché possa divenire pane immacolato di Cristo»
Tags: Martirio, Eucaristia, Eucarestia
Riguardo: Patrologia
sant'Ignazio di Antiochia, Lettera agli Smirnesi, 2
Ignazio di Antiochia si schiera fermamente contro i doceti, i quali sostenevano che Cristo avesse sofferto solo apparentemente, e non realmente.
«Egli patì tutte queste sofferenze per noi, affinché fossimo salvi; e patì realmente, come realmente risuscitò se stesso, non come sostengono alcuni increduli, che egli patì apparentemente. Essi sono un’apparenza, destinati, in conformità al loro modo di pensare, ad essere senza corpo e simili ai fantasmi.»
Tags: Sofferenza di Cristo, Passione di Cristo, Docetismo
Riguardo: Patrologia
sant'Ignazio di Antiochia, Lettera agli Smirnesi, 3.1-3
Ignazio di Antiochia afferma chiaramente che Cristo, anche dopo la risurrezione, fu nella carne.
«1Io so e credo che, anche dopo la risurrezione, Egli è nella carne. 2E quando s’avvicinò a quelli che erano intorno a Pietro disse loro: Prendetemi, toccatemi e vedete che non sono uno spirito senza corpo. E subito lo toccarono e, al contatto della sua carne e del suo spirito, credettero. Per questo essi disprezzarono la morte e trionfarono di essa. 3Dopo la risurrezione poi, Egli mangiò e bevette con loro, come un essere di carne, benché fosse spiritualmente unito al Padre.»
Tags: Risurrezione della carne
Riguardo: Patrologia
sant'Ignazio di Antiochia, Lettera agli Smirnesi, 4.1-2
Ignazio di Antiochia si schiera fermamente contro i doceti, i quali sostenevano che Cristo avesse sofferto solo apparentemente, e non realmente.
«1Io vi do questi consigli, o carissimi, pur sapendo che voi la pensate già così. Vi sto mettendo in guardia contro queste belve in forme umane, che voi non solo non dovete accogliere, ma, se è possibile, dovete cercare di non incontrare neppure, limitandovi a pregare per loro, se mai volessero convertirsi; cosa che è difficile, ma in potere di Gesù Cristo, nostra vera vita. 2Se ciò che il Signore nostro ha fatto è solo un’apparenza, anch’io sono incatenato solo in apparenza. E, allora perché io mi sono offerto alla morte per mezzo del fuoco, della spada, delle belve? Ma invece, essere vicino alla spada è essere vicino a Dio, essere con le fiere è essere vicino a Dio; purché ci si sia nel nome di Gesù Cristo. Per patire con Lui, io sopporto ogni cosa, perché me ne dà la forza Lui, che s’è fatto il perfetto uomo.»
Tags: Docetismo, Sofferenza di Cristo, Passione di Cristo
Riguardo: Patrologia
sant'Ignazio di Antiochia, Lettera agli Smirnesi, 5.1-3
Ignazio di Antiochia si schiera fermamente contro i doceti, i quali sostenevano che Cristo avesse sofferto solo apparentemente, e non realmente.
«1Vi sono alcuni che, per ignoranza, lo rinnegano, o piuttosto, è Lui che li ha rinnegati, perché essi sono avvocati della morte, piuttosto che della verità. Non li convinsero le parole dei profeti né la legge di Mosé, né fino ad ora, il Vangelo, né le sofferenze di ciascuno di noi. 2Poiché, anche a riguardo nostro, costoro la pensano allo stesso modo. Che mi giova infatti se alcuno loda me e bestemmia poi il mio Signore, negando che Egli ha preso carne? Chi nega questa verità rinnega pienamente Lui ed è egli stesso un becchino. 3Non mi è sembrato bene scrivere i loro nomi, perché sono infedeli. Possa io non far mai più menzione di loro, finché si siano convertiti alla passione, che è nostra risurrezione.»
Tags: Sofferenza di Cristo, Passione di Cristo, Docetismo
Riguardo: Patrologia
sant'Ignazio di Antiochia, Lettera agli Smirnesi, 7.1-2
Ignazio di Antiochia afferma contro i docetisti la presenza reale nell'Eucaristia.
«1Essi se ne stanno lontani dall’eucaristia e dalla preghiera, perché non vogliono riconoscere che l’eucaristia è la carne del Salvatore nostro Gesù Cristo, quella carne che sofferse per i nostri peccati e che il Padre, nella sua bontà, risuscitò. Costoro, che negano il dono di Dio, trovano la morte nella loro stessa contestazione. Meglio sarebbe per loro praticare la carità per poi risorgere. 2Bisogna quindi che stiate lontani da costoro e che non ne parliate, né in privato né in pubblico; state invece attaccati ai profeti e specialmente al vangelo nel quale la passione ci è manifestata, e la risurrezione è compiuta. Fuggite le divisioni come principio di tutti i mali»
Tags: Eucaristia, Eucarestia, Presenza Reale
Riguardo: Patrologia
sant'Ignazio di Antiochia, Lettera ai Filadelfi, 4
Ignazio di Antiochia esorta tutti i cristiani alla celebrazione della stessa Eucaristia.
«Studiatevi pertanto di far uso della stessa Eucaristia, perché una sola è la carne di Gesù Cristo, Signor nostro, e uno solo è il Calice nell’unità del Sangue di lui, uno solo l’altare, come uno solo è il vescovo col collegio dei preti e coi diaconi, conservi miei. E tutto ciò che farete in quest’ordine, fatelo secondo Dio»
Tags: Ecclesiologia, Eucaristia, Eucarestia, Unità della Chiesa
Riguardo: Patrologia
sant'Ignazio di Antiochia, Lettera ai Magnesiaci, 10, 1-3
Ignazio di Antiochia parla delle usanze giudaiche nelle comunità cristiane dei primi secoli, promuovendo la linea della discontinuità nelle usanze.
«1Avvertiamo la sua bontà. Se egli ci imitasse come noi agiamo non ci saremmo più. Perciò divenuti suoi discepoli abbracciamo la vita secondo il cristianesimo. Chi è chiamato con un nome diverso da questo, non è di Dio. 2Gettate via il cattivo fermento, vecchio ed acido e trasformatevi in un lievito nuovo che è Gesù Cristo. In lui prendete il sale perché nessuno di voi si corrompa in quanto dall’odore sarete giudicati. 3È stolto parlare di Gesù Cristo e continuare nel giudaismo. Non il cristianesimo ha creduto nel giudaismo, ma il giudaismo nel cristianesimo, in cui si è riunita ogni lingua che crede il Dio»
Tags: Giudaismo, Ebrei, Usanze giudaiche, Giudeocristiani
Riguardo: Patrologia
sant'Ireneo di Lione, Adversus Haereses, 5.2.2
«Vani sono in ogni modo quanti rifiutano tutta l’economia di Dio, negano la salvezza della carne e disprezzano la sua rigenerazione, dicendo che non è capace di accogliere l’incorruttibilità. Ora se essa non riceve la salvezza, senza dubbio il Signore non ci ha riscattati con il suo sangue, e il calice dell’Eucaristia non è la comunione del suo sangue né il pane che spezziamo è la comunione del suo corpo. Il sangue infatti proviene dalle vene, dalle carni e dalla restante sostanza umana, e appunto perché è diventuo veramente tutto questo, il Verbo di Dio ci ha riscattati con il suo sangue, come dice il suo Apostolo: ‘In lui abbiamo il riscatto mediante il suo sangue, la remissione dei peccati’. E poiché siamo sue membra e siamo nutriti mediante la creazione — egli stesso ci procura la creazione, facendo sorgere il suo sole e mandando la pioggia come vuole —, dichiarò che il calice proveniente dalla creazione è il suo proprio sangue e proclamò che il pane proveniente dalla creazione è il suo proprio corpo, con il quale si fortificano i nostri corpi.»
Tags: Eucaristia, Eucarestia, Corpo di Cristo
Riguardo: Patrologia
sant'Ireneo di Lione, Adversus Haereses, 5.2.3
«Se dunque il calice mescolato e il pane preparato ricevono la parola di Dio e divengono Eucaristia, cioè il sangue e il corpo di Cristo, e se con essi si fortifica e si consolida la sostanza della nostra carne, come possono dire che la carne non è capace di ricevere il dono di Dio che è la vita eterna: la carne che si nutre del sangue e del corpo di Cristo ed è sue membra? Come il beato Apostolo dice nella sua lettera agli Efesini: ‘Siamo membra del suo corpo formati dalla sua carne e dalle sue ossa’ indicando con queste parole non un certo uomo spirituale ed invisibile, ‘perché lo spritio non ha né ossa né carne’, ma l’organismo veramente umano, composto di carne nervi ed ossa, il quale è nutrito dal calice, che è il suo sangue, ed è fortificato dal pane, che è il suo corpo. E come il legno della vite, collocato nella terra, porta frutto a suo tempo, e ‘il chicco del frumento caduto nella terra’ e dissolto risorge moltiplicato in virtù dello Spirito di Dio che sostiene tutte le cose—e poi grazie all’abilità umana sono trasformati ad uso degli uomini e ricevendo la parola di Dio divengono Eucaristia, cioè il corpo ed il sangue di Cristo; così anche i nostri corpi, che si sono nutriti di essa, sono stati collocati nella terra e vi si sono dissolti, risorgeranno al loro tempo, perché il Verbo di Dio donerà loro la risurrezione ‘per la gloria di Dio Padre’, il quale procura l’immortalità a ciò che è mortale e dona gratuitamente l’incorruttibilità a ciò che è corruttibile, poiché la potenza di Dio si esprime perfettamente nella debolezza, affinché non ci lasciamo mai prendere dall’orgoglio come se avessimo la vita da noi stessi e non ci solleviamo contro Dio, accogliendo nell’animo un pensiero d’ingratitudine, ma avendo appreso per esperienza che dalla sua grandezza e non dalla nostra natura deriva la nostra capacità di rimanere per sempre, non tradiamo mai la vera concezione di Dio né ignoriamo la nostra natura, ma sappiamo qual è la potenza di Dio e quali sono i benefici che l’uomo può ricevere, e non ci inganniamo mai sulla vera concezione circa le cose che esistono, cioè Dio e l’uomo. Del resto, come abbiamo detto prima, Dio non ha forse permesso il nostro dissolvimento nella terra affinché, educati in ogni modo, siamo attenti per il futuro in tutte le cose, senza ignorare né Dio né noi stessi?»
Tags: Risurrezione della carne, Risurrezione del corpo
Riguardo: Patrologia
sant'Ireneo di Lione, Adversus Haereses, III, 20
«Questa è dunque la magnanimità di Dio. Volle che l’uomo passasse attraverso tutte le situazioni e ricevesse la conoscenza della morte per giungere poi alla risurrezione dai morti ed apprendere per esperienza da quale male è stato liberato. Così sarebbe stato sempre grato al Signore per aver ricevuto da lui il dono dell’incorruttibilità; lo avrebbe amato di più, perché ama di più colui al quale si perdona di più; avrebbe compreso di essere in se stesso mortale e debole, mentre Dio è talmente immortale e potente che dà l’immortalità al mortale e l’eternità al temporale; avrebbe conosciuto anche tutte le altre prodigiose opere di Dio, mostrate in lui stesso e, edotto da quelle, avrebbe percepito, per quanto riguarda Dio, quanto Dio è grande. Dio, infatti, è la gloria dell’uomo e l’uomo è il ricettacolo dell’operazione di Dio e di tutta la sua sapienza e potenza. Come il medico dà prova di sé in coloro che sono malati, così Dio si manifesta negli uomini. Perciò appunto Paolo dice: «Dio ha racchiuso tutte le cose nell'incredulità per essere misericordioso con tutti». E questo lo diceva non degli Eoni spirituali, ma dell’uomo che fu disobbediente a Dio e fu allontanato dall'immortalità, ma poi ottenne misericordia mediante il Figlio di Dio, ricevendo l’adozione filiale che viene da lui. Questo, infatti, avendo, senza orgoglio e iattanza, una giusta concezione delle cose che sono state create e di colui che le ha create – che è il Dio più potente di tutte le cose e che a tutte le cose ha concesso di esistere – e rimanendo nel suo amore, nella sottomissione e nel ringraziamento, riceverà da lui una gloria maggiore, progredendo sino a divenire simile a Colui che è morto per lui. Infatti, egli stesso si è fatto «a somiglianza della carne del peccato» per condannare il peccato e, dopo averlo così condannato, allontanarlo dalla carne e richiamare l’uomo alla sua somiglianza, assegnandolo a Dio come suo imitatore e riconducendolo al regno del Padre e augurandogli di vedere Dio e di comprendere il Padre, Egli, il Verbo di Dio che abitò nell'uomo e divenne Figlio dell’uomo per abituare l’uomo ad accogliere Dio ed abituare Dio ad abitare nell'uomo secondo il beneplacito del Padre»
Tags: Grazia, Esperienza della misericordia di Dio, Incredulità, Dubbio
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 18, 1
«Il Figlio di Dio non ha cominciato in questo momento, poiché esiste da sempre presso il Padre. Ma quando si è incarnato e si è fatto uomo, ha ricapitolato in se stesso la lunga storia degli uomini e ci ha procurato la salvezza con una scorciatoia»
Tags: Preesistenza del Verbo, Incarnazione, Ricapitolazione in Cristo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 20, 2
«Se infatti non fosse stato un uomo a sconfiggere l’avversario dell’uomo, il nemico non sarebbe stato sconfitto giustamente; e ancora se non fosse stato Dio a concedere la salvezza, non ne avremmo avuto il sicuro possesso; e se l’uomo non fosse stato unito a Dio, non avremmo potuto partecipare dell’incorruttibilità. Infatti era necessario il mediatore di Dio e degli uomini, per portarli entrambi all’amicizia e alla concordia e per avvicinare l’uomo a Dio e far conoscere Dio agli uomini»
Tags: Incarnazione del Verbo, Umanazione, Assunzione della natura umana, Gesù mediatore
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, V, 14, 1
«Se la carne non dovesse essere salvata, il Verbo di Dio non si sarebbe fatto carne […] e il Signore non avrebbe ricapitolato tutto questo in se stesso, se non si fosse fatto anche carne e sangue conformemente all’opera modellata alle origini, salvando così in se stesso alla fine ciò che era perito all’inizio in Adamo»
Tags: Salvezza della carne, Redenzione della carne, Ricapitolazione in Cristo
Riguardo: Cristologia
Joubert, Pensieri, 207-208
«Si può dipingere [il pudore] immaginandolo un contorno, ove, la nostra esistenza nel suo fiore, è da ogni parte isolata e riceve le influenze terrestri attraverso impedimenti che la spogliano dei suoi rifiuti o ne assorbono gli eccessi. Arresta alla nostra superficie gli inutili sedimenti delle impressioni che arrivano dal di fuori, e, non ammettendo nei suoi modi che la loro parte elementare, libera da ogni superfluità, esso fa senza sforzo contrarre all'anima la saggezza, ed alla volontà l'abitudine di non obbedire che a motivi spirituali come lui. Assicura alle nostre facoltà il tempo e la facilità di spiegarsi, al sicuro e senza irregolarità, in un centro circoscritto, dove la purezza le nutrisce ed il candore le circonda come un fluido trasparente. Esso tiene il nostro cuore in riposo ed i nostri sensi lontani dal tumulto, nei suoi invisibili legami, incapace di comprimerci nel nostro sviluppo, ma capace di difenderci, ammortizzando ogni colpo e apponendo la sua barriera alle nostre escursioni, quando troppa agitazione potrebbe nuocerci e screditare. Esso stabilisce, tra i nostri sensi e tutte le loro relazioni, una tale mediazione e tali intermediari, che per esso, non possono entrare, nel recinto ove risiede l'anima, che immagini regolate, emozioni misurate, sentimenti approvati»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Joubert, Pensieri, 208
«Abbiamo tutti del pudore, ma non uno stesso pudore. Questa tela immateriale ha tessiture diverse»
Tags: Individualizzazione secondaria del pudore, Tipi psicologici di pudore
Riguardo: Sessualità
A. Joussain, Les passions humaines, 154
Flammarion, 1928
«[Il pudore è] una forma superficiale dell'istinto di difesa. La donna teme svegliare desideri la cui realizzazione le procurerebbe dolore e danno; l'uomo esiterebbe di fronte ad atti che lo renderebbero momentaneamente impotente a difendersi contro i nemici»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
John Norman Davidson Kelly, I simboli di fede della chiesa antica: nascita, evoluzione, uso del credo, 94-95
J. N. D. Kelly evidenzia la differenza tra la Regula fidei ed i simboli.
Tags: Regula fidei, Regole di fede, Simboli, Simbolo, Credo
Riguardo: Patrologia
H. Lausberg, Elementi di retorica, §69
«Il grado di emozione più moderata che assume un tono durevole e può venir interpretato anche come carattere si chiama éthos (affectus mites atque composti
Tags: Retorica, Ethos
H. Lausberg, Elementi di retorica, §70
«[Il pathos è] il grado di emozione più violenta.»
Tags: Retorica, Pathos
H. Lausberg, Elementi di retorica, §70
«Chi cerca servendosi di mezzi intellettuali (§65) di persuadere l'arbitro della situazione della giustezza del punto di vista dell'oratore, parte dal presupposto che la persuasione intellettuale sia un importante impulso d'azione, forse sufficiente dall'oratore, dipendente dall'arbitro della situazione (§5). L'influenza intellettuale sull'arbitro della situazione, che l'oratore intende esercitare, si chiama docere (διδάσκειν ). Conosce due gradi di intensità: 1) Lla comunicazione (dato informativo), per esempio nella propositio e nella narratio (§43,2). 2) La prova (con la funzione di probare), per esepio nella argumentatio (§43,2). Il susseguirsi della comunicazione e della prova indica i due tipi di successione della subiectio rationis del conseguente conclusivo enthymema (§372). Il centro di gravità del campo di applicazione del docere sta nel genus subtile (§466).»
Tags: Retorica, Docere
Ch. Lubich, «Per una filosofia che scaturisca dal Cristo» in Nuova Umanità, 3-4 (1997), 372
«Sono tre le Persone della Santissima Trinità, eppure sono Uno perché l’Amore non è ed è nel medesimo tempo. Nella relazione delle Persone divine cioè, ciascuna, perché Amore, compiutamente è non essendo: perché è tutta pericoreticamente nell’altra Persona, in un eterno donarsi.»
Tags: Pericoresi
Riguardo: Trinitaria
Ammiano Marcellino, Res Gestae, XXII.5.1-4
«Sebbene poi Giuliano fin dalla puerizia fosse inclinato all’idolatria, e col crescere dell’età se ne fosse sempre più acceso, nondimeno, da molte cagioni infrenato, avea sempre tenuto occultassimo quanto egli in questo proposito meditava. Ma quando, tolto di mezzo tutto ciò che gli dava timore, vide ch’era venuto il tempo da poter compiere a suo senno quanto eragli in grado, fece palesi gli arcani del proprio petto, e con chiari ed assoluti decreti ordinò che si aprissero i templi, e si guidassero all’are le vittime pel culto dei Numi. E per invigorire l’effetto di queste sue disposizioni, chiamando nel proprio palazzo i capi dei Cristiani discordi fra loro a la plebe divisa con essi in fazioni, ammonivali tutti, che, lascite le civili discordie, ciascheduno sicuramente servisse alla proprio religione, né altri potesse impedirlo. Nel che si portava tanto più fermamente, affinchè moltiplicandosi colla licenza le dissensioni, non avesse egli poi più da temere la conordia della plebe: conoscendo per esperienza non esservi belve tanto infeste agli uomini, quanto i più de’ Cristiani sono esiziali a sé stessi»
Tags: Imperatore Giuliano l'Apostata
Riguardo: Patrologia
Andrea Monda, «La spiritualità del Signore degli anelli» in La Civiltà Cattolica, 154, 3678, 533-534, 20 Settembre 2003
Tags: Tolkien, Il Signore degli Anelli
Riguardo: Tolkien
L. Morris, Redenzione, 1286
Cinisiello Balsamo 1999
Tags: Redenzione
Charles Munier, Sources Chrétiennes, 507, p. 349, n.6
Tags: Ragione, Logos, Giustino martire
Riguardo: Patrologia
Rebecca Munro, «The Art of The Lord of the Rings: A Defense of the Aesthetic» in Religion & the Arts, 18, 5, 636-652, Dicembre 2014
Tags: Estetica, Il Signore degli Anelli
Riguardo: Tolkien
Origene, Commento al Cantico dei Cantici, prefazione
«Sarebbe faticoso e non pertinente all’opera che abbiamo intrapreso se volessimo ora ricercare di quanti libri si faccia menzione nelle sacre Scritture, dei quali neppure un sol passo ci è stato tramandato. E vediamo che neppure presso i Giudei sono in uso passi di questo genere, sia perché lo Spirito Santo ha voluto che fossero tolti di mezzo in quanto contenenti concetti superiori all’umana intelligenza, sia perché gli antichi non vollero far posto né ammettere con autorità di libri ispirati gli scritti chiamati apocrifi: in essi infatti si trovano molte cose errate e contrarie alla vera fede. E’ al di sopra delle nostre forze dare un giudizio su questo argomento. Tuttavia è evidente che gli apostoli e gli evangelisti hanno adotto e inserito nel Nuovo Testamento molti passi che non leggiamo affatto negli scritti che consideriamo canonici e che invece si trovano negli apocrifi e manifestamente si rivelano dedotti di qui. Ma neppure così bisogna far luogo agli apocrifi: non si debbono infatti spostare i limiti eterni che hanno stabilito i nostri padri. Può infatti essere accaduto che gli apostoli e gli evangelisti, pieni di Spirito Santo, abbiamo saputo ciò che si doveva prendere da quelle Scritture e ciò che invece si doveva rifiutare. Per noi invece, che non possediamo tanta abbondanza di spirito, non sarebbe senza pericolo presumere qualcosa del genere»
Tags: Canone delle scritture, Scritti apocrifi, Vangeli apocrifi
Riguardo: Patrologia
Origene, De Principiis, 4.2.2
«Il motivo per cui tutti costoro che abbiamo ricordato hanno concezioni sbagliate empie e volgari sulla divinità non deriva da altro che da incapacità di interpretare spiritualmente la scrittura, che viene accolta soltanto secondo il senso letterale. Perciò a quanti sono convinti che i libri sacri non sono stati scritti da uomini ma sono stati composti e sono giunti a noi per ispirazione dello Spirito santo per volere del Padre di tutti e per opera di Gesù Cristo, noi dobbiamo esporre secondo la nostra modesta capacità quel che ci pare il criterio d’interpretazione, attenendoci alla norma della chiesa celeste di Gesù Cristo secondo la successione degli apostoli»
Tags: Interpretazione letterale della Bibbia, Interpretazione della Sacra Scrittura, Interpretazione della Bibbia, Interpretazione spirituale della Bibbia, Interpretazione spirituale della Sacra Scrittura
Riguardo: Patrologia
Origene, De Principiis, 4.3.4
«Ma nessuno deve supporre che noi affermiamo in senso assoltuo che nessun fatto storico è realmente accaduto, dato che qualcuno non è accaduto; o che nessuna legge deve essere osservata in senso letterale, poiché qualcuna, secondo la lettera, è irrazionale e irrealizzabile; o che i fatti narrati sul salvatore non sono avvenuti in maniera sensibile; o che nessuno dei suoi precetti e dei suoi comandi deve essere osservato. Noi affermiamo che il racconto letterale di alcuni fatti chiaramente ci si presenta veritiero»
Tags: Interpretazione letterale della Bibbia, Interpretazione letterale della Sacra Scrittura
Riguardo: Patrologia
Origene, La preghiera, 32
«Debbo aggiungere anche poche parole intorno alla parte del cielo verso cui bisogna essere rivolti per pregare. Poiché sono quattro le parti del cielo: settentrione, mezzogiorno, occidente ed oriente, si comprende tosto che quella orientale chiaramente sta ad indicare che si devono elevare le preghiere rivolgendosi in quella direzione—l’atto ha del simbolismo, quasi che l’anima scrutasse il sorgere della Vera Luce. Se uno, poi, da qualsiasi parte si aprano le porte della casa, preferisce innalzare le sue intercessioni verso il lato libero della casa, affermando che la vista del cielo esercita un certo richiamo più il rivolgersi guardando verso la parete, bisogna a costui rispondere che pur aprendosi le dimore degli uomini, per convenzione, verso questa o quella parte del cielo, siccome per natura l’oriente eccelle sulle altre parti, occorre anteporre quello che è per natura a quello conforme ad una convenzione. Colui, infine, che vuole pregare in una pianura, in base a quanto detto, c’è ragione per cui preghi rivolto ad oriente più che ad occidente? Ma se si deve a buon diritto preferire l’oriente, perché questo non va fatto dappertutto? Su questo argomento basta così»
Tags: Preghiera verso Oriente, Pregare verso Oriente, Ad Orientem
Riguardo: Patrologia
Origene, Omelia 8 sulla Genesi, 6.8.9
«Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt’e due insieme” (Gn 22,6). Isacco che reca la legna per il proprio sacrificio è figura di Cristo che portò la sua croce, e tuttavia portare la legna per l’olocausto è ufficio del sacerdote. Così egli diventa vittime e sacerdote. Ma anche l’espressione “proseguirono tutt’e due insieme” si riferisce allo stesso simbolo. Poiché mentre Abramo che si accinge a compiere il sacrificio porta fuoco e coltello, Isacco non cammina dietro di lui, ma a pari passo, perché si comprenda che egli condivide con lui il sacerdozio.
Che cosa viene ora? Disse Isacco a suo padre Abramo: Padre (cfr. Gn 22,7). Questa voce del figlio in un momento simile è la voce della tentazione. Infatti come pensi tu che quel giovinetto, in procinto di essere immolato, non abbia con la sua voce sconvolto il cuore paterno? E sebbene Abramo fosse alquanto duro per la sua fede, rispose tuttavia con voce che tradiva l’affetto paterno: “Che vuoi, figlio?”. E lui: “Ecco qui”, disse, “il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?” Abramo rispose: “Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio” (Gn 22,7-8).
Mi commuove questa risposta di Abramo, così delicata e prudente. Non so che cosa egli prevedesse nella sua mente, poiché non parla al presente ma al futuro: “Dio provvederà l’agnello”. Al figlio che chiedeva al presente dà la risposta in futuro; poiché lo stesso Signore avrebbe provveduto l’agnello nella persona di Cristo.
“Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: Abramo, Abramo. Rispose: Eccomi. L’angelo disse: Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio” (Gn 22,10-12). Confrontiamo queste parole con ciò che dice l’Apostolo riguardo a Dio: “Egli non ha risparmiato il suo proprio figlio, ma lo ha dato alla morte per noi tutti” (Rm 8,32). Puoi vedere così che Dio gareggia con gli uomini nella sua straordinaria liberalità. Abramo offrì a Dio il figlio mortale, che però non sarebbe morto allora, mentre Dio consegna alla morte per tutti noi il suo Figlio immortale. “Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio” (Gn 22,13). Abbiamo detto, in precedenza, mi pare, che Isacco prefigurava il Cristo; ma anche l’ariete sembra che in qualche modo sia figura di Cristo. Vale la pena riflettere un po’ sul modo con cui ambedue si possono riferire a Cristo: Isacco che non fu immolato e l’ariete che fu offerto in sacrificio.
Cristo è il Verbo di Dio, ma “il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,14). Cristo dunque patisce, ma nella carne; e incontra la morte, ma nella carne, della quale l’ariete era una figura, come anche Giovanni diceva: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!” (Gv 1,29). Ma il Verbo conservò la sua impassibilità che è propria dello Spirito di Cristo, di cui Isacco è la figura. Perciò egli è vittima e pontefice secondo lo spirito poiché colui che offre la vittima al Padre secondo la carne, è lui stesso offerto sull’altare della croce»
Tags: Sacrificio di Isacco, Gn 22,6, Sacrificio di Abramo, Prefigurazioni di Cristo
Riguardo: Cristologia
Origene, Omelia sul Levitico, 9.10
«Dice dunque la parola divina: Porrà l’incenso sopra il fuoco davanti al Signore e il fumo dell’incenso coprirà il propiziatorio che è sopra la testimonianza, e non morrà. E prenderà dal sangue del vitello e con il suo dito aspergerà sopra il propiziatorio del lato di Oriente (Cf. Lev. 16, 13-14).
Ha insegnato come si celebravano presso gli antichi i riti della propiziazione per gli uomini, rivolti a Dio; ma tu, che sei venuto al Cristo, pontefice vero, il quale con il suo sangue ti ha reso Dio propizio e ti ha riconciliato al Padre, non arrestarti al sangue della carne; ma impara piuttosto il sangue del Verbo e ascoltalo dirti: Questo è il mio sangue che sarà sparso per voi in remissione dei peccati. Colui che è stato imbevuto dei misteri, conosce anche la carne e il sangue del Verbo di Dio. Non fermiamoci dunque in queste cose che sono note agli iniziati e non possono essere aperte agli ignoranti.
Il fatto che asperga dal lato di Oriente, non prenderlo come superfluo. Dall’Oriente viene a te la propiziazione; poiché di là è l’uomo il cui nome è Oriente e che è stato fatto mediatore fra Dio e gli uomini. Questo dunque ti invita a guardare sempre a Oriente, donde sorge per te il Sole di giustizia, donde per te nasce la luce; così che mai tu cammini nelle tenebre e quel giorno ultimo ti afferri nelle tenebre; perché non ti colgano la notte e la caligine dell’ignoranza, ma sempre tu sia immerso nella luce della scienza, sempre tu abbia il giorno della fede, sempre tu possegga la luce della carità e della pace»
Tags: Preghiera verso Oriente, Pregare verso Oriente, Ad Orientem
Riguardo: Patrologia
J. O’Donnell, Il Mistero della Trinità, 67
Roma 1989
«Dall’eternità e per l’eternità il Padre ha donato se stesso al Figlio, ha rischiato il suo essere nel Figlio, e dall’eternità il Figlio è stato un sì al Padre, nel completo ed obbediente abbandono a lui così il rischiare se stesso del Padre verso il Figlio crea uno spazio per il Figlio. Il Padre separa se stesso da se stesso, affinché possa esistere il Figlio. Questa separazione è però collegata nell’eternità dallo Spirito Santo. […] è il compiersi nella storia del dramma originario che si svolge tra il Padre e il Figlio, i quali dall’eternità rischiano il loro essere l’uno verso l’altro e così sono distinti ma ancora una cosa sola nello Spirito Santo che è il loro vincolo di comunione»
Tags: Donazione del Padre al Figlio, Vincolo di comunione dello Spirito Santo
Riguardo: Trinitaria
san Paolo, Lettera ai Colossesi, 1,15
Tags: Cristo icona del Padre, Cristo immagine del Padre
san Paolo di Tarso, Lettera ai Galati, 3, 13
Tags: Redenzione, Riscatto
Riguardo: Corpo Paolino
R. Penna, Un fariseo del Secolo I. Paolo di Tarso, 65-88
RSR, 1999
Per un approfondimento del rapporto tra Paolo e l'ebraismo del I secolo
Tags: San Paolo ebreo, San Paolo e l'ebraismo, Ebraismo del I secolo
Riguardo: Corpo Paolino
A. Pitta, Paolo e il giudaismo farisaico, 89-108
RSR, 1999
Per un approfondimento del rapporto tra Paolo e l'ebraismo del I secolo
Tags: San Paolo ebreo, San Paolo e l'ebraismo, Ebraismo del I secolo
Riguardo: Corpo Paolino
Sant'Ilario di Poitiers, De Trinitate, 75 s.
in Corpus Christianorum Series Latina, Turnholt 1953 ss., vol. 62
«Altro dall'Altro ed entrambi un'unica cosa; non entrambi Uno ma Altro nell'Altro perché non c'è nient'altro in entrambi»
Tags: Pericoresi, Trinità
Riguardo: Trinitaria
Johannes Quasten, Patrologia, 93
J. Quasten tratta la condizione della Chiesa di Roma della prima metà del II sec. facendo riferimento al Pastore di Erma
Tags: Chiesa romana, Chiesa di Roma, Pastore di Erma
Riguardo: Patrologia
Joseph Ratzinger, Gesù di Nazareth, II, 174-183
Città del Vaticano 2011
«La preghiera [in Getsemani] vera e propria in cui è presente tutto il dramma della nostra redenzione. Marco dice prima in modo riassuntivo che Gesù pregava affinché, «se fosse possibile, passasse via da Lui quell’ora» (14,35). Riporta poi così la frase essenziale della preghiera di Gesù: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu» (14, 36). […] Ma che cosa vuol dire questo? Che cosa significa «mia» volontà contrapposta a «tua» volontà? Chi sono coloro che si confrontano? Il Padre e il Figlio? O l’Uomo Gesù e Dio, il Dio trinitario? In nessun’altra parte della Sacra Scrittura guardiamo così profondamente dentro il mistero interiore di Gesù come nella preghiera sul Monte degli ulivi. Non per caso, quindi, la ricerca appassionata della Chiesa antica per la comprensione della figura di Gesù Cristo ha trovato la sua forma conclusiva nella riflessione, guidata dalla fede, sulla preghiera del Monte degli ulivi. […] Così la preghiera: «non la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42) è veramente una preghiera del Figlio al Padre, nella quale l’umana volontà naturale è stata tratta totalmente dentro l’Io del Figlio, la cui essenza si esprime appunto nel «non io, ma tu» – nell’abbandono totale dell’Io al Tu di Dio Padre. Questo «Io», però, ha accolto in sé l’opposizione dell’umanità e l’hatrasformata, così che ora nell’obbedienza del Figlio siamo presenti tutti noi, veniamo tutti tirati dentro la condizione di figli. Con ciò arriviamo ad un ultimo punto di questa preghiera, alla sua vera chiave di comprensione, all’appellativo: «Abbà, Padre » (Mc 14,36). […] «L’Abbà dell’appellativo usato da Gesù per Dio svela l’intima essenza del suo rapporto con Dio ». È pertanto assolutamente assurdo che alcuni teologi pensino che, nella preghiera sul Monte degli ulivi, l’Uomo Gesù si sia rivolto al Dio trinitario. No, proprio qui parla il Figlio, che ha assunto in sé ogni volontà umana e l’ha trasformata in volontà del
Figlio.»
Tags: Trinità nella preghiera al Getsemani
Riguardo: Trinitaria
T. Ribot, Psicologia dei sentimenti, 267-278
1896
«[Il pudore] ha un modo di espressione fisica che gli è proprio, o almeno non s'incontra che nelle espressioni imparentate al pudore (rossore, timidezza, modestia); il rossore improvviso del viso, è dovuto ad una paralisi momentanea dei nervi vasocostrittori..., fenomeno compensatore dell'accelerazione dei battiti del cuore prodotti dall'emozione. Oltre questa maniera d'espressione particolare, il pudore si traduce con movimenti concentrici, difensivi, con una tendenza a coprire, o nascondere certe parti del corpo»
Tags: Psicofisiologia del pudore
Riguardo: Sessualità
T. Ribot, Psycologie des sentiments, 269
Ribot rigetta l'idea che il pudore sia istintivo, sostenendo quindi che sia acquistato.
«Non possiamo considerarlo come istintivo, primitivo, innato; d'altra parte, l'analisi non riuscendo a risolverlo chiaramente nei suoi elementi costitutivi, noi incliniamo a vedervi un caso particolare di sintesi mentale, una combinazione»
Tags: Pudore istintivo, Pudore innato
Riguardo: Sessualità
Jean-Jacques Rousseau, [?]
«La modestia ed il rossore sono armi di cui la natura arma il debole per asservire il forte»
Tags: Modestia, Pudore
Riguardo: Sessualità
A.A. Ruprecht, Schiavo, schiavitù, 1416
Cinisiello Balsamo 1999
Tags: Redenzione, Schiavitù
C. Scarpellini, «Pudore e Pudicizia» in Enciclopedia Cattolica, vol. X, col. 296
Tags: Pudore, Pudicizia
Riguardo: Sessualità
L. Scheffczyk, Dio, 92
«Il riconoscimento di Dio come amore indipendente nel suo essere dal mondo porta a pensare all’esistenza di relazioni all’interno di Dio, che costituiscono il mistero della Trinità. Naturalmente questo passaggio logico è possibile sulla base di una rivelazione divina positiva sulla personalità trina di Dio, quale si trova nella storia della salvezza»
Tags: Trinità, Relazionalità in Dio
Riguardo: Trinitaria
Max Scheler, Pudore e sentimento del pudore, 44
Mimesis Edizioni
«Possiamo paragonare il pudore addirittura ad una fine paura che circonda e bagna il corpo umano... Quest’aura mi sembra che gli scultori greci, nelle più significative rappresentazioni dell’Afrodite, l’abbiano espressa con arte impareggiabile: come se il loro rispettoso senso osasse rappresentare nuda la dea solo perché essi nello stesso tempo, sentivano in se stessi la possente forza dell’anima di dissimulare, agli occhi del volgo, la sua nudità mediante la perfetta rappresentazione di quell'avvolgimento quasi palpabile di pudore, in un modo assai più profondo di quanto non lo consentisse un qualsiasi rivestimento»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
Sergi, Led émotions, 232-233
Sergi critica la concezione del pudore come qualcosa di innato, universale e dato alla nascita.
«Il pudore non è sentimento originario nella specie umana, esso è al contrario acquistato, si è sviluppato direttamente divenendo ereditario. Alle razze che sono quotidianamente nude allo stato naturale, il pudore è sconosciuto; esso ha dovuto nascere e svilupparsi per le vestamenta... Certamente un primo segno di pudore è il vestirsi... Se dei selvaggi non si coprono, è che essi non hanno ancora il sentimento del pudore»
Tags: Pudore innato, Pudore istintivo
Riguardo: Sessualità
G. Sergi, Dolore e piacere. Storia naturale dei sentimenti, 209
Milano 1984
«Io credo che il pudore non sia un sentimento originario dell'umanità, che invece sia acquisito e si sia sviluppato lentamente, divenendo ereditario come altri sentimenti. Alle razze che stanno nude quotidianamente, in uno stato naturale, il pudore deve essere sconosciuto; esso ha dovuto nascere e svilupparsi pel vestimento, adoperato dapprima per ornamento, come è abbastanza accertato, e poi come mezzo di coprire la nudità, quando è nato il pudore»
Tags: Pudore
Riguardo: Sessualità
G. Sergi, Piacere e dolore, 236
1901
«Credo convenga dare altra origine al pudore... Penso che questo possa dipendere dal fatto che ha due vie di escrezione, di cui una corrisponde con gli organi sessuali. L'abitudine di nascondersi andando in un posto separato, per soddisfare i bisogni corporali, è propria di ogni razza civile o selvaggia; il fatto di coprire le parti che compiono questi bisogni diviene naturale e spontanea... Per quanto strana possa sembrare questa spiegazione, essa mi pare però possibile»
Tags: Fonti del pudore, Origine del pudore
Riguardo: Sessualità
Papa Silvestro I, Sinodo di Arles
«Se qualcuno viene alla chiesa da un'eresia, lo si interroghi sul simbolo di fede, e se si constaterà che è stato battezzato nel Padre e Figlio e Spirito Santo, gli si imponga soltanto la mano, affinché riceva lo Spirito Santo; se alle domande dimostrerà di non conoscere questa Trinità, venga battezzato.»
Tags: Battesimo degli eretici
H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n°123
Riguardo: Sacramenti
Antonio Spadaro, «L'anello de la croce: significato teologico de 'Il Signore degli anelli'» in La Civiltà Cattolica, 160, 3809, 515-516, 7 Marzo 2009
Tags: Il Signore degli Anelli
Riguardo: Tolkien
Thomas Spidlik, Noi nella Trinità, 69-82
Lipa Edizioni, Abilgraf 2000
T. Spidlick tratta nel capitolo VI dei seguenti argomenti:
- Il matrimonio
- Il matrimonio e la Chiesa
- Il matrimonio come immagine di una realtà superiore
- Il matrimonio e la verginità
- L'amicizia
Tags: Trinità, Chiesa domestica, Famiglia, Relazioni umane
Riguardo: Trinitaria
Papa Stefano I, Lettera ai vescovi dell'Asia Minore, 18
Papa Stefano I afferma la validità del battesimo amministrato fuori dalla Chiesa, negando la necessità di ribattezzare gli eretici.
«Ma il nome di Cristo concorre assai [...] ad ottenere la fede e la santificazione del battesimo, così che chiunque da qualsiasi parte sarà stato battezzato nel nome di Cristo, consegue senza indugio la grazia di Cristo.»
Tags: Battesimo degli eretici
H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n°111
Riguardo: Patrologia
C. Talbert, Paul, Judaism and the Revisionists, 1-22
CBQ 63, 2001
Per un approfondimento del rapporto tra Paolo e l'ebraismo del I secolo
Tags: San Paolo ebreo, San Paolo e l'ebraismo, Ebraismo del I secolo
Riguardo: Corpo Paolino
Tapie, Relazioni sui Pelli Rosse delle foreste interne del Brasile, 277
«In fatto di vesti, gli uomini non ne hanno alcuna; solo le donne karajas hanno un qualche cosa per ricoprirsi; le donne kayopos nulla.
Ciò non ostante la moralità degli uni e degli altri è perfetta.
Mai ho sorpreso uno sguardo o un gesto che potesse offendere la modestia. La virtù è più sicura in mezzo a queste tribù, che in mezzo al lusso indecente e provocatore delle nostre grandi Babilonie»
Tags: Pudore innato, Pudore istintivo, Nudità degli indigeni, Costumi selvaggi
Riguardo: Sessualità
T. Tatranský, L’amore reciproco come principio ontologico in Maurice Nédoncelle, in L’essere come Amore, 69
A. Pelli Roma 2010
«È sempre stata la convinzione di Nédoncelle che è il mistero della Trinità che racchiude la verità sull’essere e sulla persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio. Nella Trinità – che è la comunione delle relazioni sussistenti – l’essere delle Divine Persone coincide con il loro essere-verso-l’altro, cosicché esse ad è il fondamento dell’esse in. In sintesi, l’essenza di Dio è amore»
Tags: Relazioni trinitarie, Relazionalità nella Trinità
Riguardo: Trinitaria
Tertulliano, De pudicitia, 21.9-10, 16-17
«Ed ora, poiché tu la pensi così, ti domando a che titolo tu ti arroghi questo diritto della Chiesa. Se il Signore ha detto a Pietro: Sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, ti darò le chiavi del regno dei cieli; o: tutto quello che avrai legato o sciolto sulla terra sarà legato o sciolto nei cieli, per questo presumi che il potere di sciogliere e di legare sia derivato anche a te, cioè ad ogni Chiesa che si congiunge a Pietro? Ma chi sei tu che capovolgi e falsi l’intenzione così lampante del Signore di conferirlo a Pietro personalmente: Sopra di te, egli dice, edificherò la mia Chiesa; darò a te le chiavi, non alla Chiesa. Tutto ciò che avrai sciolto o legato, non ciò che avranno sciolto o legato. (…) “Che cosa c’è dunque che si riferisca alla Chiesa, alla tua chiesa voglio dire, o psichico? Secondo la persona di Pietro questo potere apparterrà agli spirituali, all’apostolo o al profeta, giacché la Chiesa stessa è propriamente ed essenzialmente lo stesso Spirito nel quale è la Trinità di un’unica Divinità , il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Egli riunisce quella Chiesa che il Signore ha posto su tre. E quindi anche tutto il numero di quelli che partecipano di questa fede è dal Fondatore e Consacratore considerato Chiesa. E per questo appunto la Chiesa rimetterà i peccati; ma la Chiesa-Spirito, per mezzo di un uomo spirituale, non la Chiesa numero dei vescovi. Il potere sovrano infatti è del Signore, non del ministro; è di Dio stesso, non del sacerdote»
Tags: Remissione ecclesiastica dei peccati, Confessione, Remissione dei peccati
Riguardo: Patrologia
Tertulliano, La carne di Cristo, IV, 1-3
«Tu, dunque, respingi l’incarnazione, non perché sia impossibile o rischiosa per Dio, ma per altro motivo. Non può essere che il seguente: tu rifiuti e biasimi l’incarnazione come qualcosa d’indegno per Dio. Poiché fin dall’esordio ci hai notificato il tuo odio per la nascita, adesso mettiti a sproloquiare su questa sozzura che gli elementi genitali hanno messo nel ventre, su questi laidi grumi di sangue e di acqua, su questa carne che deve, per nove mesi, trarre il suo nutrimento da questo letamaio. Descrivici dunque questo ventre, ogni giorno sempre più mostruoso, tormentato e mai in riposo, neanche nel sonno, sollecitato da una parte e dall’altra dai capricci dell’appetito e del disgusto. Scatenati ora contro gli organi indecenti della donna in travaglio, che tuttavia l’onorano per i pericoli che corre e che sono naturalmente sacri. Evidentemente ti fa paura questo bambino espulso con armi e bagagli, e che tu sdegni anche dopo che è stato lavato, perché ora bisogna tenerlo nei pannolini, massaggiarlo con pomate e farlo ridere con carezze! Tu disprezzi, Marcione, questo oggetto naturale di venerazione: e tu, come sei nato? Tu odi la nascita dell’uomo: e come puoi allora amare qualcuno? Il Cristo, almeno, amò quest’uomo, questo grumo formato nel seno tra le immondizie, quest’uomo che viene al mondo attraverso gli organi della vergogna, quest’uomo nutrito in mezzo a carezze derisorie. È per lui che è disceso dal cielo, per lui che ha predicato, per lui che in tutta umiltà si è abbassato fino alla morte, e la morte di croce. Non può non aver amato chi ha redento a così caro prezzo […] Ha amato dunque, non solo l’uomo, ma anche la sua nascita, anche la sua carne, perché è impossibile amare qualcosa escludendo ciò che determina il suo essere»
Tags: Realtà dell'Incarnazione, Contro Marcione
Riguardo: Cristologia
Tertulliano, La carne di Cristo, XXVII, 11
Tertulliano è il primo ad affermare «una persona in due nature»
«Vediamo una duplice condizione inconfusa e congiunta in un’unica persona, Gesù Dio e uomo e a tal punto rimane inalterata la proprietà di ognuna delle due sostanze»
Tags: Una persona in due nature
Riguardo: Cristologia
Tertulliano, La Risurrezione della carne, VIII, 2-3
«La carne è la cerniera della salvezza… La carne è lavata perché l’anima sia purificata; la carne è unta perché l’anima sia consacrata; la carne è consegnata perché l’anima sia fortificata; la carne è ombreggiata dall’imposizione delle mani perché l’anima sia illuminata dallo Spirito; la carne è nutrita dal corpo e sangue di Cristo perché l’anima sia saziata di Dio. Non possono essere separate nella ricompensa perché il servizio le riunisce»
Tags: Carne e anima, Carne, Spirito, Anima, Corpo, Risurrezione della carne, Bontà della carne
Riguardo: Cristologia
P. Tiberghien, L'Èglise et l'éducacion sexuelle, §§1-2, p. 54 ss.
«Non ci si meraviglierà della relatività parziale dei precetti del pudore... Certi, Marcel Prévot per esempio, si immaginano d'aver attaccato il pudore, mostrando che le sue prescrizioni variano con le civiltà, le abitudini, i mezzi e le convenzioni sociali. Essi hanno semplicemente provato che il pudore è unicamente un aspetto della virtù della prudenza, che, pure essa, varia secondo le circostanze... Vi è un falso pudore, che si chiama "pudore esagerato", che, anzicché proteggere la virtù del pudore, lo ostacola rinserrando l'anima in una quantità di catene e di inutili preoccupazioni»
Tags: Virtù del pudore
Riguardo: Sessualità
J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, 338
Bompiani, Milano 2000
«Nulla infatti è malvagio sin da principio»
Tags: Tolkien, Il Signore degli Anelli, Male, Malvagità
Riguardo: Tolkien
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.1, a.9
Tags: Metafore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.1, a.9
Tags: Metafore nella Sacra Scrittura, Metafora nella Sacra Scrittura
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.102
Tags: Paradiso terrestre
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.104
Tags: Conservazione delle creature
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.118
Tags: Creazione delle anime degli uomini
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.12
Tags: Conoscibilità di Dio, Conoscere Dio
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.12, a.1
Tags: Desiderio di vedere Dio, Desiderio della visione beatifica
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.14, a.13
Tags: Prescienza divina, Conoscenza del futuro
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.14, a.13
Tags: Prescienza divina
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.17
Tags: Errore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.20
Tags: Amore in Dio
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.20
Tags: Amore di Dio
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.23
Tags: Predestinazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.23-24
Tags: Predestinazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.3, a.4
Tags: Essere sussistente di Dio, Dio come essere sussistente
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.33
Tags: Prima persona della Trinità, Padre
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.33, a.4
Tags: Innascibilità del Padre
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.35
Tags: Immagine come nome della seconda Persona della Trinità, Cristo icona del Padre
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.37
Tags: Amore come nome dello Spirito Santo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.44
Tags: Creazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.44, a.1
Tags: Partecipazione dell'essere
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.44, a.4
Tags: Fine della creazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.44-45
Tags: Origine delle creature
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.44-45
Tags: Processione delle creature da Dio
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.45
Tags: Modo della creazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.46
Tags: Tempo della creazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.46; q.61, a.2ss; q.65ss
Tags: Inizio del mondo, Genesi del mondo, Creazione del mondo, Creazione della Terra
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.60
Tags: Amore negli angeli
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.61
Tags: Creazione degli angeli
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.61
Tags: Creazione degli angeli
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.65
Tags: Creazione dei corpi
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.66-74
Tags: Giorni della creazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.68, a.2-3
Tags: Acqua nella creazione, Acqua
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.69, a.1
Tags: Acqua nella creazione, Acqua
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.79, a.12
Tags: Sinderesi
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.8
Tags: Presenza di Dio
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.90
Tags: Creazione dell'anima
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.91
Tags: Creazione del primo uomo, Creazione di Adamo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.91, a.1
Tags: Fango della creazione di Adamo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.92
Tags: Creazione della donna
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.92
Tags: Creazione della prima donna, Creazione di Eva
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.95-96
Tags: Grazia del primo uomo, Grazia di Adamo, Grazia nel Paradiso terrestre, Grazia originale
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.96, a.1
Tags: Animali nel Paradiso terrestre
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.98, a.2
Tags: Pudore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.10, a.11
Tags: Tolleranza Religiosa, Ecumenismo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.11, a.3
Tags: Tolleranza degli eretici
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.113
Tags: Remissione dei peccati mortali
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.114
Tags: Merito, Previsione dei meriti
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.26
Tags: Amore negli uomini, Amore nell'uomo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.26
Tags: Amore negli uomini, Amore nell'uomo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.27
Tags: Causa dell'amore, Cause dell'amore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.28
Tags: Effetti dell'amore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.3, a.8
Tags: Desiderio di vedere Dio, Desiderio della visione beatifica
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.31-34
Tags: Godimento, Piacere
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.34, a.1
Tags: Pudore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.35
Tags: Dolore, Tristezza
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.36
Tags: Cause del dolore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.37
Tags: Effetti del dolore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.38
Tags: Rimedi del dolore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.39
Tags: Bontà del dolore, Malizia del dolore, Bontà e malizia del dolore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.41-44
Tags: Passione del timore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.47, a.2
Tags: Disprezzo come causa dell'ira
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.47, a.4
Tags: Disprezzo come causa dell'ira
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.57, a.6
Tags: Eubulia, Retta deliberazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.96, a.6
Tags: Interpretazione della Legge
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, q.99-105
Tags: Precetti della legge mosaica
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-I, qq.31-34
Tags: Passione del piacere
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.10, a.7
Tags: Dispute con gli infedeli, Dialogo ecumenico, Dialogo interreligioso
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.11
Tags: Eresia, Eresie, Eretici, Eretico
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.112
Tags: Millanteria, Millantare, Millantatore, Millantatori, Ostentazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.125
Tags: Vizio del timore, Viltà, Timidezza
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.127
Tags: Coraggio, Audacia, Fortezza, Impavidità, Insensibilità al timore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.129, a.7
Tags: Sicurezza
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.130
Tags: Presunzione come vizio opposto alla magnanimità
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.135
Tags: Grettezza
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.154, a.2s
Tags: Fornicazione, Rapporti prematrimoniali
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.16
Tags: Precetti della fede
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.169
Tags: Modestia nel vestire, Modestia nel vestiario
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.169
Tags: Modestia nel vestire, Modestia nel vestiario
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.169
Tags: Modestia nel vestire, Modestia nel vestiario, Modestia nell'abbigliamento
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.186
Tags: Stato Religioso
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.186, a.4
Tags: Castità Religiosa
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.186, a.5
Tags: Obbedienza Religiosa
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.187, a.3
Tags: Lavoro manuale dei Religiosi
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.188, a.3
Tags: Ordini Religiosi militari
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.188, a.3
Tags: Ordini Religiosi militari
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.188, a.5
Tags: Studio nella vita Religiosa
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.188, a.8
Tags: Eremiti, Eremita, Eremitaggio
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.189, a.5
Tags: Voti Religiosi dei bambini
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.21
Tags: Presunzione come peccato contro lo Spirito Santo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.27
Tags: Amore come atto principale della carità
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.33
Tags: Correzione fraterna
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.44
Tags: Precetti della carità
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.49, a.6
Tags: Previdenza
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.51, a.1s
Tags: Eubulia, Retta deliberazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.53, a.3
Tags: Precipitazione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.62
Tags: Restituzione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.69
Tags: Ingiustizia del Reo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.8, a.7
Tags: Purezza di cuore, Castità del cuore
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.83
Tags: Orazione, Preghiera
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.83
Tags: Preghiera
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.83, a.15
Tags: Impetrazione, Preghiera, Supplica
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.83, a.9
Tags: Preghiera del Padre nostro
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.88, a.9
Tags: Voti Religiosi dei bambini
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.95, a.6
Tags: Sogni premonitori
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.97
Tags: Tentare Dio
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, qq.10-12
Tags: Incredulità
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, qq.186-189
Tags: Religiosi, Clero Religioso
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, qq.186ss
Tags: Vita Religiosa
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, qq.80-100
Tags: Virtù della Religione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.20
Tags: Sottomissione al Padre di Cristo, Obbedienza al Padre di Cristo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.21
Tags: Preghiera di Cristo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.24
Tags: Predestinazione di Cristo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.25, a.6
Tags: Reliquie
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.36, a.7
Tags: Re Magi, Stella dei magi
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.40
Tags: Modo di vivere di Cristo, Genere di vita di Cristo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.48, aa.4-5
Tags: Reincarnazione
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.53
Tags: Risurrezione di Cristo, Resurrezione di Cristo
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.55
Tags: Manifestazione della risurrezione di Cristo, Manifestazione di Cristo risorto
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.56
Tags: Causa della risurrezione, Cause della risurrezione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.58
Tags: Cristo alla destra del Padre
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.59
Tags: Potere giudiziario di Cristo, Potere di giudicare di Cristo, Cristo giudice
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.72
Tags: Confermazione, Cresima
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.73
Tags: Sacramento dell'eucarestia, Sacramento dell'eucaristia
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.74
Tags: Materia dell'eucarestia, Materia dell'eucaristia
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.74, a.6-8
Tags: Acqua nell'eucaristia, Acqua nell'eucarestia
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.75
Tags: Transustanziazione nell'eucarestia, Transustanziazione nell'eucaristia
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.76
Tags: Presenza Reale nell'eucarestia, Presenza Reale nell'eucaristia
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.77
Tags: Specie sacramentali nell'eucaristia, Specie sacramentali nell'eucarestia
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.79
Tags: Effetti dell'eucaristia, Effetti dell'eucarestia
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.82
Tags: Ministro dell'eucaristia, Ministro dell'eucarestia
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.87
Tags: Remissione dei peccati veniali
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, 17-20
Tags: Potere delle chiavi
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.1-5
Tags: Contrizione, Dolore dei peccati
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.11
Tags: Segreto di confessione, Segreto confessionale
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.15
Tags: Opere soddisfatorie
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.29
Tags: Sacramento dell'estrema unzione
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san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.30
Tags: Effetti dell'estrema unzione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.31
Tags: Ministro dell'estrema unzione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.32
Tags: Soggetto dell'estrema unzione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.33
Tags: Ripetizione dell'estrema unzione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.40, a.7
Tags: Vesti sacre, Paramenti sacri
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.49, a.6
Tags: Edonismo nel matrimonio, Piacere nel matrimonio, Piacere sessuale, Erotismo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.51
Tags: Errore come impedimento matrimoniale
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.56-57
Tags: Cognazione, Parentela spirituale
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.73
Tags: Segni precorritori del giudizio
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.73
Tags: Segni precursori del giudizio universale
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.75, a.1
Tags: Corpi dei beati, Corpi gloriosi, Risurrezione finale
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.78, a.2ss
Tags: Ceneri e risurrezione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.85
Tags: Splendore dei corpi gloriosi
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.91, a.5
Tags: Piante dopo la risurrezione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.93
Tags: Dimore dei beati, Dimora dei beati
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.96, a.1
Tags: Aurea corona, Aureola
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.96, a.12
Tags: Aureola dei vergini
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.96, a.2-4
Tags: Aureola e frutti
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.96, a.5
Tags: Aureola dei vergini
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.96, a.6
Tags: Aureola dei martiri
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.96, a.7
Tags: Aureola dei dottori
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.96, a.8
Tags: Aureola di Cristo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.96, a.9
Tags: Aureola degli angeli
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.97, a.4
Tags: Tenebre dell'inferno
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, qq.17-20
Tags: Potere delle chiavi, Penitenza, Confessione
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, qq.75-86
Tags: Risurrezione di Cristo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Sql, q.91, a.1
Tags: Animali dopo la risurrezione
Riguardo: Tomismo
A. Vanhoye, Lettera ai Galati, 107-108
Tags: Legge in san Paolo, Incarnazione, Redenzione
Riguardo: Corpo Paolino
F. Varillon, Un compendio della fede cattolica, 26-27
Bologna 2007
«L’amore non è un attributo di Dio in mezzo a tanti altri, ma tutti gli attributi di Dio sono attributi dell’amore. Senza dubbio quest’affermazione non si giustifica in tutto il suo rigore se non nella meditazione del mistero trinitario. Ma allora essa appare come l’ultimo approdo di quella pienezza dell’essere che affermano i filosofi. Dio non è amore come è giustizia, santità, luce, potenza. È l’amore che è santo, giusto onnipotente. Dio non è l’Onnipotente che ama, come se l’amore temperasse o è perlomeno orientasse la sua potenza; egli è l’Amore la cui potenza infinita conduce, sempre più in là nel suo slancio creativo, alla morte […] e il perdono, gratuita suprema»
Tags: Amore di Dio, Attributi dell'amore trinitario
Riguardo: Trinitaria
G. Zuanazzi, «Psicologia del pudore» in Studi cattolici, 264/1983, p.105
«Negli animali esiste l'istinto sessuale ma non il pudore, proprio perché questo si riferisce all'essere personale dotato di libertà»
Tags: Pudore negli animali
Riguardo: Sessualità
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