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Trovati 2 risultati per "Seconda penitenza"
Il Pastore di Erma, Precetto 4.3.1-7
Il Pastore di Erma si pronuncia in favore della "Seconda penitenza" dopo il battesimo, pur mantenendo alcune titubanze a riguardo per timore di far cadere nel lassismo i cristiani.
«Ancora, dico, Signore, tornerò a interrogare. - Parla, dice. - Udii, dico, Signore, da alcuni maestri che non c’è altra penitenza, se non quella di quando discendemmo nell’acqua e ricevemmo la remissione dei nostri peccati passati. Mi dice: - Bene udisti: così è infatti. Bisognerebbe che chi ha ricevuto la remissione dei peccati non peccasse più, ma vivesse nell’innocenza. E poiché vuoi renderti conto esatto di ogni cosa, anche questo ti manifesterò; ma non voglio dare pretesto (di peccare) a quelli che stanno per credere, o a quelli che hanno creduto adesso nel Signore. Quelli che hanno abbracciato la fede ora, o la abbracceranno in seguito, non hanno possibilità di fare penitenza dei loro peccati; essi hanno solo il perdono dei peccati anteriori. Per quelli, dunque, chiamati prima di questi giorni, dispose il Signore la penitenza. Essendo infatti il Signore conoscitore del cuore e prevedendo ogni cosa, conobbe la debolezza degli uomini e l’astuzia del diavolo, cioè che avrebbe fatto del male ai servi di Dio e avrebbe macchinato contro di essi. Essendo pertanto il Signore assai misericordioso, s’impietosì per la sua creatura e dispose questa penitenza e diede a me la potestà di questa penitenza. - Però io, dice, dico a te: dopo la grande e santa chiamata, se alcuno, tentato dal diavolo, pecca, ha una sola penitenza; se poi subito dopo pecca e fa penitenza è inutile per tal uomo, poiché difficilmente vivrà. Gli dico: - Mi sono sentito rinascere nell’udire da te tali cose tanto esattamente; ora so che, se non tornerò ai miei peccati, sarò salvo. - Sarai salvo, dice, tu e quanti facciano queste cose»
Tags: Seconda penitenza
Riguardo: Patrologia
Tertulliano, De paenitentia, 9.1-4
«Di questa penitenza seconda ed unica il procedimento è più rigoroso e la prova più laboriosa, perché non si tratti solamente di un fatto interiore della coscienza, ma si esplichi anche in qualche atto esteriore. Questa azione—con parola greca più espressiva e più usata—si chiama confessione: con essa noi confessiamo il nostro pentimento al Signore, non già per il fatto che egli lo ignori, ma perché con la nostra confessione Egli riceve una soddisfazione; dalla confessione nasce il pentimento, e il pentimento placa Dio. L’esomologèsi è quella disciplina che prescrive all’uomo di umiliarsi e di prosternarsi, imponendo un regime di vita, che attiri la compassione a cominciare dallo stesso vestito e dal vitto: essa impone che il penitente si corichi sul sacco e nella cenere, che abbassi il corpo negli stracci e abbandoni l’anima alla tristezza, che sconti con un trattamento rude i peccati commessi. L’esomologèsi conosce soltanto per cibo e per bevanda cose semplici, in conformità al bene dell’anima, non al piacere del ventre. Impone di alimentare d’ordinario le preghiere con digiuni, di gemere, di piangere, di muggire giorno e notte al Signore Dio tuo, di prosternarsi ai piedi dei sacerdoti, d’inginocchiarsi davanti agli altari di Dio [le vedove], e incarica i fratelli d’intercedere per ottenere il perdono»
Tags: Seconda penitenza
Riguardo: Patrologia
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