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Trovati 1 risultati per "Sofferenza del Figlio nella carne"
Sant'Atanasio, Contra Arianos, 3.31.1-4
«Anche anticamente si accostò a ciascuno dei santi e santificò coloro che lo accoglievano da presso, ma quando questi venivano generati non fu detto che egli era divenuto uomo, né, quando essi pativano, si disse ami che egli aveva patito. Quando, però, a compimento dei secoli, venne da Maria per eliminare il peccato (così piacque al Padre di inviare il proprio Figlio, facendolo nascere da una donna e sotto la Legge), solo allora fu detto che assumendo la carne, divenne uomo, e che in tale carne patì in nostro favore. Pietro disse: Poiché dunque Cristo ha patito per noi nella carne, perché fosse chiaro e tutti credessimo che, pur essendo da sempre Dio, pur santificando coloro ai quali si accostava e pur amministrando tutte le cose secondo il volere del Padre, solo dopo e per causa nostra il Logos divenne uomo, e, come dice l’Apostolo, la divinità abito corporalmente nella carne. Tutto ciò equivale a dire che, pur essendo Dio, ebbe un proprio corpo, e servendosene come di uno strumento, divenne uomo per causa nostra. Per questa ragione, cioè poiché egli era in quella, è detto di lui ciò che è proprio della carne, come l’aver fame, l’aver sete, il patire, il soffrire la fatica e tutto ciò che la carne può subire; d’altro canto egli fece tramite il proprio corpo quelle opere che sono proprie del Logos stesso, come il far risorgere i morti far tornare a vedere i ciechi ed il curare l’emorroissa; il Logos portò le debolezze della carne come fossero proprie (sua infatti era la carne) e la carne compiva come una lavorante sottoposta le opere della divinità, poiché in essa si era fatta la divinità: il corpo era infatti di Dio. Per questa ragione il profeta ha ben detto: Portò e non ha detto: “Egli stesso curò per noi le debolezze della carne”, per evitare che, restando esterno al corpo e curandolo soltanto, come sempre aveva fatto, lasciasse gli uomini ancora sottoposti alla morte. Egli stesso porta le debolezze della nostra carne ed egli stesso porta i nostri peccati, per mostrare che è divenuto uomo per causa nostra e che il corpo che li porta in lui stesso è suo proprio. Egli non fu affatto danneggiato dal portare i nostri peccati col proprio corpo sul legno della croce, come disse Pietro, mentre noi uomini siamo stati purificati dalle nostre sofferenze e siamo stati riempiti della giustizia del Logos»
Tags: Sofferenza del Figlio nella carne
Riguardo: Patrologia
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