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Trovati 46 risultati riguardo "Cristologia"
Antica omelia sul Sabato Santo, PG 43, 439.451.462-463
«Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
Certo, egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quegli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: “Sia con tutti il mio Signore”. E Cristo rispondendo disse ad Adamo: “E con il tuo spirito”. E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: “Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.
Io sono il tuo Dio, che per te è diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi, mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.
Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo, ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.
Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.
Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.
Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli"»
Tags: Discesa agli inferi di Cristo
Riguardo: Cristologia
Lettera sinodale agli egiziani, 1, 2
«Anzitutto venne presa in esame, alla presenza del piissimo imperatore Costantino, l'empietà e la perversità di Ario e dei suoi seguaci. All'unanimità abbiamo deciso di condannare la sua empia dottrina e le espressioni blasfeme con cui si esprimeva a proposito del Figlio di Dio: sosteneva infatti che questi veniva dal nulla e che prima della nascita non esisteva, che era capace di bene e di male, insomma che il Figlio di Dio è una creatura. Il santo concilio ha condannato tutto ciò, non volendo nemmeno ascoltare questa empia e folle dottrina, né le parole blasfeme»
Tags: Ario, Condanna dell'arianesimo
H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n°130
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, I, 38-39
«Se dunque il Figlio ebbe gloria anche prima della creazione del mondo ed era il Signore altissimo della gloria, discese dal cielo ed è da sempre adorato, non ha subito un miglioramento dopo essere disceso ma è piuttosto lui che ha migliorato ciò che necessitava di essere migliorato, e se discese per migliorarci, non fu chiamato Figlio e Dio per ricompensa, ma piuttosto egli ci rese figli del Padre, e, divenuto egli stesso uomo, divinizzò gli uomini. Non divenne Dio da uomo che era, ma da Dio che era divenne uomo per poterci divinizzare»
Tags: Finalità dell'Incarnazione del Verbo, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, I, 42
Tags: Concorporalità con Cristo, Uomo concorporale di Cristo
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, I, 43
«Di fatti, a causa del legame di parentela che abbiamo col suo corpo siamo anche noi divenuti tempio di Dio (cfr. 1Cor 3,16) e da allora siamo resi figli di Dio, tanto che in noi è già adorato il Signore, e coloro che ci vedono annunciano, come dice l’Apostolo (cfr. 1Cor 14,25), che Dio è veramente in tali persone, come Giovanni dice nel Vangelo: “Quanti lo hanno ricevuto, ha dato loro il potere di divenire figli di Dio” (Gv 1,12) e, come, sempre Giovanni, scrive nella sua lettera: “In base a questo noi sappiamo che egli rimane in noi, dal suo Spirito di cui ci ha fatto dono” (1Gv 3,24)»
Tags: Concorporalità con Cristo, Uomo concorporale di Cristo, Parentela con Cristo
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, I, 9
«Noi invece parliamo con sicurezza sulla base delle Sacre Scritture circa la fede pia e poniamo, per così dire, la luce sul lucerniere (cfr. Mt 5,15), dicendo: Il Figlio è vero per natura e autentico del Padre, proprio della sua sostanza, Sapienza unigenita, Logos vero ed unico di Dio; non è una creatura né una cosa fatta, ma generato proprio della sostanza del Padre. È vero Dio, perché è della stessa sostanza del vero Padre. Quanto alle altre sostanze alle quali ha detto: “Io ve l’ho detto: siete dei” (Sal. 82,6), esse ottengono questa grazia dal Padre solo per partecipazione al Logos tramite lo Spirito Santo. Egli infatti è impronta della sostanza del Padre (cfr. Eb 1,3), luce da luce, potenza ed immagine vera della sostanza del Padre. Il Signore afferma anche altrove lo stesso concetto: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9). Sempre era ed è e non ci fu mai un tempo in cui non esisteva. Se, infatti, il Padre è eterno, saranno eterni anche il suo Logos e la sua Sapienza»
Tags: Figlio della stessa sostanza del Padre, Incarnazione del Verbo, Verbo incarnato
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, III, 30
«Chi, dunque, si applica alla lettura della Sacra Scrittura, apprenda le parole dell’Antico Testamento, ma contempli nei Vangeli il Signore che è divenuto come un uomo: “Il Logos — dice infatti la Scrittura — carne divenne e piantò la sua tenda in noi” (Gv 1,14). Egli divenne uomo, non si avvicinò a un uomo»
Tags: Realtà dell'Incarnazione, Umanazione
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, Sull’incarnazione del Verbo, 8-9
«Il Verbo di Dio, immateriale e privo di sostanza corruttibile, si stabilì tra noi, anche se prima non ne era lontano. Nessuna regione dell’universo infatti fu mai priva di lui, perché esistendo insieme col Padre suo, riempiva ogni realtà della sua presenza.
Venne dunque per amore verso di noi e si mostrò a noi in modo sensibile. Preso da compassione per il genere umano e la nostra infermità e mosso dalla nostra miseria, non volle rimanessimo vittime della morte. Non volle che quanto era stato creato andasse perduto e che l’opera creatrice del Padre nei confronti dell’umanità fosse vanificata. Per questo prese egli stesso un corpo, e un corpo uguale al nostro, perché egli non volle semplicemente abitare un corpo o soltanto sembrare un uomo. Se infatti avesse voluto soltanto apparire uomo, avrebbe potuto scegliere un corpo migliore. Invece scelse proprio il nostro.
Egli stesso si costruì nella Vergine un tempio, cioè il corpo e, abitando in esso, ne fece un elemento per potersi rendere manifesto. Prese un corpo soggetto, come quello nostro, alla caducità e, nel suo immenso amore, lo offrì al Padre accettando la morte. Così annullò la legge della morte in tutti coloro che sarebbero morti in comunione con lui. Avvenne che la morte, colpendo lui, nel suo sforzo si esaurì completamente, perdendo ogni possibilità di nuocere agli altri. Gli uomini ricaduti nella mortalità furono resi da lui immortali e ricondotti dalla morte alla vita. Infatti in virtù del corpo che aveva assunto e della risurrezione che aveva conseguito distrusse la morte come fa il fuoco con una fogliolina secca. Egli dunque prese un corpo mortale perché questo, reso partecipe del Verbo sovrano, potesse soddisfare alla morte per tutti. Il corpo assunto, perché inabitato dal Verbo, divenne immortale e, mediante la risurrezione, rimedio di immortalità per noi. Offrì alla morte in sacrificio e vittima purissima il corpo che aveva preso e offrendo il suo corpo per gli altri liberò dalla morte i suoi simili.
Il Verbo di Dio a tutti superiore offrì e consacrò per tutti il tempio del suo corpo e versò alla morte il prezzo che le era dovuto. In tal modo l’immortale Figlio di Dio, con tutti solidale per il comune corpo di morte, con la promessa della risurrezione rese immortali tutti a titolo di giustizia. La morte ormai non ha più nessuna efficacia sugli uomini per merito del Verbo, che ha posto in essi la sua dimora mediante un corpo identico al loro»
Tags: Incarnazione del Verbo
Riguardo: Cristologia
Cirillo di Gerusalemme, Catech. 3, 1-2
«Battezzati in Cristo e rivestiti di Cristo, siete divenuti conformi al Figlio di Dio. Dio, che ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi, ci ha resi conformi al corpo glorioso di Cristo. Divenuti partecipi di Cristo, non indebitamente siete chiamati cristi, perciò di voi Dio ha detto: “Non toccate i miei cristi” (Sal 104,15).
Siete diventati cristi quando avete ricevuto la figura dello Spirito Santo. Tutto si è realizzato per voi in immagine, dato che siete immagine di Cristo. Egli, battezzato nel fiume Giordano, dopo aver comunicato alle acque i fragranti effluvi della sua divinità, uscì da esse e su di lui avvenne la discesa sustanziale dello Spirito Santo: il Simile si posò sul Simile.
Anche a voi similmente, dopo che siete emersi dalle sacre acque, è stato dato il crisma, di cui era figura quello di cui fu crismato il Cristo, cioè lo Spirito santo. Di lui anche il beato Isaia, parlando in persona del Signore, dice nella profezia che lo riguarda: “Lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha crismato; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri” (Is 61,1).
Cristo non fu unto dagli uomini con olio o profumo materiale, ma il Padre lo ha unto di Spirito Santo, prestabilendolo salvatore di tutto il mondo, come dice Pietro: “Gesù di Nazaret, che Dio unse di Spirito Santo” (At 10,38). E il profeta Davide proclama: “Il tuo trono, Dio, dura per sempre; è scettro giusto lo scettro del tuo regno. Hai amato la giustizia e hai destestato l’empietà; Dio, il tuo Dio, ti ha crismato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali” (Sal 44,7-8) […]
Egli fu crismato con spirituale olio di letizia, cioè con lo Spirito Santo, il quale è chiamato olio di letizia, perché è lui l’autore della spirituale letizia. Voi, invece, siete stati crismati con il profumo, divenendo così compagni di Cristo e participanti di lui»
Tags: Unzione di Cristo al Giordano, Battesimo di Cristo, Battesimo di Gesù
Riguardo: Cristologia
Cirillo di Gerusalemme, Catech. 5, 11
«La fede è una rappresentazione interiore che ha per oggetto Dio. È un’intima comprensione, che la mente, illuminata dalla fede, riesce ad avere nella misura consentita. La fede percorre la terra da un’estremità all’altra e, prima ancora della fine del presente ordine, vede già come in atto il giudizio e pregusta già ora il premio promesso»
Tags: Fede come visione
Riguardo: Cristologia
Cirillo di Gerusalemme, Catech. 5 sulla fede e il simbolo, 12-13
«Cerca di ritenere bene a memoria il simbolo della fede. Esso non è stato fatto secondo caprici umani, ma è il risultato di una scelta dei punti più importanti di tutta la Scrittura. Essi compongono e formano l’unica dottrina della fede. E come un granellino di senapa, pur nella sua piccolezza, contiene in germe tutti i ramoscelli, così il simbolo della fede contiene, nelle sue brevi formule, tutta la somma di dottrina che si trova nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento»
Tags: Credo, Simbolo di fede
Riguardo: Cristologia
San Giovanni Crisostomo, Omelie sul vangelo di Matteo, 50, 3
«Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra cioè nei poveri»
Tags: Cristo nei poveri
Riguardo: Cristologia
San Giovanni Crisostomo, Omelie sul vangelo di Matteo, 50, 4
«Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio con i demoni. Perciò mentre adorni l’ambiente del culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questi è un tempio vivo più prezioso di quello»
Tags: Cristo nei poveri
Riguardo: Cristologia
San Giovanni Crisostomo, Omelie sulla prima lettera ai Corinzi, 4, 3.4
«Infatti, come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, di intraprendere una simile opera? Essi forse mai erano entrati in una città o in una piazza. E allora come potevano pensare di affrontare tutta la terra? Che fossero paurosi e pusillanimi l’afferma chiaramente chi scrisse la loro vita senza dissimulare nulla e senza nascondere i loro difetti, ciò che costituisce la miglior garanzia di veridicità di quanto asserisce. Costui, dunque, racconta che quando Cristo fu arrestato dopo tanti miracoli compiuti, tutti gli apostoli fuggirono e il loro capo lo rinnegò. Come si spiega allora che tutti costoro, quando il Cristo era ancora in vita, non avevano saputo resistere a pochi Giudei, mentre poi, giacendo lui morto e sepolto e, secondo gli increduli, non risorto, e quindi non in grado di parlare, avrebbero ricevuto da lui tanto coraggio da schierarsi vittoriosamente contro il mondo intero? Non avrebbero piuttosto dovuto dire: E adesso? Non ha potuto salvare se stesso, come potrà difendere noi? Non è stato capace di proteggere se stesso, come potrà tenderci la mano da morto? In vita non è riuscito a conquistare una sola nazione, e noi, col suo nome, dovremmo conquistare il mondo? Non sarebbe da folli non solo mettersi in simile impresa, ma perfino solo pensarla? È evidente perciò che, se non lo avessero visto risuscitato e non avessero avuto una prova inconfutabile della sua potenza, non si sarebbero esposti a tanto rischio»
Tags: Pietro rinnega Cristo, Pietro rinnega Gesù, Credibilità della Risurrezione di Cristo
Riguardo: Cristologia
Papa Damaso I, Frammenti di lettere ai vescovi orientali
~374 a.D.
Tags: Incarnazione, Condanna degli apollinaristi, Condanna dell'apollinarismo
H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n°146
Riguardo: Cristologia
Papa Damaso I, Lettera ai vescovi d'Oriente
~378 a.D.
«Sappiate dunque che da molto tempo condannammo il profano Timoteo, il discepolo dell'eretico Apollinare, con la sua empia dottrina, e non crediamo affatto che quanto rimane in lui in avvenire abbia in qualche modo credito. [...] Il Cristo, infatti, il Figlio di Dio, il Signore nostro, ha accordato al genere umano mediante la sua propria passione la salvezza più piena, per liberare da ogni peccato l'intero uomo stretto dai peccati. Se qualcuno dicesse che egli ha avuto parte minore o di umanità o di divinità, presenta se stesso pieno nello spirito del diavolo, figlio della geenna. Perché dunque cercate di nuovo da me la condanna di Timoteo? Egli anche qui dal giudizio della cattedra apostolica [...] fu condannato insieme al suo maestro Apollinare.»
Tags: Condanna dell'apollinarismo
H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n°149
Riguardo: Cristologia
Papa Damaso I, Lettera Per filium meum al vescovo Paolino di Antiochia
375 a.D.
Tags: Incarnazione del Verbo divino
H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n°148
Riguardo: Cristologia
Gaudenzio di Brescia, Tratt. 2, 68, 31-32
«Il Paraclito esercita sul corpo mistico la stessa azione che esercitò sul corpo fisico di Cristo. Il Redentore, infatti, nacque per opera dello Spirito Santo e, poiché era conveniente che in lui si compisse ogni giustizia, entrate nelle acque del battesimo per consacrarle, fu pieno di Spirito Santo, disceso su di lui, in forma di colomba. Lo dichiara espressamente l’Evangelista: “Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano” (Lc 4,1)»
Tags: Corpo Mistico, Chiesa, Battesimo di Gesù, Paraclito, Azione dello Spirito Santo sulla Chiesa
Riguardo: Cristologia
San Girolamo, Prologo al commento del Profeta Isaia, 1.2
«Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: “Scrutate le Scritture” (Gv 5,39) e: “Cercate e troverete” (Mt 7,7), per non sentirmi dire come ai Giudei: “Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio” (Mt 22,29). Se, infatti, al dire dell’apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. L’ignoranza della Scritture è l’ignoranza di Cristo […].
Ma nessuno creda che io voglia esaurire in poche parole l’argomento di questo libro della Scrittura che contiene tutti i misteri del Signore. Effettivamente nel libro di Isaia troviamo che il Signore viene predetto come l’Emmanuele nato dalla Vergine, come autore di miracoli e di segni grandiosi, come morto e sepolto, risorto dagli inferi e salvatore di tutte le genti»
Tags: Cristo nei poveri
Riguardo: Cristologia
Gregorio di Nazianzo, Discorso 7 per il fratello Cesare, 23-24
«È necessario che io sia sepolto con Cristo, che risorga con Cristo, che sia coerede di Cristo, che diventi figlio di Dio, anzi che diventi come lo stesso Dio […] Dio ha assunto in pieno la nostra umanità ed è stato povero per far risorgere la carne, salvarne l’immagine primitiva e restaurare così l’uomo, perché diventiamo una cosa sola con Cristo. Egli si è comunicato interamente a noi. Tutto ciò che egli è, è diventato completamente nostro. Sotto ogni aspetto noi siamo lui. Per lui portiamo in noi l’immagine di Dio dal quale e per il quale siamo stati creati. La fisionomia e l’impronta che ci caratterizza è quella di Dio. Perciò solo lui può riconoscerci per quel che siamo. Conseguentemente passano in seconda linea le differenze e le distinzioni fisiche e sociali, che pur certamente esistono fra gli uomini. Per questo si può dire che non c’è più né maschio, né femmina, né barbaro né scita, né schiavo né libero (cfr. Col 3,11)»
Tags: Partecipazione alla Pasqua, Partecipazione alla Risurrezione di Cristo, Partecipazione alla morte di Cristo
Riguardo: Cristologia
Gregorio di Nazianzo, Epist. 101, 7, 32
«Perché ciò che non è stato assunto non è stato salvato; ma ciò che si unisce a Dio, questo rimane salvato»
Tags: Assunzione, Redenzione, Soteriologia
Riguardo: Cristologia
Gregorio di Nazianzo, Or., 29, 19
«Egli ha preso la tua rozza materialità… affinché io diventi Dio tanto quanto Egli è uomo»
Tags: Ammirevole scambio, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Gregorio di Nissa, Or. Cat., 15, 3
«L’uomo perciò venne a trovarsi per sua volontà in questa condizione disastrosa, quando, a causa del piacere, si rese schiavo del nemico della vita»
Tags: Piacere, Peccato
Riguardo: Cristologia
Gregorio di Nissa, Or. Cat., 32
«Chi s’interroga sul mistero, dirà piuttosto non che la sua morte è stata una conseguenza della sua nascita, ma che la nascita è stata assunta affinché egli potesse morire»
Tags: Legame tra nascita e morte di Cristo, Cristo è nato per morire
Riguardo: Cristologia
Ignazio di Antiochia, Ephes., VII, 2
«Uno solo è il medico, corporale e spirituale, generato e non generato, Dio fattosi carne, nella morte vita vera da Maria e da Dio, prima passibile ed ora impassibile, Gesù Cristo nostro Signore.»
Tags: Cristo medico, Incarnazione, Cristologia di sant'Ignazio di Antiochia
Riguardo: Cristologia
Ignazio di Antiochia, Ephes., VIII, 2
«Il nostro Dio, Gesù Cristo, è stato portato nel seno di Maria, secondo l’economia divina, dal seme di Davide e dallo Spirito santo»
Tags: Divinità di Gesù, Divinità di Cristo
Riguardo: Cristologia
Ignazio di Antiochia, Trall., IX, 1
«Chiudete le orecchie quando qualcuno vi parla d’altro che di Gesù Cristo, della stirpe di Davide, di Maria, che è veramente nato, che ha mangiato e bevuto, che è stato veramente perseguitato sotto Ponzio Pilato, che è stato veramente crocifisso, ed è morto agli occhi delle cose celesti, terrene e sotterranee e che è veramente risorto dai morti. Lo stesso Padre suo lo fece risorgere dai morti e farà risorgere nella stessa maniera in Gesù Cristo anche noi, che crediamo in lui, al di fuori del quale non possiamo avere la vera vita»
Tags: Docetismo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 16, 6
«Dunque c’è un solo Dio, il Padre — come abbiamo già mostrato — e un solo Cristo Gesù nostro Signore, che è venuto attraverso ogni economia e ha ricapitolato in sé tutte le cose. In questo “tutte le cose” è anche compreso l’uomo, creatura modellata da Dio; egli ha dunque ricapitolato anche l’uomo in sé, rendendo l’invisibile visibile, rendendo l’incomprensibile comprensibile, l’impassibile passibile, il Verbo uomo: “Ricapitolando in sé tutte le cose” (Ef 1,10), affinché, come il Verbo di Dio ha il primato sugli esseri sopracelesti, spirituali e invisibili (cfr. Col 1,18), abbia anche il potere sugli esseri visibili e corporali; e assumendo in sé questo primato e ponendo se stesso come testa della Chiesa (cfr. Ef 1,22), attragga tutto a sé al momento opportuno»
Tags: Ricapitolazione in Cristo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 18, 1
«Il Figlio di Dio non ha cominciato in questo momento, poiché esiste da sempre presso il Padre. Ma quando si è incarnato e si è fatto uomo, ha ricapitolato in se stesso la lunga storia degli uomini e ci ha procurato la salvezza con una scorciatoia»
Tags: Preesistenza del Verbo, Incarnazione, Ricapitolazione in Cristo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 18, 3
«È, d’altronde, ciò che indica il suo stesso nome, perché nel nome di Cristo è sottinteso colui che ha unto, colui che è stato unto e l’unzione stessa di cui è stato unto: colui che ha unto è il Padre, colui che è stato unto è il Figlio, ed è stato unto nello Spirito che è l’unzione»
Tags: Significato del nome di Cristo, L'Unto
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 19, 1
«Tale è la ragione per la quale il Verbo si è fatto uomo e il Figlio di Dio figlio dell’uomo: è perché l’uomo, mescolandosi al Verbo e ricevendo l’adozione filiale, diventi figlio di Dio. Non potevamo difatti aver parte all’incorruttibilità e all’immortalità se non fossimo uniti all’incorruttibilità e all’immortalità. Ma come avremmo potuto essere uniti all’incorruttibilità e all’immortalità, se l’incorruttibilità e l’immortalità non si fossero prima fatte quel che noi siamo, affinché ciò che era corruttibile fosse assorbito dall’incorruttibilità e ciò che era mortale dall’immortalità, affinché ricevessimo l’adozione filiale (Gal 4,5)?»
Tags: Finalità dell'Incarnazione del Verbo, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 19,3 - 20,1
«Il Figlio di Dio e nostro Signore è Verbo del Padre e Figlio dell’uomo, poiché fu generato come uomo da Maria, che apparteneva al genere umano ed era lei stessa creatura umana. Perciò fu lo stesso Signore a darci un segno nelle profondità della terra e nelle altezze del cielo, un segno che l’uomo non aveva richiesto, perché egli non aveva mai sperato che una vergine potesse diventare madre, partorendo un figlio pur restando vergine. Mai si sarebbe potuto immaginare che questo figlio fosse “Dio con noi” (cfr. Is 7,10-17) e discendesse nelle profondità della terra alla ricerca della pecora che si era smarrita, e che era poi sua creatura. Nessuno avrebbe potuto pensare che risalendo in cielo per offrire e raccomandare al Padre l’uomo che era stato ritrovato, facesse di se stesso la primizia della risurrezione dell’uomo. Infatti come il capo è risuscitato dai morti, così risorgerà anche il resto del corpo, cioè ogni uomo che si troverà a vivere dopo aver compiuto il tempo della condanna che gli era toccata per la disobbedienza […] Il corpo riceve coesione e unità grazie ai vari legami che lo alimentano e lo attivano, secondo la funzione e la posizione di ciascun membro […] Nella casa di Dio ci sono molte dimore, perché vi sono anche molte membra nel corpo […] Generoso fu dunque Dio il quale, venendo meno l’uomo, previde quella vittoria che sarebbe stata ottenuta per mezzo del Verbo. Infatti poiché la potenza trionfava nella debolezza, il Verbo mostrava la bontà e la magnifica potenza di Dio»
Tags: Finalità dell'Incarnazione del Verbo, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, III, 20, 2
«Se infatti non fosse stato un uomo a sconfiggere l’avversario dell’uomo, il nemico non sarebbe stato sconfitto giustamente; e ancora se non fosse stato Dio a concedere la salvezza, non ne avremmo avuto il sicuro possesso; e se l’uomo non fosse stato unito a Dio, non avremmo potuto partecipare dell’incorruttibilità. Infatti era necessario il mediatore di Dio e degli uomini, per portarli entrambi all’amicizia e alla concordia e per avvicinare l’uomo a Dio e far conoscere Dio agli uomini»
Tags: Incarnazione del Verbo, Umanazione, Assunzione della natura umana, Gesù mediatore
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, V, 14, 1
«Se la carne non dovesse essere salvata, il Verbo di Dio non si sarebbe fatto carne […] e il Signore non avrebbe ricapitolato tutto questo in se stesso, se non si fosse fatto anche carne e sangue conformemente all’opera modellata alle origini, salvando così in se stesso alla fine ciò che era perito all’inizio in Adamo»
Tags: Salvezza della carne, Redenzione della carne, Ricapitolazione in Cristo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, V, 14, 1
«Il nemico infatti non sarebbe stato sconfitto secondo giustizia, se il vittorioso non fosse stato un uomo nato da donna, poiché fin dall’inizio della storia il demonio ha dominato sull’uomo per mezzo di una donna, opponendosi a lui col suo potere. Per questo si proclama Figlio dell’uomo, egli che ricapitola in sé l’uomo primordiale, dal quale venne la prima donna e, attraverso questa, l’umanità. Il genere umano era sprofondato nella morte a causa dell’uomo sconfitto. Ora risaliva alla vita a causa dell’uomo vittorioso»
Tags: Soteriologia ascendente, Incarnazione, Umanazione
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, V, Prefazione
«Nostro Signore Gesù Cristo il quale, a motivo della sua immensa dilezione, si è fatto ciò che siamo per fare di noi ciò che egli è»
Tags: Finalità dell'Incarnazione del Verbo, Divinizzazione dell'uomo
Riguardo: Cristologia
Sant'Ireneo di Lione, Dimostrazione della predicazione apostolica, 39
«Se non è nato, non è neanche morto; e se non è morto, non è risuscitato dai morti»
Tags: Morte di Cristo, Nascita di Cristo
Riguardo: Cristologia
Papa Liberio I, Lettera Studens paci ai vescovi orientali
357 a.D.
«Nell'impegno per la pace e la concordia delle chiese, dopo aver ricevuto la lettera della vostra carità circa la persona di Atanasio e degli altri, indirizzata alla persona del vescovo Giulio di buona memoria, seguendo la tradizione dei predecessori, ho inviato dal mio fianco Lucio, Paolo ed Eliano, presbiteri della città di Roma, ad Alessandria presso il suddetto Atanasio, per invitarlo a venire nella città di Roma, affinché alla sua presenza fosse stabilito nei suoi confronti ciò che si è sviluppato come disciplina della chiesa. Ho mandato a lui mediante i sopraddetti presbiteri anche una lettera in cui veniva spiegato, che, se non fosse venuto, sapesse di essere escluso dalla comunione con la chiesa romana. Al ritorno dunque i presbiteri riferirono che non voleva venire. Ho seguito allora appunto la lettera della vostra carità, che ci avete inviato a riguardo del suddetto Atanasio, e sappiate mediante questa lettera, mandata al fine di mostrare unanimità con voi, che sono in pace con tutti voi e con tutti i vescovi della chiesa cattolica, mentre il suddetto Atanasio è escluso dalla comunione con me ossia con la chiesa romana e dalla comunanza di scritti e di incombenze ecclesiastiche»
Tags: Condanna di Atanasio
H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n°138
Riguardo: Cristologia
Origene, Hom. In Ez., 6.6
«In primo luogo ha sofferto, poi è disceso e si è manifestato. Che cosa è questa passione che ha sofferto per noi? La passione della carità. E il Padre stesso, Dio dell’universo, “pieno d’indulgenza, di misericordia” (cfr. Sal 102,8) e di pietà, non soffre in qualche maniera? Oppure ignori che, quando si occupa degli affari umani, sperimenta una passione umana? Perché “Dio prende su di sé i tuoi costumi, il Signore tuo Dio, come un uomo prende su di sé il suo figlio” (Dt 1,31). Dio prende perciò su di sé i nostri costumi, come il Figlio di Dio porta le nostre passioni. Il Padre stesso non è impassibile. Se lo si preghi, ha pietà, compatisce, sperimenta una passione di carità e si pone in una situazione incompatibile con la grandezza della sua natura e, per noi, sostiene le passioni umane»
Tags: Passibilità di Dio, Impassibilità di Dio, Passione di Dio, Passione della carità di Dio
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Origene, Omelia 8 sulla Genesi, 6.8.9
«Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt’e due insieme” (Gn 22,6). Isacco che reca la legna per il proprio sacrificio è figura di Cristo che portò la sua croce, e tuttavia portare la legna per l’olocausto è ufficio del sacerdote. Così egli diventa vittime e sacerdote. Ma anche l’espressione “proseguirono tutt’e due insieme” si riferisce allo stesso simbolo. Poiché mentre Abramo che si accinge a compiere il sacrificio porta fuoco e coltello, Isacco non cammina dietro di lui, ma a pari passo, perché si comprenda che egli condivide con lui il sacerdozio.
Che cosa viene ora? Disse Isacco a suo padre Abramo: Padre (cfr. Gn 22,7). Questa voce del figlio in un momento simile è la voce della tentazione. Infatti come pensi tu che quel giovinetto, in procinto di essere immolato, non abbia con la sua voce sconvolto il cuore paterno? E sebbene Abramo fosse alquanto duro per la sua fede, rispose tuttavia con voce che tradiva l’affetto paterno: “Che vuoi, figlio?”. E lui: “Ecco qui”, disse, “il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?” Abramo rispose: “Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio” (Gn 22,7-8).
Mi commuove questa risposta di Abramo, così delicata e prudente. Non so che cosa egli prevedesse nella sua mente, poiché non parla al presente ma al futuro: “Dio provvederà l’agnello”. Al figlio che chiedeva al presente dà la risposta in futuro; poiché lo stesso Signore avrebbe provveduto l’agnello nella persona di Cristo.
“Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: Abramo, Abramo. Rispose: Eccomi. L’angelo disse: Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio” (Gn 22,10-12). Confrontiamo queste parole con ciò che dice l’Apostolo riguardo a Dio: “Egli non ha risparmiato il suo proprio figlio, ma lo ha dato alla morte per noi tutti” (Rm 8,32). Puoi vedere così che Dio gareggia con gli uomini nella sua straordinaria liberalità. Abramo offrì a Dio il figlio mortale, che però non sarebbe morto allora, mentre Dio consegna alla morte per tutti noi il suo Figlio immortale. “Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio” (Gn 22,13). Abbiamo detto, in precedenza, mi pare, che Isacco prefigurava il Cristo; ma anche l’ariete sembra che in qualche modo sia figura di Cristo. Vale la pena riflettere un po’ sul modo con cui ambedue si possono riferire a Cristo: Isacco che non fu immolato e l’ariete che fu offerto in sacrificio.
Cristo è il Verbo di Dio, ma “il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,14). Cristo dunque patisce, ma nella carne; e incontra la morte, ma nella carne, della quale l’ariete era una figura, come anche Giovanni diceva: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!” (Gv 1,29). Ma il Verbo conservò la sua impassibilità che è propria dello Spirito di Cristo, di cui Isacco è la figura. Perciò egli è vittima e pontefice secondo lo spirito poiché colui che offre la vittima al Padre secondo la carne, è lui stesso offerto sull’altare della croce»
Tags: Sacrificio di Isacco, Gn 22,6, Sacrificio di Abramo, Prefigurazioni di Cristo
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Tertulliano, La carne di Cristo, IV, 1-3
«Tu, dunque, respingi l’incarnazione, non perché sia impossibile o rischiosa per Dio, ma per altro motivo. Non può essere che il seguente: tu rifiuti e biasimi l’incarnazione come qualcosa d’indegno per Dio. Poiché fin dall’esordio ci hai notificato il tuo odio per la nascita, adesso mettiti a sproloquiare su questa sozzura che gli elementi genitali hanno messo nel ventre, su questi laidi grumi di sangue e di acqua, su questa carne che deve, per nove mesi, trarre il suo nutrimento da questo letamaio. Descrivici dunque questo ventre, ogni giorno sempre più mostruoso, tormentato e mai in riposo, neanche nel sonno, sollecitato da una parte e dall’altra dai capricci dell’appetito e del disgusto. Scatenati ora contro gli organi indecenti della donna in travaglio, che tuttavia l’onorano per i pericoli che corre e che sono naturalmente sacri. Evidentemente ti fa paura questo bambino espulso con armi e bagagli, e che tu sdegni anche dopo che è stato lavato, perché ora bisogna tenerlo nei pannolini, massaggiarlo con pomate e farlo ridere con carezze! Tu disprezzi, Marcione, questo oggetto naturale di venerazione: e tu, come sei nato? Tu odi la nascita dell’uomo: e come puoi allora amare qualcuno? Il Cristo, almeno, amò quest’uomo, questo grumo formato nel seno tra le immondizie, quest’uomo che viene al mondo attraverso gli organi della vergogna, quest’uomo nutrito in mezzo a carezze derisorie. È per lui che è disceso dal cielo, per lui che ha predicato, per lui che in tutta umiltà si è abbassato fino alla morte, e la morte di croce. Non può non aver amato chi ha redento a così caro prezzo […] Ha amato dunque, non solo l’uomo, ma anche la sua nascita, anche la sua carne, perché è impossibile amare qualcosa escludendo ciò che determina il suo essere»
Tags: Realtà dell'Incarnazione, Contro Marcione
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Tertulliano, La carne di Cristo, V, 1
«Che cos’è più indegno per un Dio, di cui debba arrossire di più? È nascere o morire? Portare la carne o la croce? Farsi circoncidere o farsi inchiodare? Essere nutrito o sepolto? Essere coricato in una mangiatoia o deposto in una tomba?»
Tags: Legame tra nascita e morte di Cristo, Nascita di Cristo, Morte di Cristo
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Tertulliano, La carne di Cristo, VI, 6
«Il Cristo, inviato per morire, dovette necessariamente nascere per poter morire; infatti nulla muore che prima non sia nato. Esiste un tributo scambievole tra la nascita e la morte. La condizione mortale fu la ragione della sua nascita»
Tags: Legame tra nascita e morte di Cristo, Nascita di Cristo, Morte di Cristo
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Tertulliano, La carne di Cristo, XXVII, 11
Tertulliano è il primo ad affermare «una persona in due nature»
«Vediamo una duplice condizione inconfusa e congiunta in un’unica persona, Gesù Dio e uomo e a tal punto rimane inalterata la proprietà di ognuna delle due sostanze»
Tags: Una persona in due nature
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Tertulliano, La Risurrezione della carne, IX, 3
«Dio ama la carne che è suo prossimo a tanti titoli»
Tags: Bontà della carne
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Tertulliano, La Risurrezione della carne, VIII, 2-3
«La carne è la cerniera della salvezza… La carne è lavata perché l’anima sia purificata; la carne è unta perché l’anima sia consacrata; la carne è consegnata perché l’anima sia fortificata; la carne è ombreggiata dall’imposizione delle mani perché l’anima sia illuminata dallo Spirito; la carne è nutrita dal corpo e sangue di Cristo perché l’anima sia saziata di Dio. Non possono essere separate nella ricompensa perché il servizio le riunisce»
Tags: Carne e anima, Carne, Spirito, Anima, Corpo, Risurrezione della carne, Bontà della carne
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