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Eden

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Gaudium et Spes, 22
«Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha agito con volontà d'uomo ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato. Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con l'Apostolo: il Figlio di Dio «mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me» (Gal2,20). Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l'esempio perché seguiamo le sue orme ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato.»
Tags: Incarnazione, Umanazione, Redenzione
Gaudium et Spes, 22
«Con la sua morte egli ha distrutto la morte, con la sua risurrezione ci ha fatto dono della vita, perché anche noi, diventando figli col Figlio, possiamo pregare esclamando nello Spirito: Abba, Padre!»
Tags: Filiazione divina, Redenzione
La Testimonianza di Verità, 45-49
Nag Hammadi IX, 3
Un’esegesi gnostica positiva del serpente dell'Eden
«E scritto nella Legge per quanto concerne questo, quando Dio diede [un comandamento ] ad Adamo, ‘Da ogni [albero] voi potrete mangiare, [però] dall’albero che è in mezzo al Paradiso non mangiate, perché il giorno che voi mangerete da esso voi morirete sicuramente.’ Però il serpente era più saggio 46 di tutti gli animali che erano in Paradiso, ed egli persuase Eva, dicendo ‘Il giorno in cui voi mangerete dall’albero che è in mezzo al Paradiso, gli occhi della vostra mente saranno aperti.’ Ed Eva ubbidì e stese la mano; ella prese dall’albero; ne mangiò; ella diede anche al suo marito con sé. E subito essi seppero di essere nudi, e presero dei fogli di fico e si fasciarono. Però [Dio] venne di sera, camminando in mezzo del Paradiso. Quando Adamo lo vide, si nascose. Ed Egli disse, ‘Adamo, dove sei?’ Egli rispose [e] disse, ‘Sono venuto sotto il fico.’ E proprio in quel momento Dio seppe che lui aveva mangiato dall’albero del quale Dio gli aveva comandato, ‘Non mangiare di esso.’ Ed egli gli disse, ‘Chi è 47 che gli ha istruito?’ Ed Adamo rispose, ‘La donna che tu mi ha dato.’ E la donna disse, ‘Il serpente è colui che mi ha istruito.’ Ed egli maledisse il serpente, e lo chiamò ‘diavolo’. Ed egli disse, ‘Ecco, Adamo è diventato come uno di noi, conoscendo il male ed il bene.’ Poi disse, ‘Scacciamolo via dal Paradiso per paura che lui prenda dall’albero della vita e mangi e viva per sempre.’ Però che tipo è questo Dio? Prima invidiò Adamo che egli mangiasse dall’albero della conoscenza. E poi egli disse, ‘Adamo, dove sei?’ E Dio non ha prescienza, cioè, perché non sapeva questo dal principio. [E] dopo egli disse, ‘Scacciamolo via dal Paradiso per paura che lui mangiasse dell’albero della vita e vivesse per sempre.’ Senza dubbio egli si manifestò particolarmente invidioso. E 48 che tipo di Dio è questo? Perché grande è la cecità di coloro che lessero, e non ne ebbero conoscenza. Ed egli disse, ‘Io sono il Dio geloso; imporrò i peccati dei padri sui figli fino alla terza [ed] alla quarta generazione.’ Ed egli disse, ‘Indurirò il loro cuore, e farò che la loro mente diventi cieca affinché né sappiano né capiscano le cose dette.’ Però queste cose egli dice a coloro che credono in lui e lo servono! E [in un] luogo Mosè scrive, ‘[Egli] fece del diavolo un serpente per [coloro] che egli ha nella sua generazione.’ In un altro libro, che è chiamato ‘Esodo’, è scritto dunque (cf. 7: 8-12): ‘Egli combatté contro [maghi], quando il luogo era pieno [di serpenti] secondo la loro [iniquità; e il bastone] che era nella mano di Mosè diventò un serpente (e) inghiottì i serpenti dei maghi.’ Ancora è scritto (Numeri 21:9), ‘Egli fece un serpente di rame (e) lo mise sopra l’asta 49 […] che […] in maniera tale che [chiunque avesse a guardare questo serpente] di rame, nessuno [avrebbe potuto distruggerlo], e chiunque che [crederà in] questo serpente di rame [verrà salvato]. Perché questo è Cristo; [coloro che] credono in lui [avranno ricevuto la vita]. Coloro che non credono [moriranno]»
Tags: Gnosticismo, Eden, Peccato originale, Serpente
Riguardo: Patrologia
Scott Normand Brodeur, Il cuore di Paolo è il cuore di Cristo, Studio introduttivo esegetico-teologico delle lettere paoline, 201-204
Gregorian&Biblical Press, Roma 2014
Tags: Redenzione in san Paolo, Lettera ai Galati
Riguardo: Corpo Paolino
Efrem il diacono, Discorso sul Signore , 3-4, 9
«La morte lo ha ucciso nel corpo, che egli aveva assunto. Ma con le stesse armi egli trionfò sulla morte. La divinità si nascose sotto l’umanità e si avvicinò alla morte, la quale uccise e a sua volta fu uccisa. La morte uccise la vita naturale, ma venne uccisa dalla vita soprannaturale. Siccome la morte non poteva inghiottire il Verbo senza il corpo, né gli inferi accoglierlo senza la carne, egli nacque dalla Vergine, per poter scendere mediante il corpo al regno dei morti. Ma una volta giunto colà col corpo che aveva assunto, distrusse e disperse tutte le ricchezze e tutti i tesori infernali.
Cristo venne da Eva, genitrice di tutti i viventi. Ella è la vigna, la cui siepe fu aperta proprio dalla morte per le mani di quella stessa Eva che doveva, per questo, gustare i frutti della morte.
Eva, madre di tutti i viventi, divenne anche causa di morte per tutti i viventi.
Fiorì poi Maria, nuova vite rispetto all’antica Eva, ed in lei prese dimora la nuova vita, Cristo. Avvenne allora che la morte si avvicinasse a lui per divorarlo con la sua abituale sicurezza e ineluttabilità. Non si accorse, però, che nel frutto mortale, che mangiava, era nascosta la Vita. Fu questa che causò la fine della inconsapevole e incauta divoratrice. La morte lo inghiottì senza alcun timore ed egli liberò la vita e con essa la moltitudine degli uomini»
Tags: Incarnazione, Discesa agli inferi, Eva, Peccato originale, Morte, Maria, Nuova Eva, Redenzione
Riguardo: Patrologia
J.A. Fitzmyer, Teologia Paolina, NJBC, 1400
Tags: Redenzione
Gregorio di Nazianzo, Epist. 101, 7, 32
«Perché ciò che non è stato assunto non è stato salvato; ma ciò che si unisce a Dio, questo rimane salvato»
Tags: Assunzione, Redenzione, Soteriologia
Riguardo: Cristologia
Gregorio di Nazianzo, Epistola a Cledonio, 101.30,32
«Se uno pretende che la sua carne sia discesa dal cielo, che non sia di quaggiù, non di noi ma superiore a noi, sia anatema. [...] Se uno confida in lui come in un uomo che fosse sprovvisto di spirito umano, è in verità sfornito egli stesso di spirito e del tutto indegno di salvezza, giacché ciò che [il Cristo] non ha assunto, non ha eppure guarito, ma ciò che ha unito alla sua divinità è pure salvato»
Tags: Soteriologia, Cristo salvatore, Cristo redentore
Riguardo: Patrologia
san Gregorio di Nissa, Grande Discorso Catechetico, 24.4
«Come si è detto sopra, infatti, la potenza nemica non poteva, per sua natura, accostarsi alla purissima presenza di Dio e sostenerne l’apparizione senza servirsi di schermo alcuno: orbene la divinità, affinché potesse facilmente essere afferrata da colui che domandava qualcosa che ci sostituisse, si nascose con il velo della nostra natura, perché, come fanno i pesci voraci, l’amo della natura divina fosse afferrato via insieme con l’esca della carne. In questo modo la vita fu introdotta nella morte e la luce apparve alle tenebre e con il presentarsi della luce e della vita fu eliminato il loro contrario. Le tenebre, infatti, per loro natura, non possono continuare ad esserci, quando è presente la luce, né può esistere la morte quando è in piena attività la vita.»
Tags: Incarnazione, Natura umana, Redenzione
Riguardo: Patrologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus Haerses, V, 14, 1
«Se la carne non dovesse essere salvata, il Verbo di Dio non si sarebbe fatto carne […] e il Signore non avrebbe ricapitolato tutto questo in se stesso, se non si fosse fatto anche carne e sangue conformemente all’opera modellata alle origini, salvando così in se stesso alla fine ciò che era perito all’inizio in Adamo»
Tags: Salvezza della carne, Redenzione della carne, Ricapitolazione in Cristo
Riguardo: Cristologia
L. Morris, Redenzione, 1286
Cinisiello Balsamo 1999
Tags: Redenzione
san Paolo di Tarso, Lettera ai Galati, 3, 13
Tags: Redenzione, Riscatto
Riguardo: Corpo Paolino
Pontificia Commissione biblica, Cos'è l'uomo
«Il testo inizia con una sorpresa, perché introduce un animale specifico, non nominato prima, il "'serpente"' (n????), che ha un ruolo decisivo nel racconto (vv. 1.2.4.13.14). Il narratore dice che "'era il più astuto fra gli animali della campagna creati da Dio"' (v. 1), e questa indicazione iniziale suggerisce di interpretare tutta la vicenda come un confronto sapienziale, tra l'"'astuzia"' ? che esprime una qualità apprezzabile, con un risvolto però di sotterfugio e inganno ?, e l'"'intelligenza"' o "'sapienza"', qui non verbalizzata, proprio perché, pur essendo una dotazione dell'essere umano (Pr 2,2-3; 3,13; 4,1.5.7; Sir 14,20-21; 17,4-5) ? quale capacità di riflettere, discernere e scegliere il bene ? essa è purtroppo assente, con conseguenze drammatiche.
Il narratore, in realtà, fa notare, con un gioco di parole suggestivo, che da un lato vi è un "'personaggio"' "'astuto"' (??rûm) (v. 1) e di fronte a lui due esseri "'nudi"' (??rûmmîm) (Gen 2,25). Se la nudità senza vergogna (Gen 2,25) poteva essere interpretata come innocenza e persino come intimità d'amore tra uomo e donna, qui essa suggerisce una vulnerabilità non fisica, ma intellettuale e morale, una debolezza che diventerà palese agli occhi stessi degli umani dopo il peccato (v. 7)»
Tags: Serpente, Nahas, Eden
Riguardo: Sacra Scrittura
Pontificia Commissione biblica, Cos'è l'uomo, 274
«Alla totalità dell'offerta è tuttavia posto un limite; Dio chiede all'uomo di astenersi dal mangiare il frutto di un solo albero, situato accanto all'albero della vita (Gen 2,9), ma da esso ben distinto. Il divieto è sempre una limitazione posta alla voglia di avere tutto, a quella bramosia (un tempo chiamata concupiscenza) che l'uomo sente come una innata pulsione di pienezza. L'acconsentire a una tale bramosia equivale a far sparire idealmente la realtà del donatore; elimina dunque Dio, ma, al tempo stesso, determina pure la fine dell'uomo, che vive perché è dono di Dio. Solo rispettando il comando, che costituisce una sorta di barriera al dispiegarsi univoco della volontà propria, l'uomo riconosce il Creatore, la cui realtà è invisibile, ma la cui presenza è segnalata in particolare dall'albero proibito. Proibito non per gelosia, ma per amore, per salvare l'uomo dalla follia di onnipotenza»
Tags: Albero della vita, Eden, Paradiso terrestre, Bramosia
Pontificia Commissione biblica, Cos'è l'uomo, 324
«Il Creatore però vede che l'essere umano, prendendo il frutto proibito, si è fatto come Dio. Ciò determina dunque la decisione divina di "'scacciare"' l'uomo così che non abbia più accesso all'albero della vita; i cherubini alla porta sono posti a "'custodire"' la via sbarrata all'uomo. Coerentemente con il nostro procedere interpretativo, anche quest'ultima decisione del Creatore va vista come provvidenziale, in quanto farà capire alla creatura che non deve "'stendere la mano"' per carpire il frutto desiderato, che può essere vitale solo se è donato. La qualità di vita dell'essere umano sarà quindi rettamente perseguita quando egli non cercherà di forzare i limiti imposti da Dio, ma si disporrà ad attendere che le porte del giardino si riaprano, così da ricevere, per grazia, quanto ha voluto prendere per stolta e orgogliosa cupidigia»
Tags: Peccato originale, Albero della vita, Eden
Riguardo: Sacra Scrittura
Paul Ricoeur, Come pensa la Bibbia, 60, n.1
«Il ruolo [del serpente] e? appunto tale da non poter essere interamente demitologizzato; c'e? bisogno, per cosi? dire, di un residuo mitico per esprimere il carattere insondabile della potenza che perverte il linguaggio e il desiderio, conducendo cosi? al male»
Tags: Serpente, Nahas, Eden
Riguardo: Sacra Scrittura
A.A. Ruprecht, Schiavo, schiavitù, 1416
Cinisiello Balsamo 1999
Tags: Redenzione, Schiavitù
A. Vanhoye, Lettera ai Galati, 107-108
Tags: Legge in san Paolo, Incarnazione, Redenzione
Riguardo: Corpo Paolino
André Wenin, Da Adamo, 69
«Il serpente riporta solo la parte negativa dell'ordine di Adonai Elohim, quella che pone il limite ("'non mangerete"'). Non fa quindi nessuna allusione al dono iniziale di "'ogni albero del giardino"'. In questo modo, nella sua bocca, l'albero proibito occupa tutto il posto e diventa esattamente l'albero che nasconde la foresta di tutti quelli che sono stati donati. [?] Senza il dono, infatti, la parola divina è solo una legge che proibisce di mangiare e di godere ? cioè, di vivere»
Tags: Serpente, Eden, Comando, Legge, Albero della conoscenza del bene e del male
Riguardo: Sacra Scrittura
André Wenin, Da Adamo, 71
«Per lei [Eva], dunque, è proprio l'albero del conoscer bene e male a trovarsi "'in mezzo al giardino"', cioè l'oggetto del divieto divino. Ora, in 2,9, l'albero che Adonai Elohim pianta in quel posto è l'albero della vita. Cosa rivela questa inversione di posti? Probabilmente che, agli occhi della donna, al centro del giardino non c'è la vita ma il divieto»
Tags: Serpente, Eden, Comando, Legge, Albero della conoscenza del bene e del male, Peccato originale
Riguardo: Sacra Scrittura
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