Home | Chi siamo | Newsletter | Contattaci | Login
Biblioteca Questions Prega Collabora
Biblioteca

Cerca

Trovati 13 risultati per "

Figli

"

Sant'Atanasio, Contra Arianos, 3.30.1-5
«Chi, dunque, si applica alla lettura della Sacra Scrittura, apprenda le parole dall’Antico Testamento, ma contempli nei Vangeli il Signore che è divenuto come un uomo: Il Logos – dice infatti la Scrittura – si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Egli divenne uomo, ma non sia avvicinò ad un uomo: lo si deve tenere presente per evitare che gli empi, cadendo in questo errore, ingannino delle persone e che queste credano che, come nei tempi precedenti il Logos discese su ciascuno dei santi, così anche adesso il Logos sia disceso in un uomo a santificarlo e che si sia manifestato come nei casi precedenti. Se le cose stessero così, ed egli si fosse soltanto manifestato in un uomo, non ci sarebbe nulla di cui stupirsi, né coloro che vedevano ciò si sarebbero meravigliati dicendo: “Da dove viene costui?” e: “Perché tu che sei un uomo, ti fai Dio?” Essi sarebbero stati abituati a simili fenomeni, sentendo che il Logos del Signore si era accostato a ciascuno dei profeti. Ora però, poiché il Logos di Dio, tramite il quale tutte le cose furono fatte, sopportò di divenire anche Figlio dell’uomo e si umiliò assumendo la forma di servo, per questo per i giudei è scandalo la croce di Cristo, mentre per noi Cristo è potenza di Dio e Sapienza di Dio. Il Logos – come disse Giovanni – si fece carne: la Scrittura ha, infatti, l’abitudine di indicare l’uomo col nome di “carne”, come dice per bocca del profeta Gioele: Effonderò del mio Spirito su ogni carne, e come Daniele disse ad Astiage: Io non adoro degli idoli fatti dalle mani degli uomini, ma il Dio vivente, che ha creato il cielo e la terra, ed ha potere su ogni carne, sia egli che Gioele identificano la carne con la razza umana»
Tags: Incarnazione del Verbo, Logos fatto uomo, Incarnazione del Logos, Incarnazione del Figlio
Riguardo: Patrologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, 3.31.1-4
«Anche anticamente si accostò a ciascuno dei santi e santificò coloro che lo accoglievano da presso, ma quando questi venivano generati non fu detto che egli era divenuto uomo, né, quando essi pativano, si disse ami che egli aveva patito. Quando, però, a compimento dei secoli, venne da Maria per eliminare il peccato (così piacque al Padre di inviare il proprio Figlio, facendolo nascere da una donna e sotto la Legge), solo allora fu detto che assumendo la carne, divenne uomo, e che in tale carne patì in nostro favore. Pietro disse: Poiché dunque Cristo ha patito per noi nella carne, perché fosse chiaro e tutti credessimo che, pur essendo da sempre Dio, pur santificando coloro ai quali si accostava e pur amministrando tutte le cose secondo il volere del Padre, solo dopo e per causa nostra il Logos divenne uomo, e, come dice l’Apostolo, la divinità abito corporalmente nella carne. Tutto ciò equivale a dire che, pur essendo Dio, ebbe un proprio corpo, e servendosene come di uno strumento, divenne uomo per causa nostra. Per questa ragione, cioè poiché egli era in quella, è detto di lui ciò che è proprio della carne, come l’aver fame, l’aver sete, il patire, il soffrire la fatica e tutto ciò che la carne può subire; d’altro canto egli fece tramite il proprio corpo quelle opere che sono proprie del Logos stesso, come il far risorgere i morti far tornare a vedere i ciechi ed il curare l’emorroissa; il Logos portò le debolezze della carne come fossero proprie (sua infatti era la carne) e la carne compiva come una lavorante sottoposta le opere della divinità, poiché in essa si era fatta la divinità: il corpo era infatti di Dio. Per questa ragione il profeta ha ben detto: Portò e non ha detto: “Egli stesso curò per noi le debolezze della carne”, per evitare che, restando esterno al corpo e curandolo soltanto, come sempre aveva fatto, lasciasse gli uomini ancora sottoposti alla morte. Egli stesso porta le debolezze della nostra carne ed egli stesso porta i nostri peccati, per mostrare che è divenuto uomo per causa nostra e che il corpo che li porta in lui stesso è suo proprio. Egli non fu affatto danneggiato dal portare i nostri peccati col proprio corpo sul legno della croce, come disse Pietro, mentre noi uomini siamo stati purificati dalle nostre sofferenze e siamo stati riempiti della giustizia del Logos»
Tags: Sofferenza del Figlio nella carne
Riguardo: Patrologia
Sant'Atanasio, Contra Arianos, I, 9
«Noi invece parliamo con sicurezza sulla base delle Sacre Scritture circa la fede pia e poniamo, per così dire, la luce sul lucerniere (cfr. Mt 5,15), dicendo: Il Figlio è vero per natura e autentico del Padre, proprio della sua sostanza, Sapienza unigenita, Logos vero ed unico di Dio; non è una creatura né una cosa fatta, ma generato proprio della sostanza del Padre. È vero Dio, perché è della stessa sostanza del vero Padre. Quanto alle altre sostanze alle quali ha detto: “Io ve l’ho detto: siete dei” (Sal. 82,6), esse ottengono questa grazia dal Padre solo per partecipazione al Logos tramite lo Spirito Santo. Egli infatti è impronta della sostanza del Padre (cfr. Eb 1,3), luce da luce, potenza ed immagine vera della sostanza del Padre. Il Signore afferma anche altrove lo stesso concetto: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9). Sempre era ed è e non ci fu mai un tempo in cui non esisteva. Se, infatti, il Padre è eterno, saranno eterni anche il suo Logos e la sua Sapienza»
Tags: Figlio della stessa sostanza del Padre, Incarnazione del Verbo, Verbo incarnato
Riguardo: Cristologia
Sant'Atanasio, De Incarnatione, 20.1
«Dunque, sopra abbiamo esposto in parte, per quanto era possibile e nella misura in cui la potevamo comprendere, la causa della sua manifestazione corporea: abbiamo cioè spiegato che nessun altro poteva trasformare il corruttibile nella incorruttibilità all’infuori del Salvatore stesso, che all’inizio ha creato tutte le cose dal nulla; che nessun altro tranne l’immagine del Padre poteva restaurare negli uomini la conformità all’immagine; che nessun altro poteva risuscitare ciò che è mortale così da renderlo immortale, tranne il nostro Signore Gesù Cristo che è la Vita-in-sé; che nessun altro può insegnarci chi è il Padre ed annientare il culto degli idoli, tranne il Verbo che ordina l’universo ed è il solo vero ed unigenito figlio del Padre»
Tags: Umanazione, Incarnazione, Verbo fatto carne, Figlio incarnato
Riguardo: Patrologia
Scott Normand Brodeur, Il cuore di Paolo è il cuore di Cristo, Studio introduttivo esegetico-teologico delle lettere paoline, 204-220
Gregorian&Biblical Press, Roma 2014
Tags: Filiazione in san Paolo, Lettera ai Galati, Adozione a Figli in san Paolo
Riguardo: Corpo Paolino
Gregorio di Narek, Le Livre des Prières, 47ème prière, SC 78, 257-259
«Ton veau gras, le veau gras céleste, qui est ton Fils unique, béni véritablement à cause de son Amour pour les hommes offre-le en ma faveur, moi qui ai besoin de tes bienfaits: bien que toujours offer en sacrifice, il demeure cependant sans diminution dans la plénitude; il est immolé sans cesse sur les innombrables autels de sacrifices, sans s’épuiser»
Tags: Vitello grasso come Figlio di Dio
Riguardo: Patrologia
Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3.19.1
«Infatti, questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell'uomo: perché l'uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio»
Tags: Incarnazione, Filiazione divina, Adozione a Figli
Riguardo: Patrologia
J. O’Donnell, Il Mistero della Trinità, 67
Roma 1989
«Dall’eternità e per l’eternità il Padre ha donato se stesso al Figlio, ha rischiato il suo essere nel Figlio, e dall’eternità il Figlio è stato un sì al Padre, nel completo ed obbediente abbandono a lui così il rischiare se stesso del Padre verso il Figlio crea uno spazio per il Figlio. Il Padre separa se stesso da se stesso, affinché possa esistere il Figlio. Questa separazione è però collegata nell’eternità dallo Spirito Santo. […] è il compiersi nella storia del dramma originario che si svolge tra il Padre e il Figlio, i quali dall’eternità rischiano il loro essere l’uno verso l’altro e così sono distinti ma ancora una cosa sola nello Spirito Santo che è il loro vincolo di comunione»
Tags: Donazione del Padre al Figlio, Vincolo di comunione dello Spirito Santo
Riguardo: Trinitaria
Jean-Pierre Sonnet, «Generare, perché? Una prospettiva biblica» in Anthropotes, 36 (2020) 140
«La Bibbia ha preso la via della nascita come poche altre tradizioni religiose: quando il Dio biblico intende creare del nuovo nella storia, un nuovo che rispecchi la propria novità, fa nascere un bambino»
Tags: Nascita, Natalità, Figli
Riguardo: Famiglia
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.34
Tags: Seconda persona della Trinità, Figlio
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.101
Tags: Doveri dei Figli
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q.23
Tags: Adozione di Cristo, Cristo Figlio adottivo
Riguardo: Tomismo
san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, Spl, q.68
Tags: Figli illegittimi
Riguardo: Tomismo
Ricerca avanzata
Filtra i risultati


Tematiche